Scozia: la Prima Ministra Sturgeon sostiene il reddito di base

06.12.2018 - Sandro Gobetti

Scozia: la Prima Ministra Sturgeon sostiene il reddito di base

Il “reddito di base incondizionato è una proposta ed un’idea che vale la pena introdurre”, cosi scrive Nicola Sturgeon, la presidente della Scozia. Sono molte le persone in Scozia che sono cadute in povertà malgrado il sistema di sicurezza sociale e di sostegno all’occupazione del governo britannico negli ultimi anni.  Inoltre, le misure oggi vigenti “non rispondono più alla protezione economica contro la povertà come una volta. La povertà lavorativa è ora al massimo storico e la maggior parte degli adulti e dei bambini in povertà relativa vive in famiglie in cui qualcuno ha già un lavoro retribuito. Questo è uno dei motivi “per cui stiamo utilizzando i nuovi poteri decentrati in materia di sicurezza sociale, per intraprendere azioni decisive e cambiare le cose in meglio. Vogliamo offrire un sistema di sicurezza sociale che tenga conto della dignità  ed il rispetto delle persone come elementi centrali” dice ancora la premier Sturgeon. “Per questo la Scozia ha iniziato un percorso per testare idee innovative. È in momenti come questo, quando abbiamo l’opportunità di decidere le migliori politiche per servire il popolo scozzese, che è importante discutere e testare idee innovative. Le nuove idee non dovrebbero essere scartate a priori, ma dovrebbero essere esaminate attentamente per valutare rischi e benefici, costi e risparmi e, nel caso, introdurre modifiche al sistema di welfare, se miglioreranno il benessere delle persone”.  Sempre secondo la presidente scozzese: “un tale approccio, radicale, alla sicurezza sociale che ha attirato l’attenzione di recente è l’idea di fornire un reddito di base. Sono molto interessata a questa proposta ma sono anche scettica su alcune affermazioni rispetto al suo impatto, ma proprio per questo credo sia giusto testare i modello e verificare correttamente quale modello di reddito di base sia possibile introdurre nel nostro paese”

Il governo scozzese ha dimostra una certa mentalità aperta nei confronti di questa proposta ed infatti al momento ha avviato una serie di studi sui diversi modelli in campo. Inoltre sta studiando anche le diverse sperimentazioni che sono in corso in altri paesi nel mondo. Questi studi saranno necessari proprio per comprendere meglio il modello e la forma che potrebbe funzionare in Scozia e che ricadute potrebbe avere. Il reddito di base è un modello semplice afferma anche Sturgeon: “è un pagamento monetario di tipo universale, incondizionato, erogato a tutti i cittadini. È pagato indipendentemente dai contributi previdenziali nazionali, dal reddito, dalla ricchezza o dallo stato civile. Tuttavia, la sua introduzione è estremamente complessa ed è stata sperimentata solo in un piccolo numero di paesi”. Uno dei progetti pilota più avanzati degli ultimi anni è quello in corso in Finlandia che si concluderà alla fine del 2018. “I loro risultati, che saranno resi pubblici solo all’inizio del 2020, aiuteranno a costruire la base necessaria per altre sperimentazioni, cosi anche con lo studio di altri progetti pilota internazionali come quelli realizzato in Ontario. Alcuni di questi progetti variano nel loro approccio, alcuni forniscono un reddito di base solo ai disoccupati, altri supportano una più ampia platea di cittadini per testare cosi anche la versione più universalistica e comprendere dunque quale è l’impatto che si produce.”

Di solito si presume che un reddito di base possa sostituire tutti gli altri strumenti di sicurezza sociale. “Ciò si riflette anche in una delle più profonde preoccupazioni intorno alla proposta: l’impatto cioè che molti temono che questo possa ricadere sulle persone che affrontano ulteriori costi nella loro vita quotidiana”. Occorre trovare un equilibrio secondo la Sturgeon “ed è una questione sulla quale la Scozia deve riflettere molto attentamente. Forniamo già molti benefici e sostegni in Scozia, come pasti scolastici gratuiti, cure personali, prescrizioni sanitarie, lezioni universitarie etc.  Tuttavia, come beneficio universale, un reddito di base rimuove lo stigma di “ricevere la carità” e  sicuramente elimina tutte le questioni relative alla valutazione delle persone, alla condizionalità al lavoro, che sono spesso mal gestite.” I sostenitori del reddito di base infatti suggeriscono questo possa essere un maggiore incentivo per coloro che sono senza lavoro o sono in cerca di occupazione “in quanto non rischiano di perdere nessuno dei loro attuali benefici e non sono più vincolati da condizioni apparentemente arbitrarie. Dicono che potrebbe anche incoraggiare le persone ad essere più intraprendenti in quanto avrebbero già un reddito di base per vivere. Il reddito di base sarà essenziale anche nel futuro mercato del lavoro, che è sempre più influenzato dall’automazione tecnologica. Non a caso oggi vi sono diverse sperimentazioni finanziate anche dalle grandi aziende della Silicon Valley che vedono la perdita di posti di lavoro e la conseguente perdita di reddito come una perdita di consumatori” sostiene ancora la Sturgeon.

Al momento sono stai avviati degli studi per introdurre sperimentalmente il reddito di base ed in particolare il governo scozzese sta supportando la proposta affinchè quattro contee – Fife, North Ayrshire, City of Glasgow e City of Edinburgh – hanno espresso il desiderio di partecipare al programma sperimentale del reddito di base. “Per dare avvio a questo processo, il governo scozzese ha stanziato già 250.000 sterline per due anni si studio e sviluppare la pianificazione ed i modelli individuati. Questi programmi pilota contribuiranno a comprendere meglio la nostra idea sul futuro del reddito di base in Scozia e personalmente non vedo l’ora di vedere i risultati” dice la premier. “Se emergono prove che inducono a ritenere che la proposta politica fornisca effettivamente una dignitosa sicurezza economica per tutte le famiglie, aumentando al contempo gli incentivi complessivi sul lavoro, il mantenimento delle entrate fiscali e l’aumento della salute e del benessere nella popolazione, allora potrebbe essere un’idea che vale la pena perseguire”.

Fonte The Economist

Categorie: Diritti Umani, Europa, Internazionale, Politica
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