I minori non accompagnati chiedono solo di essere protetti

15.01.2017 - Antonietta Chiodo

I minori non accompagnati chiedono solo di essere protetti
(Foto di Maro Kouri)

Tra il 2015 e il 2016 mi trovai a lavorare con tecnici e soccorritori della Croce Rossa delle coste calabresi. Incontrando i migranti mi resi presto conto di quali fossero i loro reali sogni; non era difficile, perché fu possibile leggere la verità nei loro occhi. Una dignità titanica che ben presto sarebbe entrata nelle coscienze di tutti noi.

Per comprendere la loro scelta dovremmo prima domandarci se siamo in grado di percepire cosa accada nella mente di un essere umano obbligato a scappare e abbandonare così la propria terra. La guerra non è un gioco, non lascia spazio per domande scontate, obbligandoti così a fuggire nell’utopia di una vita migliore. Osservai i minori non accompagnati all’interno delle strutture di accoglienza  e scivolai nei loro sguardi fatti di occhi duri e vitrei,  nella ricerca di quell’innocenza strappata violentemente ai ricordi di un tempo. I viaggi della speranza al contrario di ciò che si è abituati a pensare durano mesi, in condizioni disumane, in cui scarseggiano cibo e acqua, obbligandoli a navigare a diretto contatto con estranei adulti e malattie che in alcuni casi conducono alla morte.

Ancora oggi per l’Occidente è marginale considerare primario l’animo umano, dando sempre più attenzione a ciò che invece rappresenta la statistica. Obiettivamente ci si rende ben presto conto di come oramai ognuno di noi agli occhi del mondo sia classificabile attraverso un numero da inserire in una tabella. Quanti di voi ricordano ancora oggi gli sconvolgenti dati divulgati alla fine del 2015, che classificarono a 10.000 i minori stranieri in Europa scomparsi nel nulla? Quanti di voi inoltre rammentano che la metà di questa cifra rappresentò il numero dei bambini spariti nel solo territorio italiano? Le questure e le polizie locali ammisero che vi fosse una operazione a dir poco allarmante messa in campo dalla malavita organizzata, facendo in modo che i corpicini di questi bambini venissero poi usati per scopi a dir poco disdicevoli, come la pedo pornografia e la vendita di organi.

Siamo il paese dell’accoglienza senza ombra di dubbio, ma non siamo certo il paese della tutela e della protezione di questi bambini, fuggiti dai conflitti creati per mano nostra per futili accordi economici.

Nel 2016 dati ancora più allarmanti vengono resi pubblici dagli organi competenti: sembra infatti che i minori non accompagnati sbarcati sulle coste italiane siano saliti a 25.846, mentre è in continuo aumento e sempre più complesso da identificare il numero dei bambini che riescono ad entrare in Europa via terra.

Quando parliamo di bambini scomparsi il nodo alla gola si stringe sempre di più, perché dobbiamo renderci conto che stiamo permettendo al nostro futuro di morire, senza ancora oggi essere in grado di tutelarli. Le questure ed i sindaci dichiarano l’impossibilità di riuscire a dare assistenza a un numero sempre maggiore di migranti.  Bruxelles stanzia quindi un ulteriore aiuto economico, pari a 13.000.000 di euro, per un’assistenza pari a 45 euro per ogni bambino in struttura, che possa poi venire seguito da un insegnante, un mediatore culturale e un legale. Dovremmo quindi domandarci se è il denaro il perno fondamentale dell’accoglienza o ancora, se dovremmo fare i conti con una palese negligenza degli stati europei su questo catastrofico problema?

Dal 2015 ad oggi poco è cambiato. Le associazioni per i diritti umani si scontrarono contro l’assurda strumentazione della scansione ossea, creata negli anni Cinquanta, che permette grazie alla misurazione del polso di bambini cresciuti nel nord Europa di decifrarne l’età anagrafica. Peccato che ci troviamo di fronte a vite umane arrivate a noi dal Nordafrica o dal Medio Oriente e a oggi noi viviamo nell’anno 2017.

Come nei miei articoli precedenti a cavallo tra il 2015 e il 2016, in cui denunciavo l’assurdità e l’implicazione della malavita nella gestione della tratta dei bambini e l’importanza dei ricongiungimenti familiari, mi chiedo ancora oggi come sia possibile pensare che dei bambini tra i 10 e i 17 anni giungano in Italia spaventati, confusi e possano quindi rilasciare informazioni base sulla propria vita privata al primo uomo in divisa che si trovano davanti.

Entrando nel sito della Camera dei Deputati troverete questo breve articolo insieme ai nuovi disegni di legge approvati per la tutela dei minori non accompagnati, che evidenziano tra i primi punti, il totale e indissolubile divieto di respingimento nei confronti dei bambini (nuovo comma 1-bis dell’art. 19 del TU immigrazione).

Lascia perplessi poco dopo la lettura dei primi articoli incappare in questo: Dall’altro, modifica la disciplina relativa al divieto di espulsione dei minori stranieri che, in base alla normativa vigente, può essere derogato esclusivamente per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato, stabilendo ulteriormente che, in ogni caso, il provvedimento di espulsione può essere adottato a condizione che non comporti “un rischio di danni gravi per il minore”. È altresì specificato che la decisione del Tribunale per i Minorenni, che ha la competenza in materia, deve essere assunta tempestivamente e comunque nel termine di 30 giorni.

Ci troviamo di fronte a una totale disumanità, dopo essere rimasti inorriditi centinaia di volte di fronte ai dati divulgati sulle sparizione e le fotografie dei morti in mare e dei morti mai ritrovati, lasciando fantasmi oscuri nelle coscienze di tutti noi. Amiamo definirci una società civile perché i regimi occidentali, probabilmente più subdoli di altri, hanno saputo farci credere in una libertà fatta di compromessi e giocattoli costosi. A spese di altre popolazioni, per la maggior parte mediorientali, stanno anche in questo momento tracciando i nuovi confini geopolitici con il sangue dei più deboli.

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Categorie: Diritti Umani, Europa, Opinioni
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