Jila Movahed Shariat Panahi: l’Islam come religione femminista

05.05.2016 - Milena Rampoldi

Jila Movahed Shariat Panahi: l’Islam come religione femminista
(Foto di Promosaik)

Qui di seguito la mia intervista con la femminista, attivista politica ed autrice iraniana Jila Movahed Shariat Panahi. Vorrei ringraziare Jila per la sua disponibilità e le risposte dettagliate alle mie domande sull’Islam e le donne.

Jila Movahed Shariat Panahi (nata nel 1951) ottenne la laurea in Science Engineering presso l’università Sharif University of Technology nel 1973.

Dopo la laurea fu impiegata presso l’Atomic Energy Organization in Iran in funzione di specialista di protezione dalle radiazioni. All’indomani della rivoluzione, nel 1985, iniziò a protestare contro il governo per due ragioni. Innanzitutto sosteneva che per l’Iran l’energia solare rappresenterebbe una fonte energetica più sicura rispetto all’energia nucleare.

In secondo luogo si opponeva all’obbligo assoluto del velo per tutte le donne sul posto di lavoro, affermando che un obbligo così rigido era contrario all’Islam, visto che nel Corano l’hijab costituisce una scelta e non un obbligo assoluto. Alla fine decise di dare le dimissioni. La sua lettera di dimissioni fu il suo primo atto femminista.

Nel 1990, Jila fu la vincitrice di un premio della Facoltà di Legge dell’Università Beheshti per il suo articolo intitolato I problemi delle donne iraniane, causati dalle leggi civili.

In seguito iniziò il suo impegno come attivista per i diritti delle donne in Iran. Dopo circa 20 anni di ricerca, nel 1999, pubblicò il suo primo libro intitolato Nuova analisi sui diritti femminili dal punto di vista coranico.

Il suo secondo libro, pubblicato nel 2014, si intitola Le donne più efficienti nel corso del primo e secondo secolo islamico.

Attualmente Jila è membra della campagna di Un milione di firme per cambiare le leggi di discriminazione verso le donne und del Consiglio nazionale della pace.

Ha tenuto numerose conferenze presso istituti universitari e ONG e redatto articoli per diversi giornali e varie riviste sul tema dei diritti delle donne.

Nel 1991, 1995, 1999, 2003 e nel 2016 era candidata alle elezioni parlamentari. Nel 2009 era anche candidata per la presidenza, ma il Consiglio dei Guardiani ha sempre rigettato la sua domanda.

I suoi due nuovi libri sono in attesa del permesso governativo. Shariat Panahi è sposata ed ha tre figli.

Che cosa significa il femminismo islamico per Lei?

​Innanzitutto vorrei definire il termine “femminismo” dal mio punto di vista:

Il femminismo è una dottrina nel contesto della quale si definiscono la donna, le sue abilità e i suoi talenti quale essere umano e genere e i suoi bisogni. Il femminismo comprende anche misure per promuovere talenti e competenze femminili e ottenere uno sviluppo stabile della donna, della sua famiglia e della sua società.

Secondo questa dottrina, nonostante le differenze, le donne hanno gli stessi diritti degli uomini all’interno di famiglia e società. Ecco la mia definizione come femminista musulmana. Sono fermamente convinta del fatto che il Sacro Corano abbia definito molto bene le donne come genere. Dimostra anche un percorso eccezionale per ottimizzare le abilità femminili e i loro talenti.

Passo per passo il Sacro Corano ha concesso diritti equivalenti a donne e uomini come esseri umani indipendentemente dal fatto che vi sono ovvie differenze biologiche e ruoli diversi all’interno della famiglia e della vita sociale.    ​

MR: Quali sono gli ostacoli principali nelle società musulmane quando una donna è competente e desidera lavorare in politica?

JMS: I principali ostacoli sono:

  1. L’interpretazione errata della regola d’oro del Corano secondo la quale “gli uomini sono responsabili di adempiere i bisogni finanziari delle donne”.
  2. La concezione errata secondo la quale “il marito ha il diritto illimitato di intrattenere rapporti sessuali con sua moglie ogni volta che lo desidera.”
  3. L’opinione errata secondo cui la “società non sarebbe un luogo sicuro per le donne per le quali l’unico luogo sicuro sarebbe la loro casa.”
  4. L’opinione errata secondo cui le “donne non avrebbero le stesse abilità e gli stessi talenti degli uomini, in particolare quando si tratta di lavorare in politica.”
  5. L’ostacolo principale e una delle radici di tutti questi ostacoli consiste nel potere affidato ai chierici musulmani a cui viene attribuita l’autorità ufficiale e/o locale di interpretare l’Islam secondo la propria volontà e che possono dunque influenzare i musulmani. Una delle migliori strategie per superare questo ostacolo è di insegnare ai musulmani a verificare il comportamento dei loro giuristi per vedere se guadagnano soldi quando adempiono i loro obblighi. Il Profeta invece, secondo numerosi versetti del Corano, non voleva mai del denaro da altri (vedi: al-Shura 23, al-Hud 29 e 51, Al-Shura 109, 127, 145, 164, 164 e 180 e al-Saba 47).

Questo significa che se un giurista direttamente o indirettamente sostiene dei leader politici al potere e guadagna un sacco di soldi nell’emissione di opinioni religiose e fatwa, il popolo dovrebbe essere scettico e non accettarlo come rappresentante di Dio.

Le persone devono fare il più possibile le proprie ricerche sulla propria religione perché seguire ciecamente un leader di questo tipo potrebbe condurli tra le braccia di gruppi pericolosi come ISIS.

Secondo me l’Islam è una religione femminista, mentre i musulmani non lo sono. Che cosa ne pensa di questo?

Sono assolutamente d’accordo con Lei.   ​

Una delle soluzioni migliori per risolvere quest’opposizione consiste nel ri-tradurre e re-interpretare alcuni versetti di base del Corano riguardanti i diritti delle donne che sono stati tradotti o interpretati in modo del tutto errato o manifestamente deviante e in contraddizione con l’intero spirito dell’Islam.

​​Per fare questo dovremmo considerare esattamente le radici delle parole arabe e focalizzare su di esse, prendendo anche in considerazione altri versetti in cui si ritrova la stessa parola (ad esempio il termine noshooz in arabo ha lo stesso significato per donne (al-Nisa, verso 34) e uomini (al-Nisa, verso 128)).

Inoltre vorrei focalizzare su dei versetti quali al-Nisa 3, 34, 127, 128 e 129, al- Baqarah 228, 229, 233, 240 e 241, ​al-Talaq 4 e 6 che sono compresi, tradotti ed interpretati in modo errato (sulla base di idee maschiliste o di detti del Profeta fabbricati). Di conseguenza dovremmo re-interpretarli sulla base dell’umanesimo e dello spirito generale del Sacro Corano.

Quali sono le cose principali che possiamo fare come donne nella nostra lotta contro le interpretazioni errate del ruolo femminile nell’Islam da una parte e contro l’islamofobia dall’altra?

In generale dovremmo iniziare a correggere la visione errata che i musulmani hanno delle donne con una traduzione corretta dei versetti coranici sulle donne. Questo costituirebbe anche un grande passo nella lotta contro l’islamofobia.

​Poi dobbiamo cambiare la concezione dell’uomo presso i musulmani.

​E alla fine dovremmo cambiare l’intera concezione degli esseri umani nell’Islam. Credo che questa sia la via più rapida per raggiungere entrambi gli obiettivi.

In altre parole: fino a che non cambiamo questa idea errata dell’Islam radicata nei cuori di numerosi credenti musulmani incolti non saremo in grado di combattere l’islamofobia. Ovviamente va tenuto in considerazione che questa concezione errata assume una funzione essenziale nel sostenere i nemici colti dell’Islam che cercano di dimostrare che questa concezione errata equivale al vero Islam per trarne beneficio.

Con un Islam al femminile invece riusciremo a mostrare il volto gentile dell’Islam invece di quello duro e fabbricato.  ​

 

Quali sono le tematiche principali che Lei tratta nel suo libro sull’eguaglianza nel Corano?

Le parti più importanti del mio libro (in breve) sono le seguenti:

  1. La poligamia deve essere convertita in monogamia, percorrendo tre passaggi: in al-Nisa 3 il numero infinito di moglie veniva modificato in un numero massimo di quattro mogli.
  2. Alla fine dello stesso versetto 4 di al-Nisa, le quattro mogli divengono 1. Infatti se il marito teme di non poter essere giusto, ne sposi solo una.
  3. Il terzo passaggio si raggiunge con il versetto 129 di al-Nisa, in cui Allah accentua che nessun uomo sarebbe in grado di essere giusto con due diverse mogli. Di conseguenza Allah sostiene la monogamia.

​Questo rappresenta un passaggio essenziale per superare per sempre la discriminazione tra uomini e donne all’interno delle famiglie musulmane.   ​

​Nel versetto al-Nisa 34, ho ritradotto alcune parole arabe principali come segue:

  1. Ghavamon (in arabo) significa che gli uomini devono mantenere finanziariamente le donne. Se prendiamo in considerazione questo aspetto in dettaglio, vediamo che questo principio costituisce un’opportunità d’oro per le donne per avere tempo a disposizione per studiare, curare le proprie emozioni e la propria pace interiore. Un altro aspetto importante consiste nel fatto che ghavam non significa che gli uomini sono capo-famiglia e dunque i soli a decidere. E non significa neppure che le donne non possano lavorare fuori casa, ma significa che possono decidere se desiderano lavorare o meno.
  2.  Salehat in arabo significa difensore della pace.
  3.  Ghanetat in arabo significa obbedire liberamente ad Allah (e non al marito).
  4.  Hafezaton lelghib in arabo significa essere leale (niente di più).​
  5.  Noshooz in arabo significa rapporto sessuale con un’altra persona che non è la sposa/lo sposo. E il termine si applica ad entrambi, uomini e donne.
  6. Fa-azrebo-honna in arabo significa separazione provvisoria prima del divorzio o della riconciliazione.

Nel settembre del 1995 in occasione della Conferenza Internazionale sulle donne a Pechino ho tenuto un workshop intitolato “How can we increase the role of Women to create a stable peace in the world” (Come possiamo potenziare il ruolo delle donne per creare una pace stabile nel mondo), incentrato sui seguenti due punti:

  1. Il periodo più importante per formare il carattere di un bambino sono i primi cinque anni, quando tutti i bambini si trovano sotto l’influenza femminile.
  2. ​I modelli di comportamento di numerosi gruppi femministi sono maschili. Il motivo va fatto risalire al fatto che gli uomini hanno maggiore successo nel mondo degli affari, della finanza e della politica e che noi donne dunque dovremmo imitarli. Il nostro mondo è dominato da uomini, e le caratteristiche femminili stanno sparendo.

Dunque consiglio alle donne di cambiare il loro atteggiamento mentale. Dovrebbero concentrarsi sulla propria femminilità, apparenza attraente, gentilezza, emotività e sulla loro maternità per costruire un mondo basato su una combinazione bilanciata tra colori maschili e femminili. Solo in un mondo di questo tipo la guerra sarà disfatta e dominerà la pace.

Per ritornare all’interpretazione del Corano: è un dato di fatto che gli esegeti che interpretano erroneamente il Corano causano molta discriminazione nei confronti delle donne nelle società musulmane.

In conclusione, per focalizzare su una tematica particolare dell’Islam sciita, vorrei parlarLe della mia opinione sul matrimonio temporaneo (muta’a) praticato fino ad oggi nelle comunità sciite. Esisteva fino al 21esimo anno della Rivelazione, ma in quell’anno fu abbandonato visto che le leggi del matrimonio permanente erano ormai perfezionate.

​​Quale è la Sua visione politica per il futuro dell’Iran?

​Se le donne iraniane riescono a superare gli attuali ostacoli per entrare in parlamento e se abbiamo un numero sufficiente di donne per formare fazioni parlamentari, allora potranno emettere nuove leggi contro la discriminazione delle donne.

In condizioni come queste, vedo un futuro positivo per tutti i cittadini e tutte le cittadine iraniani.

Categorie: Diversità, Interviste, Medio Oriente, Umanesimo e Spiritualità
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