Concluso Forum Madrid: società giusta e inclusiva vince su violenza

08.11.2018 - Natale Salvo

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Concluso Forum Madrid: società giusta e inclusiva vince su violenza
(Foto di ciudadesdepaz.com)

«La violenza fa parte della cultura del machismo ed è il contrario del benessere dell’umanità». A dichiararlo Manuela Carmena, sindaca di Madrid [nella foto sopra] nel corso della cerimonia di chiusura del secondo Forum globale tra i sindaci, gli operatori della sicurezza e i rappresentanti della società civile svoltosi nella capitale spagnola.

Il Forum si è concluso con la elaborazione di un lungo documento, 17 pagine, che individua molti dei problemi e diverse delle soluzioni per affrontare i diversi tipi di violenza che sono insiti nelle città (dalla corruzione degli amministratori sino alla discriminazione dei lavoratori in base al genere).

È possibile scaricare dal sito Ciudadesdepaz questo documento nelle tre lingue ufficiali del Forum, spagnolo (PDF), inglese e francese (PDF in FR).

Con questo mega-evento (la sindaca Carmena ha parlato di 5.000 partecipanti), Madrid ha assunto la leadership in materia di pace urbana.

Un Forum, tuttavia, contraddittorio: con semplici dichiarazioni di principio che giungevano dai rappresentanti istituzionali e testimonianze di tante attività positive che erano, invece, presentate da chi opera quotidianamente tra la gente.

Anche quest’oggi sono stati accennati i due grandi temi del Forum: la sicurezza e l’educazione alla convivenza ed alla pace.

Convivenza civile: Tutto parte dall’investire sull’educazione

Sul tema delle politiche urbane per la convivenza, interessanti le lezioni che giungono dall’Africa, dall’isola di Capo Verde. Jose María Mendoça Moniz della Cámara Municipal de Praia, nella plenaria “violenza per diseguaglianza urbana”, ha sostenuto come, da loro, «costruendo asili nido e centri sociali i problemi di sicurezza sono diminuiti». Ancora a Capo Verde, ha spiegato Mendoça Moniz, hanno attivato un partenariato con le associazioni locali per meglio identificare i problemi sociali dei quartieri e quindi priorizzare le azioni.

Monika Kosinska, Direttrice dei Programmi dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, ha dichiarato che «la violenza è una malattia sociale», e come tale va prevenuta: «sviluppando relazioni stabili tra genitori e figli, riducendo la disponibilità di armi, sostenendo i diritti universali agli spazi verdi e agli alloggi».

In proposito, Doris Sommer dell’Università di Harvard ha chiesto ai sindaci interventi quali quelli di «educare gli educatori», realizzare biblioteche accessibili ai bambini dei diversi quartieri dove questi possano «giocare e leggere», dotate di computer e di «lettori professionali» per leggere dei libri ai bambini ogni giorno.

Un qualcosa che si sta realizzando a Cordoba, seconda città argentina: sì, anche da qui è giunta una lezione all’Europa. Ramón Mestre ha spiegato che dal 2013 si sono realizzati (ed altri se ne stanno realizzando) dei «Parchi Educativi» [Ecco cosa sono, in SPA], dedicati ai bambini, ma anche agli adulti ed alle famiglie. Laboratori, attività sportive e di danza, si alternano con corsi sulla gravidanza, di lingua inglese, di teatro, di formazione professionale, di cucina, di rinforzo scolastico.

Qui l’Agenda delle attività del parco educativo Cordoba Sud.

Il tema della cultura è stato affrontato dal sindaco di Montpellier (Francia) Phillippe Saurel che ha sostenuto la «importanza dell’uguale accesso alla cultura» che lui assicura con la gratuità di ogni attivita culturale. Quest’ultimo ha sostenuto, anche, l’importanza di una «diagnostica della citta» per una successiva «pianificazione».

Sicurezza: la repressione della violenza fisica è geolocalizzata

In merito al tema sicurezza in chiave anti-violenza, mi hanno colpito i progetti illustrati dal brasiliano Roberto Curty Penteado della Secretaría Municipal del Orden Público di Río de Janeiro sulla sorveglianza introdotti a Copacabana e che sono approfondibili sul sito MaisSeguro.Rio: un grande spiegamento di forze, di telecamere, di agenti la cui posizione è rilevata in tempo reale col GPS.

D’altro canto, in rete, esistono pure il sito e la app “Ondefuiroubado” che monitora in maniera partecipativa i luoghi più pericolosi di Rio.

La tecnologia della geolocalizzazione sono egualmente utilizzate anche in Colombia, a Medellin, dove le forze dell’ordine dispongono di statistiche interattive, e filtrabili, per individuare luoghi, orari, tipologia degli eventi tramite le pagine riservate del Sistema di informazioni” [qui appaiono solo i dati pubblici] del sito della fondazione Forjandofuturos, progetto finanziato tra gli altri dal Municipio di Madrid, dall’Unione Europea, da Oxfam.

Lo stesso Oskar De Santos Comisario General Policía Municipal de Madrid, infine, senza scendere in dettagli, ha parlato proprio di «geografia della sicurezza».

Nel corso della plenaria conclusiva, Liv Torrez, direttore esecutivo del Centro Nobel per la Pace, ha tuttavia concluso come «l’ineguaglianza fa crescere la polarizzazione e la radicalizzazione». Qui, quindi, bisogna agire per combattere la violenza più che con la repressione.

Alle 14, al termine dell’ultima plenaria, accompagnati dalle note di “Todo Cambia” prima e di “Gracias a la vida” dopo, suonato da un gruppo di giovanissimi musicisti, 400 studenti delle scuole di Madrid, sotto la guida dei membri dell’associazione “Mondo senza guerre e senza violenza”, hanno disegnato nella piazza Matadero prima il simbolo della pace e poi quello della nonviolenza.

Categorie: Europa, Nonviolenza, Politica
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