Stati Uniti: dopo un’elezione storica, ora comincia il vero lavoro

11.11.2018 - Amy Goodman

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Stati Uniti: dopo un’elezione storica, ora comincia il vero lavoro
Alexandria Ocasio-Cortez (Foto di Facebook.com)

“Le parole non bastano per esprimere la mia gratitudine a ogni attivista, ogni piccolo donatore, ai genitori lavoratori e ai dreamers che hanno contribuito a rendere possibile questo movimento. Così Alexandria Ocasio-Cortez si è rivolta alla folla euforica riunita la notte delle elezioni per festeggiare la sua elezione al Congresso per lo Stato di New York. “Questa non una campagna o un giorno di elezioni, ma un movimento; un grande movimento per la giustizia sociale, economica e razziale negli Stati Uniti d’America”.

Alexandria Ocasio-Cortez, chiamata “AOC” dai suoi sostenitori, è la donna più giovane mai eletta al Congresso degli Stati Uniti. Questa 29enne millenial di origine portoricana, nata nel Bronx, è un orgoglioso membro dell’organizzazione “Socialist Democrats of America” e segna una svolta cruciale nella politica elettorale statunitense. Nel contesto della violenza del nazionalismo bianco legata alla presidenza di Donald Trump, le elezioni di medio termine del 2018 segnano l’ingresso nell’arena politica di un certo numero di rappresentanti eletti che rappresentano più che mai la diversità del paese.

Mentre il Partito Repubblicano ha aumentato la sua maggioranza nel Senato degli Stati Uniti, i Democratici sono riusciti ad ottenere il controllo della Camera dei Rappresentanti. Restano da definire diversi risultati, tra cui la contestata gara per la carica di governatore della Georgia tra la democratica Stacey Abrams, che potrebbe diventare la prima afro-americana del paese a svolgere questo ruolo e il repubblicano Brian Kemp, che ha rifiutato di dimettersi dalla carica di segretario di Stato della Georgia, ruolo che implicava la supervisione delle elezioni in cui era candidato. Kemp, che è stato citato in giudizio per la sua campagna razzista di soppressione degli elettori, è un paio di punti davanti nel conteggio, ma ci sono ancora migliaia di voti da contare e Abrams si rifiuta di dichiararsi sconfitta:

Nelle elezioni americane di medio termine del 2018 ci sono state molte “prime volte”. A livello nazionale, un numero storico di donne si è candidato a cariche pubbliche. Per la prima volta al Congresso ci saranno più di cento donne. L’insegnante del Connecticut Jahana Hayes e la consigliera comunale di Boston Ayanna Pressley sono le prime donne afro-americane a rappresentare i loro stati al Congresso. Sylvia Garcia e Veronica Escobar le prime due latini elette per rappresentare il Texas al Congresso. La mattina delle elezioni, nel distretto di Escobar a El Paso, la polizia di frontiera ha iniziato un inaspettato esercizio di “controllo della folla”, per poi cancellarlo bruscamente dopo una protesta pubblica per l’apparente tentativo di intimidire gli elettori della comunità latina.

Deb Haaland del New Mexico e Sharice Davids del Kansas sono le prime donne native americane elette al Congresso. Davids è anche lesbica e in precedenza ha praticato il kickboxing a livello professionale.

Rashida Tlaib e Ilhan Omar sono le prime due donne musulmane elette al Congresso. Tlaib, un’attivista di Detroit che prenderà il posto di John Conyers, sarà la prima deputata statunitense di origine palestinese. Dice che porterà il suo megafono a Washington. “Vi onorerò in molti modi, non solo attraverso il mio servizio, ma combattendo ogni struttura oppressiva e razzista che deve essere smantellata, perché vi meritate di meglio” ha assicurato ai suoi sostenitori.

In Minnesota Ilhan Omar è la prima americana somala eletta al Congresso. Nel suo discorso della vittoria, Omar ha detto: “Sono qui davanti a voi stasera come deputata eletta, in questo evento che comprende diverse prime volte: sono la prima donna di colore a rappresentare il nostro stato al Congresso, la prima donna a indossare il velo e la prima rifugiata eletta ad occupare un seggio al Congresso”.

Queste donne sono solo una parte degli agenti del cambiamento delle elezioni di medio termine del 2018. Molti di loro sostengono politiche progressiste come “Medicare for All”, un salario minimo federale di 15 dollari all’ora, un college senza debiti e una riforma globale dell’immigrazione e sono profondamente preoccupate per il cambiamento climatico.

Sì, c’è stato uno scossone dal basso verso l’alto, ma è ancora da vedere se la pericolosa virata del nostro paese verso l’autoritarismo verrà scossa dalle fondamenta. Il presidente Donald Trump rappresenta un muro, sia letteralmente che in senso figurato. Le elezioni di medio termine del 2018 hanno trasformato quel muro in una porta. Il fatto che quella porta venga aperta o si chiuda dipende non solo dagli eletti, ma anche da chi li ha mandati al Congresso. Queste elezioni non sono fini a se stesse. E’ in tempi come questi che i movimenti possono avere il massimo effetto.

Hanno votato oltre 110 milioni di persone, molti di più che nelle ultime elezioni di medio termine. Tuttavia metà dei cittadini che avrebbero potuto farlo è rimasta fuori dalle elezioni, sia per libera scelta o perché esclusa a causa della sempre più diffusa tattica di soppressione degli elettori utilizzata in tutto il paese. I movimenti sociali responsabili di questo risultato elettorale storico per le donne e per la diversità devono lavorare anche per aumentare l’impegno, il diritto di voto e la partecipazione elettorale. Una delle campagne di maggior successo di questa settimana è stata l’approvazione del 4° emendamento della Florida, che restituisce il diritto di voto a 1,4 milioni di abitanti dello Stato condannati per reati lievi. E’ uno dei più grandi atti di concessione del diritto di voto da quando le donne lo hanno ottenuto nel 1920 e dovrebbe essere esteso a tutto il paese.

Ora, mentre questo numero senza precedenti di donne neoelette si insedia dopo ardue campagne, inizia il vero lavoro.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

Categorie: Nord America, Opinioni, Politica
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