La poesia: Promosaik intervista il Prof. Thomsen

12.03.2016 - ProMosaik

La poesia: Promosaik intervista il Prof. Thomsen

 

di Aygun Uzunlar, ProMosaik e.V. – Traduzione italiana di Curzio Bettio: La raccolta di poesie CARA, edizioni ProMosaik, è stata introdotta da un saggio del Prof. Hans Bjarne Thomsen della Sezione per l’Arte dell’Asia Orientale dell’Università di Zurigo. Aygun Uzunlar intervista il Prof. Thomsen.

Per me personalmente CARA è un modo di vita della poesia all’ interfaccia tra filosofia esistenziale e misticismo. Cosa pensa lei su questo?

Sono d’accordo, in CARA possiamo trovare punti in comune sia con il misticismo che con la filosofia esistenziale. Come possiamo riscontrare nelle opere di filosofi quali Kierkegaard o Sartre, tali concetti sono difficili da spiegare in termini concisi e logici, e forse questa è una delle funzioni della poesia che più ottiene un buon esito: la funzione di fare chiarezza su ciò che è difficile da esprimere, con parole toccanti e piene di slancio. Troppo spesso, nei testi filosofici ci imbattiamo in porte sbarrate: limitazioni delle possibilità di passaggio attraverso un corridoio lungo e stretto. In CARA, la poesia fa l’esatto contrario: apre le porte e libera il lettore in una ricca varietà di nuove possibilità.

Quanto è importante la visione interculturale e interreligiosa della  poesia?

Non necessariamente importante. Grande poesia può essere creata anche nell’ambito di tradizioni religiose e, per esempio, possiamo scorgere tali espressioni poetiche all’interno della Bibbia, della Torah, e del Corano. Tale poesia tende a focalizzarsi intimamente su piccole comunità appartenenti ai sistemi religiosi. Eppure, queste espressioni poetiche sono innegabilmente potenti. L’attrazione della poesia in CARA avviene attraverso la sua quasi totale mancanza di collegamenti e contesti. Fluttua, in un certo senso, tra culture e credenze e ci costringe a fare uno sforzo per capire qualcosa che in natura è essenzialmente frammentario. In effetti, questa poetica esprime la bellezza dell’ambiguità. E questa ambiguità è importante per la visione interculturale e interreligiosa di queste poesie, così come per le rappresentazioni pittoriche di accompagnamento .

Come possiamo promuovere la pace attraverso la poesia?

La poesia può certamente promuovere la pace. Ma non dobbiamo dimenticare che la poesia rimane uno strumento nelle mani del poeta, ed è l’intenzione del poeta a rivestire importanza. Se l’intenzione del poeta è di infiammare le passioni dei lettori per la violenza della guerra, allora questo può succedere: ci sono molti esempi di questo tipo di poesia. Così come ci sono molti esempi di arte che possono portarci ad odiare, alla passione erotica, o alla contemplazione interiore: in tutte le forme d’arte, sono le intenzioni che diventano importanti. La poesia, l’arte, e la retorica: sono tutti strumenti nelle mani del loro creatore e possono diventare distruttive o costruttive, dipendendo dalla volontà della persona che le porta alla vita.

Come possiamo promuovere la pace? Attraverso selezioni ponderate ed assennate. Selezionando le arti o le poetiche che mettono in risalto le qualità migliori nei lettori. Non una censura delle espressioni, ma una promozione di ciò che giudichiamo essere migliore per il bene comune.

La pubblicazione di CARA è un ottimo esempio: la poesia del poeta anonimo, le creazioni artistiche di LaBGC, il lavoro dei redattori e degli editori di ProMosaik – tutte queste persone si sono riunite ed hanno contribuito ad elaborare una pubblicazione che ci invita a riflettere su questioni di vitale importanza, per esempio, sulla nostra esistenza, sul modo di vivere con gli altri, e su come comunicare, con o senza parole. Sicuramente, questi sono gli obiettivi che devono essere promossi e questi possono procurare la pace in noi stessi e con gli altri che ci stanno intorno.

Quanto sono importanti i valori culturali universali e quelli particolarmente caratteristici per promuovere allo stesso tempo i valori comuni e le diversità?  

Si tratta naturalmente di una domanda molto attuale! Ci rendiamo conto di questo, esattamente attorno a noi ogni giorno, per esempio, nella domanda di integrazione con l’Europa. Esistono valori universali che possono essere accettati da ogni cultura? Esistono valori culturali specifici di alcuni gruppi che li rendono incompatibili, quando messi a contatto con altri gruppi? Quanto importante è la diversità quando può portare alla lacerazione del tessuto sociale comune? Sono preziosi quei valori comuni, però frutto del sacrificio e della soppressione di specifiche tradizioni culturali di alcuni gruppi? Per soddisfare tali quesiti, credo sia importante avere una visione idealistica, ma – al tempo stesso – essere consapevoli delle possibili limitazioni ad altri esseri umani. È evidente che, quando ci guardiamo intorno, in questo mondo non siamo proprio una grande famiglia felice. I conflitti sembrano accadere naturalmente in tutto il globo; nessuna area del pianeta è esente da questo fatto triste. Non possiamo aspettarci espressioni spontanee di felicità e di pace quando vengono poste culture diverse le une accanto alle altre – soprattutto perché spesso i valori culturali si fondano sulle differenze. Cioè, una cultura identifica se stessa attraverso le differenze tra sé e le altre culture dei popoli che le stanno a fianco; le differenze rispetto alle norme culturali del proprio gruppo sono viste come una minaccia e come diametralmente opposte alla conservazione dei propri valori culturali. Allo stesso tempo, ora siamo costretti a trovare dei valori comuni, e una visione idealizzata del genere umano potrebbe non essere il punto peggiore per iniziare. Consentendo la diversità e incoraggiando valori culturali costruttivi, possiamo ben arrivare a intese comuni. L’integrazione non è una tendenza naturale, come le forze naturali tendono ad allontanarci. Pertanto, il processo deve essere attivo: noi dobbiamo operare continuamente contro la natura umana e le tendenze egoisticamente riflessive, al fine di creare un mondo in cui si apprezzino i valori culturali, sia universali che specifici, e dove allo stesso tempo le diversità e i valori comuni siano promossi.

Che cosa possiamo imparare dalla poesia Zen?

La poesia Zen si basa sull’idea del kōan. Il kōan è costituito dalle domande rituali poste dagli abati ai monaci durante la loro formazione, e rappresenta una parte importante del credo buddista Zen. Le domande potrebbero sembrare prive di senso (come il famoso kōan del Maestro Zen Hakuin: “qual è il suono di una mano che applaude?”); ma i buddisti Zen credono che il risveglio religioso possa derivare dall’intenso studio di tali enigmi. In effetti, è così che il monaco viene stimolato alla consapevolezza.

I grandi poeti Zen sono stati tutti sottoposti a questo tipo di formazione, e tracce di enigmi kōan appaiono fra le righe all’interno del testo della loro poesia. Viene posta una grande enfasi sulla esatta formulazione, sui cambiamenti repentini e i colpi di scena inaspettati, e sul capovolgimento della logica. Innegabilmente, il pubblico moderno è affascinato, in quanto si tratta di una forma poetica che guadagna il suo potere dall’humor, dalla sorpresa, dallo sradicamento delle tradizioni, e sulla proposta di visioni fresche dell’esistenza comune. Certamente, molto possiamo imparare dalla poesia Zen.

Quali sono gli aspetti più importanti della calligrafia tradizionale giapponese da cui possiamo acquisire conoscenza?

La calligrafia giapponese è un campo difficile da capire. Questo non significa che sia inaccessibile – ci sono infatti aspetti che sono più facilmente comprensibili di altri – ma comunque ci sono settori di questa calligrafia che possono essere compresi solo attraverso un intenso studio e attraverso una abilità di lettura del testo. Si potrebbe iniziare con il termine “calligrafia” – dal Latino significa  “bella scrittura”. Eppure non c’è nulla di intrinsecamente bello nella calligrafia giapponese. Questa può essere brutale ed energica, o elegante e lirica: può affascinarvi con i suoi ritmi o darvi uno schiaffo in faccia: l’enfasi della calligrafia giapponese poggia sulla sua forza interiore e non sulla bellezza. La comprensione e l’apprezzamento da parte degli Occidentali della calligrafia giapponese includeranno  aspetti quali l’espressione generale, l’equilibrio delle linee, la forza dei singoli tratti, e la modalità dell’inchiostro. Questi sono aspetti importanti della calligrafia, e questi aspetti sono quelli che possono essere apprezzati senza una conoscenza letterale del testo.

Un apprezzamento giapponese della calligrafia è fondamentalmente diverso. Esso comprenderà la lettura del testo: a partire dal primo carattere, e procedendo poi attraverso il testo. Avviene un viaggio nel tempo, dall’inizio alla fine, toccando tutti i punti di mezzo. Anche i singoli caratteri hanno un senso, e il modo in cui il calligrafo esprime questo significato è significante. Il calligrafo (un lui o una lei) poteva esprimere un certo carattere attraverso un qualsiasi numero di varianti, ma viene fatta una scelta, e il modo in cui questa scelta ha attinenza con le scelte fatte sui caratteri prima o dopo è anche significativo. La comprensione del pubblico è basata sulla lettura delle parole e sull’apprezzamento del modo in cui scelte individuali sono state preferite per raffigurare queste parole. Allora, esistono differenze significative nel modo in cui la calligrafia è apprezzata in Oriente e in Occidente. Ciò non significa che un modo sia corretto e l’altro no. L’arte è negli occhi di chi guarda e il modo in cui la calligrafia è apprezzata in Occidente è tanto “corretto” quanto quello giapponese. L’importanza di questa arte – come in qualsiasi altra forma d’arte – risiede nel serio impegno dello spettatore e nella sua volontà di capire. Molto è ciò che possiamo imparare dalla tradizionale calligrafia giapponese, solo se siamo disposti a dispiegare le nostre menti.

Categorie: Cultura e Media, Europa, Interviste
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