Lula, Dilma, Brasile: la Torre di Babele

29.01.2018 - Paolo D'Aprile

Lula, Dilma, Brasile: la Torre di Babele

… e mi dice: stai attento, ti fanno fuori dal gioco se non hai niente da offrire al mercato

(Edoardo Bennato)

Racconterò a seguire sulla prassi giuridica usata per distruggere due personaggi di cui do per scontato che se ne conosca la traiettoria umana e politica. Racconterò di come il pubblico ministero travisi e manipoli le norme legali vigenti per dimostrare le sue tesi nate da supposizioni e illazioni di natura esclusivamente politica. Racconterò la connessione spuria tra la grande stampa e la magistratura, sulle fughe di notizie che questa stessa magistratura fornisce alla grande stampa per creare un clima favorevole alle azioni intraprese e da intraprendere. Racconterò di come il giudice responsabile per la fuga di notizie, non viene punito, sospeso, né impedito in qualche modo di proseguire il processo. Racconterò che lo stesso giudice e il pubblico ministero, con il processo ancora in corso, partecipano a convegni, programmi di televisione, conferenze stampa in cui dichiarano la loro posizione riguardo all’imputato, alla sua storia di vita, tessendo commenti e esternando opinioni sulla sua moralità e il suo carattere. Racconterò che durante l’andamento del processo la moglie del giudice apre una pagina facebook in cui divulga le opinioni del marito sul processo stesso, gli imputati, i condannati. Racconterò che il giudice, in compagnia del pubblico ministero assiste, sacchetto di popcorn alla mano, alla prima del film sulla azione giuridica da lui diretta: un film prodotto dalla Rede Globo, la più grande impresa di telecomunicazione delle Americhe, da sempre nemica dichiarata dell’imputato e del suo partito. Racconterò che questo stesso giudice si dirige regolarmente al Wiston Center, per riferire al padrone l’andamento del processo. Racconterò che se in passato la scusa che il padrone usava per intervenire militarmente in america Latina era la paura del comunismo; se negli anni 80 e 90 era la guerra alla droga, spiegherò e dimostrerò – con i dati alla mano – che oggi il grande spauracchio è la “corruzione” del mondo politico: racconterò del golpe in Honduras; la distruzione economica del Venezuela; la manipolazione dei dati economici del Cile da parte della Banca Mundiale per favorire l’elezione di Sebastian Piñeira; le accuse contro Cristina Kirchner per impedirne l’elezione al senato argentino. Racconterò che la lotta alla corruzione ha distrutto tutte le imprese statali brasiliane, quelle legate all’industria navale, sidrurgica, edile, le opere di infrastruttura pubblica. Racconterò che la lotta alla corruzione ha permesso e giustificato la vendita del nostro petrolio nazionalizzato a imprese private internazionali. Racconterò di un processo-farsa, ripudiato da giuristi di fama mondiale e che sarà denunciato alla commissione dei diritti umani dell’ONU: un processo durato nove ore in cui i tre giudici di appello avevano già deciso e dichiarato in precedenza il loro voto e nel quale si sono limitati a elogiare e giustificare la sentenza anteriore di primo grado. Racconterò che il capo di gabinetto della presidente del tribunale organizza una sottoscrizione pubblica per chiedere (alla stesso presidente) la condanna esemplare dell’imputato. Racconterò della simultaneità di procedimenti politico-giuridici apparentemente indipendenti tra loro – ma collocati sullo stesso piano e avvenuti allo stesso tempo – e di come hanno coinvolto gli stessi personaggi legando le sorti dell’uno all’altro: l’impeachment della Presidente della Repubblica e il processo al più importante uomo politico della storia del paese. Racconterò del golpe di stato parlamentare-mediatico-giuridico per deporre la Presidente della Repubblica, senza averne dimostrato la colpa. Racconterò dei legami diretti e trasversali dei giudici con molti altri imputati accusati di corruzione: uomini politici dei partiti promotori del golpe. Racconterò di come questi stessi giudici favoriscano le campagne elettorali di personaggi sotto processo. Racconterò di un processo penale in cui l’assenza di prova della colpevolezza si è trasformata nella prova definitiva per poter condannare l’imputato a dodici anni di galera. Racconterò che il pubblico ministero presenta le prove dell’accusa in conferenza stampa attraverso un Power Point dicendo testualmente: “la prova definitiva non esiste, ma siamo convinti della coplevolezza dell’imputato”.  Racconterò che nel processo di appello, questo stesso Power Point si trasforma in prova definitiva. Racconterò che l’imputato condannato a dodici anni di galera è Luis Inacio Lula da Silva.

Ma prima di raccontare tutto, voglio pubblicare questa foto:

due innamorati festeggiando il fidanzamento? Due vecchi compagni di scuola in pizzeria in un gioviale incontro godereccio dopo tanti anni? Fratello e sorella? Cugino e cugina alla riunione familiare natalizia? Colleghi di lavoro in una serata al bar dopo una settimana estenuante? Amanti clandestini durante un torrido viaggio di pappa e ciccia?

Ho deciso. Non racconterò proprio niente. Non sono capace di spiegare la prassi giuridica usata per distruggere due personaggi come Dilma Rousseff e Lula, non ne sono capace. E neanche di analizzare la promisquità tra le autorità politiche sotto inchiesta e i giudici che dovrebbero processarli con un minimo di imparzialità . Voglio solamente pubblicare un’altra foto:

Al centro, seduto, un pericoloso narcotrafficante. Armati, attorno a lui, gli agenti del Battaglione di Operazioni Speciali, dopo la cattura. Un selfie in compagnia: tutti in posa. Si ride, si scherza in allegra combriccola. Forse si vuole esporre il trofeo, come dopo un safari. Ma in questo caso chi è il trofeo, e chi il cacciatore?

Ecco, l’operazione LavaJato, teoricamente contro la corruzione e i legami illegali tra il mondo politico e imprenditoriale, che ha portato alla condanna di Lula, che ha condizionato l’impeachment di Dilma, che ha distrutto le imprese brasiliane provocando la più grande crisi economica della storia, con undici milioni di disoccupati, propiziando la conquista del potere dei gruppi politici da sempre legati ai potentati economici; ecco, l’operazione Lava Jato funziona così, come in questa foto, in cui i personaggi si confondono e si amalgamano in un unico promicuo pentolone di malaffare: Z l’Orgia del potere di Costa Gavras, la Grande Abbuffata di Marco Ferreri.

 

Chi era seduto sul banco degli imputati ero io, ma è il popolo brasiliano ad essere condannato. Lula é insignificante.Ciò che è grande in questo Paese è la coscienza politica del popolo che non acccetta più la sottomissione (Luis Inácio Lula da Silva).

La lotta non finisce oggi, La lotta dura tutta la vita (Dilma Roussef)

Categorie: Internazionale, Opinioni, Politica, Sud America
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