Regno Unito: uno sciopero di 14 giorni in 61 università

26.02.2018 - Davide Schmid

Regno Unito: uno sciopero di 14 giorni in 61 università
(Foto di Dave Pickersgill)

Nel Regno Unito, lavoratori – insegnanti, ricercatori, lavoratori amministrativi – in 61 università hanno lanciato uno sciopero di 14 giorni. Si tratta del più grande sciopero sindacale della storia del settore universitario nel Regno Unito.

Lo sciopero è unA risposta a una riforma del sistema pensionistico integrativo del settore. Spinto da Universities UK – l’organizzazione di rappresentanza del management delle università – questa riforma si tradurrebbe in una perdita per ogni lavoratori di circa €11’000 l’anno dopo la pensione – o di circa il 40% del valore della pensione.

Lo sciopero è partito giovedì e venerdì e prosegue questa settimana sotto temperature sotto zero. Nonostante il freddo lo sciopero ha visto migliaia di lavoratori universitari organizzare picchetti davanti agli edifici universitari e organizzare presidi e marce.

Gli studenti – che pagano rette universitarie esorbitanti, di più di €10’000 l’anno – in grande maggioranza sostengono lo sciopero dei lavoratori universitari. In varie città gli studenti hanno organizzato cortei vaganti che visitano i picchetti portando cibo e sostegno. A Londra, un gruppo di studenti ha occupato gli uffici di Universities UK in solidarietà agli scioperanti. Giovedì e venerdì in varie città ci sono stati presidi e cortei che hanno attraversato le città universitarie.

Lo sciopero si inserisce in un contesto più ampio di mercificazione dell’università, precarizzazione delle condizioni lavorative e innalzamento delle rette universitarie. Al di là della questione tecnica su cui si basa la vertenza sindacale, lo sciopero è su chi ha il potere in università – se i lavoratori e gli studenti che la portano avanti ogni giorno o i dirigenti – con stipendi di più €500’000 l’anno – che vogliono trasformare l’educazione universitaria in un business. Una vittoria su questa vertenza aprirebbe lo spazio per aprire altri fronti contro la mercificazione del settore, dalla lotta contro il divario retributivo di genere, a quella contro la precarizzazione del lavoro fino alla rivendicazione studentesca di una università gratuita e libera per tutti.

L’impressione è che i datori di lavoro siano rimasti sorpresi dalla forza e determinazione dello sciopero e dal sostegno che ha ricevuto dagli studenti. Nei prossimi giorni si saprà se sono disposti a tornare al tavolo delle trattative e ritirare la proposta di riforma.

Categorie: Educazione, Europa
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