Anche i paesi senza armi nucleari “hanno un sogno”?

17.06.2015 - Pressenza Budapest

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Anche i paesi senza armi nucleari “hanno un sogno”?
Marcia su Washington, D.C. [Dr. Martin Luther King, Jr. e Mathew Ahmann in mezzo alla folla (Foto di Wikimedia Commons)

Pressenza ha ottenuto il permesso di pubblicare questa eccellente analisi della controversa campagna anti-nucleare Wildfire (http://www.wildfire-v.org/news.html),   che dal 2013 agita le acque dei forum nucleari con l’umorismo e la satira.

Durante la sessione di chiusura della conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, il 22 maggio, il Sudafrica ha definito il regime del TNP come una forma di “apartheid nucleare”. Questa descrizione dà l’idea di una minoranza privilegiata che impone ingiustamente la sua volontà a una maggioranza priva di diritti. Un’analogia più calzante però riguarda la lotta per i diritti civili negli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta.

Come Martin Luther King ha descritto in modo eloquente nel suo famoso discorso del 1963 “Io ho un sogno”, la Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti erano una “cambiale” che non è mai stata pagata nei confronti degli americani neri. Grazie ad apposite leggi e a una miriade di misure informali, i diritti e le libertà in teoria garantiti a tutti venivano negati ai cittadini neri. Per il governo del tempo e per molti americani, si trattava di una situazione a cui bisognava porre rimedio – in qualche vago momento del futuro, quando le condizioni fossero state “giuste”, attraverso un processo graduale e stando attenti a mantenere l’”ordine”. Naturalmente le cose non andarono così. La situazione cominciò a cambiare solo quando il movimento per i diritti civili iniziò a intraprendere azioni dirette come il boicottaggio degli autobus di Montgomery, i Freedom Rides e molte altre proteste nonviolente, creative e straordinariamente coraggiose.

Allo stesso modo il TNP è una cambiale, un chiaro impegno al disarmo da parte degli stati nucleari che non è stato rispettato. E allo stesso modo si chiede agli stati non nucleari di essere pazienti. Si porrà rimedio alla situazione in qualche vago momento del futuro, quando le condizioni saranno “giuste”, attraverso un processo graduale e stando attenti a mantenere la “stabilità strategica”. Naturalmente tutto questo non accadrà mai.

Ora che l’iniziativa sulle conseguenze umanitarie ha aperto la possibilità che gli stati non nucleari prendano in mano la situazione, i paesi in una posizione ambigua (non hanno armi nucleari, ma “beneficiano” di quelle altrui) si lanciano in ammonizioni e lusinghe simili a quelle che King riceveva dai cosiddetti “bianchi moderati”. Nella sua “Lettera dal carcere di Birmingham” scriveva: “Il più grande ostacolo che i neri si trovano davanti nella loro lotta per la libertà non è costituito dai membri del White Citizen’s Council o del Ku Klux Klan, ma dai bianchi moderati, devoti più all’’ordine’ che alla giustizia, che preferiscono una pace negativa come assenza di tensioni a una positiva con la presenza della giustizia, che ripetono di continuo: ‘Sono d’accordo con il tuo obiettivo, ma non con i tuoi metodi di azione diretta’, che vivono in base a un concetto mitico del tempo e consigliano sempre ai neri di aspettare ‘un momento più conveniente’.” I paesi ambigui invitano a “coinvolgere gli stati nucleari senza farli infuriare”, sostengono che un trattato per la messa al bando delle armi nucleari creerebbe conflitti e costituirebbe una “provocazione” o una “rottura”, mettendo a rischio ulteriori passi avanti verso il disarmo. Per loro non ci sono alternative a un progresso graduale, anche se non se ne vede neanche l’ombra.

King non si è lasciato fermare da queste argomentazioni e ha scritto: “Sappiamo per dolorosa esperienza che la libertà non viene mai concessa volontariamente dall’oppressione, ma dev’essere l’oppresso a esigerla.” Gli stati non nucleari – e soprattutto quelli che hanno sottoscritto l’Impegno Umanitario – dovrebbero ricordare queste parole e riconoscere la “pressante urgenza dell’oggi. Non è il momento di concedersi il lusso di un periodo di riflessione, o di prendere la droga tranquillizzante del gradualismo.”

Se sognate che un giorno le armi nucleari vengano proibite ed eliminate, allora dovete agire. Qualcuno deve fare il primo passo e rifiutarsi di cedere il suo posto nell’autobus. Quale paese sarà la Rosa Parks del disarmo nucleare?

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

 

Categorie: Internazionale, Opinioni, Pace e Disarmo
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