Messico: invito alle celebrazioni per il 25° Anniversario zapatista

20.11.2018 - Cooperazione Rebelde Napoli

Messico: invito alle celebrazioni per il 25° Anniversario zapatista
(Foto di Cooperazione Rebelde)

Vieni con noi a fine anno nelle comunità zapatiste dal 26 dicembre 2018 a gennaio 2019.
* Dal 26 al 30 dicembre
Incontro di Reti di Resistenza e Ribellione, di appoggio al CIG, che si realizzerà al Centro “Huellas de Memoria. Subcomandante Insurgente Pedro cumplió”, (nelle terre recuperate vicino a Guadalupe Tepeyac, MAREZ San Pedro de Michoacán):
– Discussione sui risultati della consultazione avviata dal mese di agosto
– Analisi e valutazione della situazione attuale dei propri mondi
– Cosa segue?
* Il 31 dicembre e 1 gennaio presso La Realidad, Caracol “Madre de los caracoles del mar de nuestro sueños”, zona Selva Fronteriza, celebrazioni del 25 anniversario dell’inizio della guerra contro l’oblio
* Primi di gennaio Brigata sanitaria al Caracol de La Garrucha “Juntos para el derecho a la salud”

Cooperazione Rebelde Napoli

Qui di seguito l’invito

Invito alle celebrazioni del 25°Anniversario dell’Insurrezione Zapatista e ad un Incontro di Reti
 
ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

17 novembre 2018

Alle/agli individui, gruppi, collettivi, e organizzazioni delle Reti di Appoggio al CIG:

Alle reti di Resistenza e Ribellione o come si chiamano:

Alla Sexta nazionale e internazionale:

Considerando che:
È l’alba.

Considerando che:
Fa Freddo.

Considerando che:
In quello spazio di tempo, dove non è né giorno né notte, né dentro né fuori, né ombra né luce, ti scopri senza sogno, in quella spiacevole veglia che ti rende vulnerabile ai ricordi, alla memoria pungente di ciò che è stato fatto e ciò che non è stato fatto, al lungo resoconto delle mancanze, e a quello breve di quanto realizzato.

Considerando che:
Vi chiederete, certo non senza ragione, perché tutto questo…

Perché state ancora cercando di assimilare quel “Tutto è impossibile il giorno prima” che sentite e leggete in quello snervante nano-mini-micro cortometraggio autoproclamato “cinema da leggere”. Un film (?) rimasto per 30 anni in scatola (letteralmente: in una scatola di sardine) e presentato al cinema impossibile, firmato da uno scarafaggio altrettanto sconcertante con arie da cavaliere errante, il cui titolo (del film) (?): “La 69a legge della dialettica” non è neanche molto razionale. Un film senza immagine o suono e composto da una singola frase. Scaricando tutto il peso sull’immaginazione di chi assiste alla proiezione?

Insomma, qui tutto sembra assurdo… ma dove diavolo è qui? Ma non hai molto tempo per orientarti, perché ti mettono fretta:
Andiamo, dai” dice la bambina.

Tu pensi che ormai ci si possa aspettare qualunque cosa… ma alla fine esci dall’assurda sala di questo cinema impossibile, sempre tenendo la mano della bambina. Anche se adesso ti circonda una banda di bambini in cui, ovviamente, la maggior parte sono femmine, con le loro gonne e camicie colorate ed i loro inutili ferma capelli, in quei capelli così ribelli.

Cominciate a camminare risalendo il pendio naturale della montagna.

Sassi, un po’ di fango, nebbia, la strada, sempre la strada.

Ora intuisci che, dai piedi del muro macchiato da manifesti e graffiti logori, hai percorso una sorta di spirale. Come se il percorso tracciato ti portasse dentro una chiocciola… o fuori.

Ogni passo una stazione. La stessa falsa felicità della felice famiglia felice, quella della simulazione del Gran Finale, della provocazione dello schermo come ponte impossibile.

E il muro onnipresente, indistruttibile, indiscutibile, che insiste che è vietato pensare. Che tutto è già fatto. Che non ti resta altro che sistemarti come puoi in qualche modo. Che l’eternità è questo, eterna. Il presente cambia, ma la sua logica frivola e superficiale resta.

Altro è impossibile. Ma non solo, è impossibile per te pensare, immaginare, sognare che non sia impossibile altrimenti.

Camminate. E tu ricordi:
La ragazza ha chiesto se i film che nessuno guarda piangono, che non è altro che un modo di interrogarsi sui dolori e le rabbie ignorate – visto che il muro impone cecità e sordità nei confronti dell’altro. A chi verrebbe in mente di chiederlo? Sì, questo ed altre cose. Ad esempio, mettere in discussione l’esistenza del muro. Il muro. Lo guardi attentamente. Fino a dove arriva la tua vista, o la tua lunga vista. Così grande che non vale neanche la pena misurarlo, – per cosa? -. La sua solida costruzione. Il suo aspetto impeccabile… beh, non poi così tanto…

Prendendo una po’ di distanza, il muro si riempie di graffiti e di crepe. Il più delle volte senza che si possano distinguere gli uni dalle altre. Come se la solidità del muro dipendesse dalla vista corta. Perché per essere in grado di leggere quella magnifica scritta che ferisce la ruvida facciata, bisogna allontanarsi un po’.

Anche se la strada sarà lunga… andremo avanti“, dice la bambina che legge la scritta sul muro che non dice nulla, muto, rassegnato al fatto che i prossimi amministratori manderanno squadre di lavoratori contro quel graffito per cancellarlo, coprirlo, silenziarlo, sterminarlo.

Non l’avevo visto“, ti scusi.

Certo, non ancora“, risponde la bambina, ed aggiunge: “ma andremo avanti“.
“Quanta distanza ci vuole per vederlo?” Credi di averlo solo pensato, ma la bambina risponde: “Lontano“.

“Ma quanto?” Insisti.
Più di 500 anni“, dice la bambina sorridendo con malizia.

E senza volerlo, un rap ritma i passi di quella banda di bambini che l’accompagna:

Siamo venuti da così lontano
In tutti i sensi, così lontano
In silenzio portiamo una forza
Così lontano, ognuno porta il peso del proprio cammino.
Cantando la luce tra le rovine di un mondo bruciato. (*)

Questo suono viene da dentro o da fuori? È questa la colonna sonora di questo suo viaggio anacronistico, assurdo, irrimediabile?

-*-

Ora tu, un po’ per la vergogna e un bel po’ per curiosità, fai più attenzione a quei graffiti.
Uno lì, si vede che è di recente fattura, indica, con lettere compatte e frettolose:
Lezioni elementari di Economia Politica:

Uno.- Il capitale non sa leggere, non frequenta i social network, la stampa, i sondaggi, i voti, le consultazioni, i video, i programmi governativi, le buone o cattive intenzioni, le lezioni di morale, le leggi, la ragione. Il capitale sa solo sommare, sottrarre, moltiplicare, dividere, calcolare percentuali, tassi di interesse, probabilità.

Due.- Il capitale si occupa solo del profitto, il più grande e il più veloce possibile. Come i predatori, il capitale ha un buon olfatto per il sangue e la distruzione, perché significano soldi, molti soldi. La guerra è un business, il migliore.

Tre.- Il capitale ha i suoi giudici, poliziotti ed esecutori. Nel mondo del muro questi inquisitori si chiamano “mercati”.

Quattro.- I mercati sono i segugi del grande cacciatore: il capitale. Nel mondo del muro, il capitale è dio e i mercati i suoi apostoli. I suoi fedeli sono la polizia, gli eserciti, le prigioni, le fosse comuni, il limbo delle sparizioni forzate.

Cinque.- Il capitale non è domabile o educabile, non si può riformare né sottomettere. Bisogna ubbidirgli… o distruggerlo.

Sei.- Ergo, ciò di cui questo mondo ha bisogno sono eretici, streghe, maghi, stregoni. Con il pesante fardello del loro peccato originale, la ribellione, il muro sarà distrutto.

Sette.- Anche così, resterà in sospeso quanto segue: se, come successore, si innalzerà un altro muro; o se, al suo posto, si apriranno porte e finestre, che sono i ponti di cui il mondo ha bisogno e che merita”.

Continuano i graffiti, le crepe, e questa continuità sale e scende dalle colline, dalle valli, dai ruscelli. La chiocciola si ritrae verso il suo centro. Villaggi, piccoli, ancora più piccoli, qualche casa si affacciano sulla strada.

Un segnale avverte: “Sei in territorio zapatista. Qui il popolo governa e il governo obbedisce”.

E ti chiedi:
Cosa mantiene in vita queste persone se hanno avuto ed hanno tutto contro? Non sono forse gli eterni perdenti, quelli che giacciono mentre altri glorificano i propri governi, i musei, le statue, i “trionfi storici”? Non sono le vittime di tutte le catastrofi, la carne da macello di tutte le rivoluzioni fatte per “salvarli” da loro stessi? Gli stranieri nella terra che li ha visti nascere? Oggetto di scherno, disprezzo, elemosina, carità, programmi governativi, progetti “sostenibili”, linee guida, proclami e programmi rivoluzionari? Non sono gli incorreggibili analfabeti da educare, dirigere, ordinare, comandare, soggiogare, sottomettere, dominare, c-i-v-i-l-i-z-z-a-r-e?

Perché non obbediscono quando gli si dice cosa dire e come dirlo; cosa devono guardare e come; cosa dovrebbero pensare o non pensare; cosa dovrebbero essere e smettere di essere?

E perché non abbassano lo sguardo di fronte a tutte queste minacce – quelle che gli promettono l’annientamento o la salvezza, che sono la stessa cosa?

E perché sorridono?

E perché a te danno, come guida, un gruppo di bambini indigeni?

E dove ti portano adesso, dopo questo tortuoso viaggio lungo il muro? Ti portano a quello che ha reso possibile queste risate infantili, e cioè queste vite? Qualche scritta risponde: “Guarda cosa sono le cose, per essere visti, ci siamo coperti il volto; per essere nominati, ci siamo tolti il nome; abbiamo scommesso sul presente per avere un futuro; e per vivere… siamo morti”.

Cosa costruiscono qui?

Dove è l’ansia, l’angoscia, la sconfitta, l’amarezza di sapersi inferiori?

Perché questa ossessione per la terra, difenderla, curarla, preservarla?

E perché le danze, il trambusto, la musica, i colori, il via vai di sguardi, questo impegno nel campo della scienza e delle arti, questi modi o non modi?

Non vi rendete conto che avete perso?

Aspetta, perso? Chi? Non queste persone, chiaramente.

Andiamo avanti” ratifica il graffito che la realtà incide sulla parete.

– * –

Ed eccoti qui, con un piede in una realtà e l’altro in un’altra, – quella che si solleva nelle montagne del sud-est messicano con l’inquietante bandiera della libertà -.

Quella che costruiscono queste persone così piccole, così normali, così gente, come ogni altro, altra, altroa.

Così senza prezzo e così inestimabili.

“Comunità zapatiste”, si chiamano, si autodefiniscono, si conoscono.

E poi, senza nemmeno rendertene conto, sei di fronte ad una insegna che sembra vecchia, o nuova, o senza tempo:

 
Benvenuti a La Realidad
-*-

Considerando quanto sopra esposto (cioè in questi ultimi 25 anni), si invitano la Sexta Nazionale e Internazionale, il Congresso Nazionale Indigeno, Il Consiglio Indigeno di Governo, chi ha appoggiato, appoggia e appoggerà il CNI e il CIG a:

Uno.- Un incontro di Reti per la Resistenza e Ribellione, di appoggio al CIG, o come si chiamano. Da tenersi al Centro “Impronte della Memoria. Subcomandante Insurgente Pedro cumplió”, (in terra recuperata nelle vicinanza della comunità di Guadalupe Tepeyac, MAREZ San Pedro de Michoacán) dal 26 al 30 dicembre di questo 2018. Con il seguente programma

  • Risultato della consulta interna nata dall’incontro del mese di agosto 2018.
  • Analisi e valutazione della situazione attuale nel mondo.
  • Cosa seguirà?

Arrivo e registrazione: 26 dicembre 2018
Tavoli di analisi e discussione: 27, 28 e 29 dicembre 2018
Chiusura: 30 dicembre 2018
L’indirizzo mail per registrarsi e partecipare è:

Due.- La celebrazione del 25°anniversario dell’inizio della guerra contro l’oblio: 31 dicembre 2018 e 1° gennaio 2019 a La Realidad zapatista, sede del caracol “Madre de los caracoles del mar de nuestro sueños”, zona Selva Fronteriza.

La mail per registrarsi come partecipante alla celebrazione del 25°anniversario dell’insurrezione zapatista è:

Vi aspettiamo perché, anche se il cammino è ancora lungo, andremo avanti.

Dalle montagne del Sud-Est Messicano
Subcomandante Insurgente Moisés
 Subcomandante Insurgente Galeano
Messico, a 17 giorni dal mese di novembre dell’anno 2018

(*) Keny Arkana. “Lejos”, en L’esquisse 3.


Traduzione a cura di #20ZLN

Categorie: Nord America, Politica, Popoli originari
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