Il Giro d’Italia non giustifichi l’apartheid

14.10.2017 - BDSItalia

Il Giro d’Italia non giustifichi l’apartheid

L’ipotesi di far partire l’edizione 2018 del giro d’italia da israele è una scelta sciagurata che coinvolgerebbe il giro, gli atleti e gli organizzatori nella violazione del diritto internazionale, perché Israele viola il diritto internazionale.

La partenza da Gerusalemme significherebbe infatti “normalizzare” l’occupazione illegale della città da parte di Israele, avvenuta nel 1967. Malgrado le ripetute rivendicazioni da parte dei ministri israeliani durante la cerimonia di annuncio, la comunità internazionale non riconosce alcuna parte di Gerusalemme come capitale di Israele.

Nel 1947 infatti, con la risoluzione 181, l’ONU ha posto la città di Gerusalemme sotto l’egida internazionale attraverso uno statuto speciale e ha ripetutamente affermato negli anni che “sono illegali tutte le azioni intraprese da Israele, potenza occupante, per imporre le sue leggi, la sua giurisdizione e l’amministrazione sulla Città Santa di Gerusalemme”.  A Gerusalemme Est si abbattono le case palestinesi, le si confisca, si rende impossibile la vita dei palestinesi che da generazioni abitano la città.

Nel sud di Israele, dove è prevista un’altra tappa della corsa, decine di città beduine palestinesi sono prive di riconoscimento e di servizi di base da parte di Israele e sono state sottoposte a ripetute demolizioni, nel caso di Al-Araqib oltre 100 volte. Dal 2010, Israele ha revocato la cittadinanza di centinaia di beduini palestinesi senza alcuna ragione, rendendoli apolidi.

Queste politiche fanno parte della perdurante pulizia etnica da parte di Israele, che è cominciata 70 anni fa con la fondazione di Israele sulle rovine della patria palestinese e con il trasferimento forzoso della maggioranza dei palestinesi indigeni.

Questo è ciò che Israele intende ‘celebrare’ l’anno prossimo.  Il Giro d’Italia non deve prestarsi a tutto ciò.

Come negli anni ’80 sarebbe stato inaccettabile per il Giro d’Italia cominciare dal Sudafrica dell’apartheid, così oggi è inaccettabile iniziare la corsa in qualsiasi luogo sotto il controllo di Israele poiché questo servirà soltanto come timbro di approvazione per l’oppressione dei palestinesi da parte di Israele.

Come ha recentemente dichiarato in una intervista al quotidiano “La Provincia” di Como lo scorso 20 Settembre Paolo Ceruti, uno dei fondatori del celebre Museo del ciclismo del Ghisallo,    “questa scelta va contro lo spirito di pace dello sport”.

SOLLECITIAMO RCS A RISPETTARE IL DIRITTO INTERNAZIONALE

E A SPOSTARE L’INIZIO DELLA CORSA IN UN ALTRO PAESE.

 

Coordinamento lombardo solidarietà Palestina

Fonte: Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI)

Traduzione di BDS Italiawww.bdsitalia.org

 

 

Categorie: Comunicati Stampa, Diritti Umani, Europa, Medio Oriente
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