Terrore, ipocrisia, discriminazione e speranza

29.03.2017 - Sasha Volkoff

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Terrore, ipocrisia, discriminazione e speranza

In Europa, quando si verifica un atto terroristico (e già sono stati troppi in poco tempo), si verificano in contemporanea tre fenomeni:

 Terrore. L’atto che genera la sequenza. Terribile, crudele, inumano, ingiusto, assurdo… qualcosa che tenta di provocare danno agli altri, che non conosce, né è interessato a conoscere. E’ una completa assurdità, il trionfo dell’irrazionalità peggiore; eppure, nonostante tutto, dietro si nasconde una logica ben precisa, incomprensibile a tutti, tranne all’esecutore materiale.

 Ipocrisia. Puntualmente, veloci come schegge, iniziano le roboanti dichiarazioni dei politici e, in generale, dei rappresentanti del potere. Si riempiono la bocca di parole quali “pace”, “democrazia”, “convivenza”. Tuttavia, sono gli stessi che appoggiano la violenza generalizzata della NATO; gli stessi che volgono lo sguardo altrove, mentre ogni giorno le persone muoiono a causa dei proiettili lanciati in nome di quelle stessa pace e democrazia da loro così difesa e amata; gli stessi a cui non tremano i polsi nel dichiarare misure ingiuste che condannano alla povertà milioni di persone, tutte innocenti. Coloro che violano di più i diritti umani sono i primi ad accorrere per farsi inquadrare da una telecamera battendosi il petto declamando libertà e giustizia universale.

 Discriminazione. La discriminazione si verifica in due modi:

1) I musulmani, e tutti quelli che sembrano esserlo, sono immediatamente segnalati come potenziali terroristi. I molti gruppi fascisti esistenti in Europa plaudono alla cosa, vedendo così rafforzati i loro discorsi di stampo populista. Gli altri, quelli che non vogliono essere tacciati come fascisti, non plaudono alla cosa, ma ne approfittano per promuovere e generare nuove misure politiche, il cui unico fine è il profitto da parte dei grandi gruppi economici, sebbene camuffati da parole come “sicurezza”, “stabilità” e altre, prive di senso.

2)  I grandi mezzi di comunicazione pubblicano titoli a caratteri cubitali in cui rifiutano la violenza, dichiarandosi persino amanti della pace e della democrazia. Tuttavia, quando gli stessi fatti si verificano in altri luoghi o con altri protagonisti, non dicono nulla, o quasi nulla. In un meraviglioso articolo pubblicato sul eldiario.es, Íñigo Sáenz de Ugarte dice che “secondo il Global Terrorism Database ,tra il 2011 e il 2015, in Europa si sono verificati 89 attentati, il 12,4% commessi da musulmani. Di questi 89 attacchi, 24 non hanno avuto alcuna risonanza mediatica, fatto salvo quanto riferito dai media locali. Quelli commessi da musulmani, hanno avuto il 44% di copertura giornalistica. Solo nel 5% di tutti gli attentati terroristici, l’autore era un musulmano, nato oltretutto all’estero, ma questi attentati hanno avuto una risonanza mediatica pari al 32%”.»

Il giornalista Rafael Poch, a sua volta, in un altro articolo pubblicato nel 2016, diceva, citando uno studio intitolato “Global Terrorism Index 2015”: «Dal 2000, solo lo 0,5% dei morti per atti terroristici registrati ha avuto luogo in Occidente. Negli ultimi nove anni, la causa principale di terrorismo in Occidente non è stato il terrorismo islamico. In Occidente, l’80% dei morti causati da terroristi sono stati opera di estremisti dell’ultra destra, nazionalisti, dell’estremismo politico antigovernativo” e di “altre forme di supremazia”.»

La solidarietà alle vittime di Londra e Parigi è cosa buona e giusta, ma sarebbe cosa altrettanto buona e giusta esprimere la stessa solidarietà con le vittime del terrorismo o qualsiasi altro tipo di violenza in qualsiasi parte del mondo, a qualsiasi latitudine accada.

 Speranza. Per fortuna, oltre a questi tre fenomeni, si verificano molte altre cose. Vi è una nuova sensibilità in milioni di persone, una sensibilità sintomo del futuro migliore che si profila all’orizzonte e che non vuole discriminare gli individui per via delle loro origini, né per la loro cultura. Una sensibilità per la quale gli atti di violenza sono detestabili, non importa da dove provengano, né quale sia il potere di colui che lo giustifica. Questa nuova sensibilità cresce dolcemente, dal basso, senza mescolarsi ai grandi mezzi di “disinformazione”. Procede lentamente, ma con sicurezza, perché non si può tornare indietro; per quanto alcuni possano opporre resistenza, l’essere umano procede verso l’amore e la compassione. Nel futuro, non vi sarà terrorismo, né giustificazione alcuna alla violenza più brutale; le nuove generazioni guarderanno questa epoca come a un periodo di barbarie, come noi possiamo guardare da oggi i trogloditi che si prendono a bastonate in testa. Lì, in quel futuro luminoso, c’incontreremo tutti.

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone

 

Categorie: Diritti Umani, Diversità, Europa, Nonviolenza, Opinioni, Pace e Disarmo, Politica, Questioni internazionali
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