Reddito di Cittadinanza: Primo passo verso l’inclusione e il Reddito di Base

30.01.2019 - Natale Salvo

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Reddito di Cittadinanza: Primo passo verso l’inclusione e il Reddito di Base

Infine, il testo del Decreto Legge sulla istituzione del “reddito di cittadinanza” e della pensione anticipata alla cosiddetta “quota 100” è ufficiale. La Gazzetta Ufficiale n. 23 del 28 gennaio, infatti, finalmente pubblica il testo del DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4 (clicca qui per scaricarlo).

Reddito di Cittadinanza: Ecco i benefici più evidenti

Quello sul “reddito di cittadinanza” è un provvedimento che è da valutare positivamente per diversi ordini di motivi.

Si stanzia un importo consistente, se paragonato a quelli del recente passato, a favore dell’assistenza alla povertà e dell’inclusione sociale: 6,3 miliardi di euro per il 2019, 7,7 miliardi circa per gli anni successivi.

Si riconosce l’importanza strategica dei “Centri per l’impiego” al fine di una “efficace gestione delle politiche attive”.

Con le decontribuzioni a favore delle assunzioni dei percettori del “reddito di cittadinanza” e il contemporaneo pensionamento anticipato di migliaia di dipendenti (finanziato con altri 4,7 miliardi di euro per il 2019 e circa 9 miliardi per ognuno dei tre anni successivi) si attiva una politica straordinaria per “incentivare l’assunzione di lavoratori giovani” in un Paese ad alto indice di disoccupazione giovanile.

Con il comma 15 dell’art. 3 del provvedimento, “il beneficio è ordinariamente fruito entro il mese successivo a quello di erogazione” con positive conseguenze nel settore commerciale e sul Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Italia.

Passi successivi al Reddito di Cittadinanza

Chiaramente entrambi i provvedimenti centrali in questo Decreto, al fine di mantenere un equilibrio di bilancio, rappresentano delle misure sperimentali. Probabilmente già in sede di conversione in legge, entro i prossimi 60 giorni, saranno già adottati dei correttivi.

Tuttavia ci troviamo di fronte a una palese inversione delle politiche dei precedenti governi liberisti che, ricordiamo, si sono contraddistinte per l’abolizione della pensione di anzianità a 40 anni, il rinvio del diritto alla pensione a 67 anni, la precarizzazione del lavoro.

L’accettazione universale, da parte del mondo della politica, del “reddito di cittadinanza” non potrà che rappresentare un fondamentale passo per una futura implementazione del “reddito di base universale”.

Anche l’associazione BIC che tratta in Italia del “reddito di base” ha espresso, a proposito, il proprio apprezzamento.

Una successiva auspicabile riforma fiscale che sposti parte del carico erariale sui grandi patrimoni (riforma imposta di successione) potrebbe essere il passo successivo, assieme all’individuazione di un “salario orario minimo” (almeno di 9 euro lorde), di un “salario mensile minimo nazionale” (per adeguarsi ai 22 Paesi europei che già l’hanno; e che sia almeno di 780 euro mensili) e alla generalizzata “riduzione dell’orario di lavoro” a non più di 30 ore settimanali (qui coinvolgendo anche l’Europa atteso che esistono Paesi, quali Cipro, Malta, Ungheria, Romania dove attualmente si lavora circa 200 ore annue più che in Italia).

Alcuni punti poco conosciuti del Reddito di Cittadinanza

Da un primo veloce esame del provvedimento, si evidenziano altri positivi fattori sinora sottaciuti.

Dal tenore dell’art. 4, comma 1 (“L’erogazione del beneficio e’ condizionata […] all’adesione ad un percorso personalizzato […] di riqualificazione professionale, di completamento degli studi”) si apprende che il governo punta anche “a favorire il diritto […] all’istruzione, alla formazione”.

Dal comma 3 dello stesso art. 4 (“i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di soggetti minori di tre anni di età ovvero di componenti il nucleo familiare con disabilità grave o non autosufficienza”) si rileva il riconoscimento del “lavoro” di cura e assistenza.

Indubbiamente appaiono negativi i progetti di “deportazione” dei beneficiari maggiorenni per essere obbligati a lavorare anche a distanze superiori a 100 chilometri da luogo di residenza. Le eccessive condizioni rispetto al diritto al beneficio come quelle inerenti i limiti del “valore del patrimonio mobiliare” (con 6.000 euro non ci si paga neanche un funerale!) che appare in contrasto con l’art. 47 della Costituzione italiana (“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio”).

Tuttavia nascono da un comprensibile compromesso tra diverse aree culturali componenti il governo che, in futuro, dopo una prima fase di rodaggio delle legge, si auspica possa evolvere in maniera più ampia e positiva.

Categorie: Diritti Umani, Economia, Europa, Politica
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