Giornata della Pace 2015: “l’Arte contro l’Oblio”

20.09.2015 - Gianmarco Pisa

Giornata della Pace 2015: “l’Arte contro l’Oblio”
(Foto di Gianmarco Pisa)

 

 

Istituita il 30 novembre 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 36/67, allo scopo, com’è affermato nella risoluzione, «di rafforzare gli ideali di pace e di alleviare le tensioni e le cause dei conflitti», la Giornata Internazionale della Pace, il 21 settembre, è un’occasione di riflessione e di iniziativa, per la pace e contro la guerra, assai preziosa.

Nell’occasione, essa ricorre all’indomani di una interessante conferenza a tema, presso il Museo di Storia della Jugoslavia, a Belgrado, sul tema “l’Arte contro l’Oblio”, nell’ambito della mostra “Recorded Memories”, tenuta lo scorso 19 settembre. Yannis Toumazis* ha introdotto la riflessione indicando che la rappresentazione della violenza nella guerra e nel militare attraverso la fotografia non fa ricorso alla “memoria” come antidoto al nazionalismo ed al militarismo, bensì usa la fotografia come propellente del nazionalismo e del militarismo. Dal punto di vista di Cipro, tre sono le angolature di questo orizzonte: Istanbul, Atene e Nicosia.

Il Museo Militare a Istanbul si compone di tre sezioni prevalenti: la costituzione della Repubblica Turca di Kemal Atatürk, le sofferenze subite dal popolo turco nel corso dei primi decenni del Novecento e, infine, una sbalorditiva sala “Corea – Cipro”. Vi sono ripercorsi gli eventi del 1963 e del 1974 e la ricostruzione ha un sapore evidentemente glorificante e nazionalista. Nel Museo della Lotta di Liberazione Nazionale, a Nicosia, nella parte greca, vi sono numerose tracce ed oggetti dell’epoca degli scontri bi-comunali, della divisione e della successiva iniziativa militare turca, che portò alla divisione dell’isola nel 1974, che perdura tuttora, tra alterni tentativi di riappacificazione e riunificazione, da ormai quarant’anni a questa parte.

Numerose, sono, qui, le carte di identità di militari greco-ciprioti: esse sono, nel loro insieme, una specie di monumento al “milite non-ignoto” e fanno venire alla mente una serie di domande: perché proprio quei militari, quali siano le circostanze della sottrazione di quelle carte di identità, cosa ha inteso significare la loro cattura e, quindi, la loro esibizione. Gli “oggetti militari da esposizione” rappresentano, in entrambi i casi, chiari esempi di “veicoli della memoria”, declinata come memoria nazionalista (e militare) e memoria divisiva (o della contrapposizione). Ad Atene, il Museo della Guerra è, di per sé, non solo per il suo contenuto, un luogo di tale genere di memoria: è stato realizzato durante il regime dei colonnelli e mostra i capisaldi del nazionalismo greco: aspetti della liberazione nazionale dall’Impero Ottomano, le gesta della Grecia durante le guerre mondiali, e, immancabilmente, una sala dedicata a “Cipro”, divisa in una sezione storico-archeologica e una sezione politico-ideologica, con aspetti legati alla presenza cipriota nella liberazione nazionale greca, la liberazione di Cipro dal potere imperiale britannico, mentre non compare nessun riferimento al colpo di stato contro il governo di Makarios, ispirato dalla giunta dei colonnelli, che fu tra le ragioni (pretesti) addotte dal governo turco ai fini della campagna (invasione) dell’isola. Tale approccio museologico, riscontrabile, con aspetti e cadenze diverse, in ciascuno dei tre casi, serve, al contempo, a preservare la memoria e a consolidare una sorta di “estensione artificiale” della memoria e, in questo senso, finisce per servire non tanto la “memoria”, quanto piuttosto una “ideologia”, concepita come vera e propria “manipolazione della memoria” stessa. Tanto è vero che nomi diversi vengono attribuiti ai medesimi fatti e circostanze: il “colpo” contro Makarios fu un’avventura nazionalista o non piuttosto, come asserito dai suoi ispiratori, un tentativo di “stabilizzazione” del Paese? L’intervento turco a Cipro, una invasione militare o, piuttosto, una “peacekeeping operation”, finalizzata a tutelare la minoranza turco-cipriota dalle violenze dei nazionalisti greco-ciprioti, come asserito, sino a tutt’oggi, dalle autorità e da gran parte dell’opinione pubblica turca? Il tema della contrapposizione della memoria, insieme con quello della fragilità della memoria, torna anche nelle relazioni successive. La memoria, viene ricordato, è qualcosa che ha a che fare con il passato ma che, nello stesso tempo, si volge (si proietta) nel futuro. Facendo riferimento alla sua installazione di video-arte, Marianna Christofides, illustra il significato della ripresa di un bambino che effettua capriole consecutive lungo tutto il percorso del muro che divide in due la capitale, Nicosia, tra il settore greco-cipriota (Lefkosia) e il settore turco-cipriota (Lefkoşa): l’apparente fissità (impenetrabilità) del muro fa da sfondo all’altrettanto apparente infinità (circolarità) delle capriole del bambino. Il muro di Nicosia, come tutti i muri residuati dai conflitti e dalle contrapposizioni del lungo XX secolo, conserva una fotografia del passato e ricorda che queste fotografie sono anche un tentativo di “limitare”, “confinare” o “manipolare” la memoria, che invece è, per sua natura, fluida, dinamica e cangiante. Il confronto con il passato non è in sé, semplicemente, una questione della “memoria”, ma allude continuamente alla posizione che ciascuno e ciascuna di noi decide di assumere in relazione a fatti, eventi e circostanze. Se una “raccolta” museale è, al tempo stesso, un archivio della memoria, allora i musei devono diventare aperti e vivi, luoghi in cui confrontarsi con il passato e prospettare un’immagine positiva per il futuro. Come ha ricordato, in chiusura, Nikola Radić Lucati, le raccolte e le mostre nei musei e nei luoghi di cultura, non possono sostituirsi ai media nel raccontare i fatti della realtà o nel creare una opinione pubblica diffusa; le esposizioni, semmai, hanno a che fare con la “rappresentazione” del passato o del presente e la “interpretazione” che l’artista offre di quel passato o di quel presente, ma anche di aspetti e contraddizioni della società. Il ruolo dell’arte può dunque servire a costruire una relazione tra l’artista e il pubblico e ad istituire un dialogo dentro la società, come un tentativo di scoprire nuove soluzioni o di aprire nuove vie.

 

* Info e biografie sugli artisti sono disponibili al sito: http://www.goethe.de/ins/gr/lp/prj/eri/ein/bsindex.htm .

Categorie: Europa, Pace e Disarmo
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