Sabine Rubin: primi passi nel parlamento francese

11.11.2017 - Parigi - Rédaction France

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Sabine Rubin: primi passi nel parlamento francese

Riprendiamo dal blog di Sabine Rubin i commenti della deputata della France Insoumise.

Sono già pià di tre mesi che faccio la deputata. Tre mesi dove non ho mai smesso di voler condividere con voi le impressioni e i pensieri di questa nuova esperienza.
La breve pausa estiva mi ha permesso di fare una sintesi in base agli appunti che prendevo ogni giorno. Ma la valanga di avvenimenti della ripresa delle attività a settembre mi ha fatto ritardare. Così all’aprire questo blog troverete tutto insieme: le prime impressioni sul lavoro parlamentare; la mia lettura dell’attualità.

Il Palais Bourbon (sede del parlamento francese, N.d.T.): primi passi, prime impressioni, primi lavori legislativi

Nel giugno scorso avevo già avuto occasione di raccontare le mie prime impressioni su Palais Bourbon : l’accoglienza pomposa di venti agenti in costume; l’improvvisa considerazione, con un po’ troppo zelo, anche se benevola, per la mia persona. Da dove veniva tanta importanza? Perché tanta sollecitudine verso la “persona politica” che ero diventata? Mi chiedevo: perché non trattare così qualunque cittadino, nell’attenzione pubblica, soprattutto nei servizi sociali?

Detto questo, ci si abitua in fretta: già a Luglio il Palais Bourbon non era già più quel “luogo alto” dei primi giorni ma piuttosto uno spazio quotidiano di lavoro.

E il lavoro non è decisamente mancato in questa prima sessione straordinaria con due progetti di legge importanti: il progetto di ricette sul dialogo sociale e la legge di fiducia nella vita politica. Ore ed ore di dibattito anche notturno (il che, detto en passant costa 50000 euro all’ora ai contribuenti).

Pur essendo una minoranza il nostro gruppo di 17 parlamentari della France Insoumise è quello che ha animato il dibattito con oltre 300 emendamenti. Anche i media hanno riconosciuto questa partecipazione.

Quanto al mio contributo a questo enorme progetto, è stato un riflesso del mio impegno per le campagne presidenziali e legislative: essere parte della France Insoumise, votando, intervenendo, difendendo gli emendamenti. Molto destabilizzante ma anche a questio ci si abitua.

La vanita del dibattito legislativo: dalla cassa di ratifica alla cassa di risonanza

Una cosa a cui non mi abito è la vanità del dibattito, teso ad alimentare una polemica partigiana piuttosto che un dibattito costruttivo.
Ma come potrebbe essere altrimenti se i tempi del dibattito sono contingentati, se gli interventi si riducono a un’enunciazione di opinioni per lo più partigiane e sempre poco approfondite; come potrebbe essere altrimenti visto che i ministri rispondono sempre altro rispetto alle domande che gli facciamo?
Il dibattito parlamentare non è il luogo della riflessione ma quello delle opinioni; il luogo del surplus verbale, della ripetizione e delle discussioni sterili.

L’impressione è che questi dibattiti sono vani, strumenti per rifiutare sistematicamente i nostri emendamenti; il parlamento appare come il luogo di ratifica dei progetti del governo.

Mi direte che anche i nostri “avversari” percepiscono questa vanità. Sicuramente, ma per noi minoranza questo produce irritazione.

Per altro credo che i nostri argomenti e le nostre prese di posizione non derivino da un “partigianismo” cieco come quello del colleghi di République En Marche. Testimonia questo il fatto che abbiano modificato un emendamento di uno dei loro quando si sono accorti che era praticamente uguale a uno nostro! Non vorrei essere troppo dura con la maggioranza, magari erano un pochino stanchi…

Sofismi e Novelangue : la vacuità !

Alla vanità si  aggiunge una vacuità insopportabile. Questa è il risultato di quello che dicevo prima: l’impossibilità di farsi domande, di precisare, di approfondire ciò che sta dietro agli argomenti degli altri.

Ma deriva anche da questa tendenza a ridurre il dibattito a una “disputa verbale” fatta di belle parole (a mio gusto brutte) e di ogni sorta di sofismi. Parlamentari che gargarizzano i loro effetti stilistici: felici di generare risa o applausi che riducono l’emiciclo a una specie di arena isterica e decadente. Ci si ritrova molto lontani dalle preoccupazioni di quei milioni di persone di cui si suppone noi siamo rappresentanti e per i quali facciamo le leggi. E mi includo volontariamente in questa schiera, non perché tema di dimenticarmi di essere cittadina, ma per spiegare meglio il clima politico in cui si finisce per stare, pensando di far carriera.

Infine la famosa novlangue — tanto criticata dal nostro gruppo — partecipa bene a questo vuoto.

Per chi non lo sa la parola fa riferimento alla nuova lingua – inventata nel famoso romanzo di Orwell – che il partito unico usa per imporre i propri bisogni ideologici, favorire la parola ufficiale ed impedire il pensiero critico; la novelangue impone la riduzione del vocabolario, la distorsione del senso delle parole, la loro uniformazione e il doppio senso in modo che entrino in profonda dissonanza con la realtà vissuta.

Su proposta di Emmanuel Macron — di cui alcuni media evocano appunto una certa vacuità di proposta – i ministri e i parlamentari di En Marche usano (e abusano) questo linguaggio.

Così una brutale riforma dello Statuto dei Lavoratori si chiama “progetto di ricette per rinforzare il dialogo sociale”; perfino i media finiscono per ammettere che si tratta di una riforma per favorire le aziende; una legge si chiama “legge di  fiducia nella vita politica” che non contiene misure per moralizzarla!!

Dato che è ancora permesso avere un pensiero critico chiediamoci: permettere alle imprese con meno di 20 dipendenti di fare trattative direttamente con i dipendenti senza un sindacato rafforza il dialogo sociale, fondato appunto sulle istanze rappresentative? In cosa la fusione di tali istanze può rafforzare il dialogo? Da quando lo Statuto dei Lavoratori è fatto per dare più forza alle imprese? Perché dovremmo aver fiducia in una legge che non costringe ad alcun comportamento morale né l’esecutivo né i corruttori?

Non parliamo nemmeno delle parole-slogan:  « libertà », « energia creatrice », « efficacia », « fiducia» che i ministri che ho potuto ascoltare (Jean-Michel Blanquer, Frédérique Vidal, Françoise Nyssen, Laura Fessel) ripetono in continuazione come dei mantra.

Allora mi vengono un po’ di domande; le centinaia di migliaia di salariati e disoccupati sono liberi? Su quale  « energia creatrice » ci dobbiamo basare nel lavoro precario? Che fiducia dare alla politica quando la Ministra della Giustizia stessa dichiara: « la morale è molto relativa; si basa sulle opinioni di ognuno»? Non voglio fare la morale a nessuno, ma ho una formula ancestrale che potrebbe servire da punto di riferimento per i nostri dirigenti in materia di moralità: «tratta gli altri come vuoi essere trattato ». Da questo punto di vista Madame Pénicaud avrebbe gradito far parte dei 230 licenziati di Danone France mentre l’autore dei licenziamenti percepiva « al tempo stesso » (per riprendere lo slang governativo dal pensiero complesso) 1,3 millioni di euro di guadagni sulle azioni in suo possesso? No, non le sarebbe piaciuto.

Eccoci al dialogo tra sordi. Ecco ciò che ti risulta insopportabile quando te ne stai 15 ore nell’emiciclo.

Mi è venuto da pensare a Platone – tra Aristotele e Socrate al centro del quadro che  domina il ballatoio –: doveva rivoltarsi nella tomba di fronte alla vanità e alla vacuità. Il suo Gorgia continua a essere attuale, 3000 anni dopo.

Detto questo, se sono stata assalita dal nonsenso della discussione parlamentare che mi ha sempre fatto odiare la politica e le lingue biforcute, condivido con i miei compagni del gruppo le reali necessità. Perché i nostri interventi sfuggono a quella lingua biforcuta. Raccolgo molte testimonianze in questo senso che mi fanno pensare che la cassa di ratifica possa diventare cassa di risonanza!

Così, durante questi cinque anni, aspiro per il mio lavoro nell’emiciclo – che è solo una parte, certamente importante, dell’attività del deputato – di mettere ancora più decisamente la mia pietra in questo edificio.

Sabine Rubin

Originale : https://www.sabinerubin.com/2017/10/premiers-pas/

Traduzione dal francese dell’équipe traduttori Pressenza

Categorie: Europa, Opinioni, Politica
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