l M5S e la Presidente del Senato

27.03.2018 - Rocco Artifoni

l M5S e la Presidente del Senato
(Foto di Francesco Gasparetti da Senigallia, Italy - Flickr)

Da Pietro Grasso a Maria Elisabetta Alberti Casellati. Dall’ex procuratore nazionale antimafia all’avvocato che manifestava fuori dal Tribunale di Milano contro il “colpo di stato giudiziario” nei confronti di Berlusconi, Previti e Dell’Utri. Questo è stato il passaggio di consegne alla Presidenza del Senato. Sarebbe questo è il cambiamento in meglio?

I parlamentari del Movimento 5 Stelle, che hanno votato compatti per la Casellati, si giustificano con il risultato di aver ricevuto in cambio l’elezione di Roberto Fico come Presidente della Camera. Ma questo non sembra proprio un elemento di cambiamento: sono trattative e scambi tipici da prima Repubblica. Quale sarebbe la novità?

Adesso sarà arduo spiegare a chi ha votato il M5S come si possa sostenere Nino Di Matteo e i magistrati del processo sulla trattativa Stato-mafia (in cui sono indagati anche Berlusconi e Dell’Utri) e contemporaneamente votare per la Casellati, che per la magistratura ha usato parole come “barbara ed eversiva”. La coerenza non è più una virtù?

Il Presidente del Senato è la seconda carica istituzionale della democrazia italiana, che sostituisce il Presidente della Repubblica quando è all’estero o in caso di infermità (art. 86 Costituzione). Come è possibile che il ruolo di capo dello Stato, che rappresenta l’unità nazionale (art. 87), possa essere occupato da chi proprio in Senato, il 27 novembre 2013, in occasione della votazione sulla decadenza di Berlusconi, ha dichiarato il “lutto della democrazia”?

Tutti riconoscono che la principale qualità di un Presidente del Parlamento debba essere l’imparzialità e la correttezza. Come si concilia questa figura istituzionale di equilibrio con una persona che ha sostenuto e che ha difeso a spada tratta tutte le leggi “ad personam”?

La Costituzione indica la fedeltà alla Repubblica e l’osservanza delle leggi come un dovere (art. 54), ma se queste sono le premesse c’è da preoccuparsi seriamente. La cosiddetta terza Repubblica, preannunciata con enfasi dal Movimento 5 Stelle, è iniziata sotto i peggiori auspici. Non ci aspettavamo il paradiso, ma nemmeno un patto con il diavolo.

Categorie: Europa, Opinioni, Politica
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