Catalogna, manifestazioni di massa per il diritto di decidere

21.09.2017 - Pilar Paricio

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Catalano

Catalogna, manifestazioni di massa per il diritto di decidere
(Foto di Pilar Paricio)

La mattina del 20 settembre la Catalogna si è svegliata con la notizia che la Guardia Civil aveva effettuato almeno 41 perquisizioni in luoghi quali il Dipartimento di Economia, degli Affari Esteri, del Governo e degli Affari Sociali, l’Amministrazione aperta della Catalogna, la Segreteria delle Finanze e la Direzione Generale del Patrimonio, tutte sedi del governo della Generalitat, nonché il Centro di Telecomunicazioni e Tecnologie dell’Informazione, alcuni studi professionali e sedi di aziende che custodivano presumibilmente del materiale per il referendum.

I corpi di sicurezza si sono concentrati anche di fronte alla sede di “Candidatura d’Unitat Popular” (CUP), uno dei partiti a capo del processo indipendentista.

L’operazione ha realizzato 16 arresti tra responsabili del governo della Generalitat e persone coinvolte nel referendum. In una tipografia sono stati sequestrati 10 milioni di schede per il voto del 1° ottobre.

Il governo centrale ha inoltre inviato nei porti di Barcellona e Tarragona tre navi in grado di ospitare fino a 4.000 agenti, che l’esecutivo intende mobilitare per impedire il referendum sull’indipendenza della Catalogna.

Una settimana fa il governo centrale ha effettuato un intervento di carattere economico sul governo catalano, che non riceverà più denaro. I pagamenti di funzionari, centri educativi, ospedali, provveditorati eccetera saranno erogati direttamente dal governo centrale.

Di fronte a tutti questi attacchi, la cittadinanza catalana sta rispondendo con una mobilitazione di massa e manifestazioni in tutto il territorio. Dalle 11 del mattino a Barcellona, l’incrocio tra la Gran Vía e la Rambla de Catalunya si è andato riempiendo di migliaia di persone e bandiere “stellate” (la bandiera indipendentista della Catalogna) al grido di “le strade saranno sempre nostre” o “voteremo”. Il centro di Barcellona è diventato un fiume di persone in movimento, mentre gli elicotteri delle forze di sicurezza sorvolavano la città. Si sono svolte manifestazioni anche in altri punti di Barcellona o in altre città catalane, come Lérida o Reus. I contadini del Maresme (una zona vicino a Barcellona) si sono diretti con i trattori verso la città per unirsi alla protesta.

Da tutti i mezzi di comunicazione, dalle associazioni, dai partiti politici e dalla cittadinanza arriva l’invito a evitare la violenza, fare resistenza passiva e non provocare le forze di sicurezza. Il presidente della Generalitat de Cataluña, Carles Puigdemont, accusa il governo centrale di sospendere de facto l’autogoverno della Catalogna, dichiarando lo stato di emergenza. Per questa ragione, il presidente ha affermato: ”Condanniamo e respingiamo l’atteggiamento antidemocratico dello Stato spagnolo”. D’altro canto le sindache di Madrid Manuela Carmena e di Barcellona Ada Colau esortano al dialogo.

La situazione è un esempio del principio descritto dal pensatore Silo: “Quando forzi qualcosa verso un fine, produci il contrario”. Più il governo centrale vieta al popolo catalano di esprimersi alle urne sull’indipendenza, più il popolo appoggerà il referendum.

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone

 

Categorie: Politica
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