Da Fred – Tagliatore di pietra

Sabato 25 febbraio, una dozzina di tagliatori di pietra si è dedicato a una nuova opera, a Porte de la Chapelle, nel 18º arrondissement. Hanno spostato dei blocchi di pietra posizionati dal municipio di Parigi nei pressi di un centro umanitario per migranti, il cui scopo era quello di impedire a quest’ultimi di stabilirvisi. Fred, scultore da vent’anni, ha avviato l’azione insieme ad altri confratelli « di pietra ». E non ha intenzione di fermarsi.

« Faccio il tagliatore di pietra da vent’anni e sono rimasto profondamente scioccato dal posizionamento di questi enormi blocchi di pietra sotto il ponte di la Chapelle ».

Piuttosto spesso, leggiamo che il nostro mestiere è destinato a esaurirsi, che non ci sono più sassi da tagliare, che non c’è più denaro per la restaurazione del patrimonio… Questo è in parte vero. Tuttavia il municipio di sassi ne ha trovati tanti! Tante belle pietre del dipartimento dell’Oise ! Ne ha trovate così tante da decidere di posizionarle in alcuni luoghi per impedire ai rifugiati di stabilirvisi… Così tante che si innalzano come pietre tombali senza nome in memoria di quegli uomini, quelle donne e quei bambini morti senza sepoltura sul fondo del Mediterraneo…

Dare un senso alle pietre che non ne hanno uno

Quest’azione non è degna dei valori di fratellanza universale su cui si basa la nostra professione. Le pietre sono fatte per costruire ponti, non per erigere muri. Siamo costruttori di speranze, ma ce ne dimentichiamo troppo spesso… Quelle pietre non hanno senso, così ho voluto trovarne uno, in modo simbolico.

Il 13 febbraio, ho pubblicato un messaggio sulla mia bacheca Facebook per interpellare « gli amici e le amiche della pietra» e proporre loro di armarci di martelli e scalpelli e cesoie per incidere i nomi dei migranti su questi blocchi di calcare. L’idea è quella di creare un monumento commemorativo per tutti i migranti morti sulle strade e nelle acque europee. Ho ricevuto presto numerose risposte. Ho così deciso di creare una pagina dedicata all’iniziativa: « cuori di pietra solidali », che oggi conta circa 1800 membri.

I tagliatori di pietre hanno risposto all’appello da ogni parte della Francia

Tuttavia, prima di metterci all’opera, dovevamo ancora spostare alcuni blocchi di pietra per rendere quello spazio almeno accessibile ai rifugiati. Quando sono arrivato sul luogo, a Porte de la Chapelle, c’erano una decina di persone che cercavano di spostare dei blocchi di pietra. Devo riconoscere di aver trovato un senso ai miei vent’anni di lavoro perché una situazione simile non si verificava da tempo, mentre io ero venuto a dar loro manforte per un breve corso di rivestimento, con due picchetti di legno presi in prestito al cantiere lì accanto…

Sabato 25 febbraio, abbiamo deciso, insieme a delle associazioni che si occupano di assistenza ai rifugiati, di intervenire tutti insieme a Porte de la Chapelle. Abbiamo diffuso l’evento a tre o quattro di queste associazioni e quel sabato se ne sono ritrovate una dozzina, circondate dai giornalisti. Tagliatori di pietra provenienti da ogni parte della Francia, dalla Borgogna, dalla Normandia, da Lille… Persino un incisore che lavora a Parigi. Abbiamo anche ricevuto dei messaggi di supporto da parte di tagliatori di pietra inglesi e italiani, pronti a intervenire.

In tre ore, abbiamo spostato alcuni blocchi di 800 chili grazie alle tecniche tradizionali. Hanno partecipato anche i rifugiati presenti sul luogo. Tra di loro, un giovane afgano che faceva il tagliatore di pietra in Iran e non toccava quegli utensili da mesi, in quanto si era perduto per le strade dell’Europa.

Ci accuseranno di tagliare le pietre?

Siamo stati interrotti alla polizia, che ci ha chiesto se avevamo l’autorizzazione per intervenire su quei blocchi. Di comune accordo, abbiamo deciso di interrompere il nostro lavoro e di chiedere un accordo della città di Parigi e del municipio del 18º arrondissement per tagliare quelle pietre e trasformarle, anche se dubito che ne avessimo bisogno: si tratta di materiale di scarto, non di arredo urbano. In caso di risposta negativa, ritorneremo comunque. Cosa rischiamo? Che accusino dei tagliatori di pietra di aver tagliato delle pietre? Abbiamo comunque raggiunto il nostro obiettivo principale: volevamo dare risalto a quest’azione e ci siamo abbondantemente riusciti.

Lo facciamo con i nostri mezzi: siamo in grado di spostare un blocco di due tonnellate. Siamo anche in grado di trasformarlo e abbellirlo. Il motto dell’associazione “Compagnons tailleurs de pierre des devoirs unis”, della quale faccio parte, è « Lavorare sempre meglio, insegnare il mestiere, aiutare e sostenere i propri fratelli». Ed è questo quello che facciamo. L’unica differenza è che non lavoriamo più nelle cappelle, ma a Porte de la Chapelle.

Dichiarazioni raccolte da Rozenn Le Carboulec

 

Traduzione dal francese all’italiano di Simona Trapani