Leggiamo su Repubblica del 23 gennaio: http://palermo.repubblica.it/…/palermo_pattuglie_in_borghe…/) dell’avvio, in data 22 gennaio, da parte del Comune di Palermo su stimolo della Prefettura, di un programma di “censimento delle prostitute in strada”. Con un’ordinanza inviata al comandante della polizia municipale, Gabriele Marchese, si richiede un rapporto sull’estensione del fenomeno della prostituzione in città e sulle zone più frequentate da prostitute e quali le possibili sanzioni amministrative e penali da applicare; l’indagine, a quanto pare già in corso, vede coinvolti operatori della Polizia Municipale “in abiti civili e con autovetture civetta”.

Un’operazione antiprostituzione, per il decoro e la sicurezza: queste le parole d’ordine. Ma l’Amministrazione comunale sa bene che non si tratta, nella maggior parte dei casi, di “prostituzione” o “libera scelta di prostituirsi” – concetto che è difficile da definire in modo univoco – ma di “tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale”, che coinvolge moltissime donne giovani e giovanissime di origine straniera. Sono anni che come Coordinamento Anti-tratta di Palermo ci battiamo per fare in modo che si accendano fari su questo crimine e che lo si chiami con i termini corretti, perché da questo derivano misure corrette per prevenire lo sfruttamento, proteggere coloro che di questo reato sono vittime e contrastare i criminali che gestiscono questo mercato.

Con rappresentanti del Comune e con i presidenti di Circoscrizione stiamo avviando un lavoro complesso ma proficuo proprio sul tema. E lo stesso Comune ci è stato spesso a fianco in campagne di sensibilizzazione e nella richiesta di creazione di un tavolo che potesse mettere insieme tutti i soggetti che su questo tema sono coinvolti (dalle forze di polizia, ai soggetti del terzo settore, agli organismi internazionali) per poter, quindi, avere un’analisi completa del “fenomeno”, molto complesso, ed individuare strategie davvero efficaci (esistono esempi positivi in altre città d’Italia).

L’unico effetto di una campagna di “controllo sociale” e di “ordine pubblico”, quale sembra essere quella messa in campo sarebbe molto probabilmente una riorganizzazione rapidissima da parte di trafficanti e sfruttatori, che non farebbero che rendere più sommerso il “fenomeno” e quindi più vulnerabili le donne sfruttate e meno raggiungibili da associazioni, unità di strada, ospedali e dalle stesse autorità.

Tale atteggiamento da parte delle istituzioni rischia di vanificare anni di paziente lavoro culturale portato avanti dalle associazioni antitratta, che con programmi di lavoro come “La scuola non tratta”, hanno cercato di ricondurre alla giusta prospettiva il fenomeno della deportazione e dello sfruttamento a scopo sessuale, di cui i fruitori – “clienti” – sono oggettivamente complici.

In una condizione in cui le disuguaglianze sono vertiginose, in cui non siamo in grado di garantire né interventi sociali e di accoglienza efficaci né un accesso al mercato del lavoro legale, i danni di operazioni simili riteniamo siano di gran lunga superiori ai benefici. Se vogliamo pensare a politiche e pratiche efficaci per contrastare due fenomeni diversi ed estremamente complessi come prostituzione e tratta (questo uno dei crimini più atroci), è assolutamente necessario cambiare prospettiva e lavorare insieme. Noi associazioni siamo pronte a farlo.

Coordinamento Anti-tratta di Palermo