“The Post”, i pilastri della libertà

16.01.2018 - Bruna Alasia

“The Post”, i pilastri della libertà

Tanti conoscono, almeno per sentito dire, lo scandalo del Watergate che portò alle dimissioni di Richard Nixon; molti meno quello dei Pentagon Papers. Entrambi furono sollevati dal quotidiano statunitense Washington Post, il quale ha giocato un ruolo importante sulla via, oggi minacciata, della libertà di stampa.

L’ultimo film di Steven Spielberg, in uscita il 1° febbraio,  racconta la vicenda dei Pentagon Papers, carte segrete del Pentagono che negli anni ’60 dichiaravano perduta in partenza la guerra del Vietnam, anche se poi l’invio di decine di migliaia di soldati americani non fu fermato perché avrebbe danneggiato i calcoli politici dei vertici. Protagonisti sono i premi Oscar Meryl Streep nella parte della signora Katharine Graham, editrice del Washington Post e Tom Hanks in quella di Ben Bradlee, l’ambizioso e coraggiosissimo direttore della testata. Katharine Graham è stata la prima donna alla guida del giornale di famiglia che condusse per oltre due decenni. Il suo libro di memorie, Personal History, ha vinto il premio Pulitzer nel 1998.

Con tocco da grande narratore Steven Spielberg ripercorre i fatti storici del 1971: dopo la divulgazione, da parte del New York Times, di alcune pagine di un rapporto top secret che denunciava inutilità e bugie del Pentagono sulla guerra del Vietnam (fotocopiato  e consegnato al giornale da un ex militare, Daniel Ellsberg, divenuto oppositore della guerra per senso di colpa) la Casa Bianca si trincerò dietro una durissima condanna e, cosa mai accaduta prima, fu proibito per legge al New York Times di pubblicare quei documenti. Il Washington Post, senza timore delle ritorsioni che avrebbero potuto essere il carcere e la perdita degli azionisti, cercò di rintracciare Ellsberg e il  suo rapporto segreto con il proposito di renderlo pubblico. In ballo c’era il destino di milioni di persone, comprese le migliaia di giovani americani mandati a combattere.

Nel giro di pochi giorni, pressata dal temerario direttore Ben Bradlee, la pioniera e inesperta editrice del Post, Katharine Graham, si trovò di fronte a un’opzione pesantissima: ascoltare la propria coscienza e difendere la libertà di stampa, oppure perdere tutto ciò che possedeva?

Il primo emendamento alla Costituzione Americana recita: Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti. “The Post” è il racconto della battaglia che un pugno di giornalisti ingaggiarono perché tale principio fosse rispettato.  Steven Spielberg lo narra in un perfetto equilibrio di contenuto e forma: nel film ci sono ritmo, suspense, dialoghi vivi, plausibili e a tratti divertenti, atmosfere di grande fascino, interpreti di altissimo livello.

Categorie: Cultura e Media, Nord America, Opinioni
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