Venerdì scorso, dopo giorni di intensi e difficili negoziati, la Grecia e l’Eurogruppo hanno approvato un accordo per i prossimi quattro mesi.

Mentre la Grecia voleva definirlo un “finanziamento ponte”, l’Eurogruppo ha insistito per chiamarlo un’”estensione degli aiuti”; mentre la Grecia voleva sei mesi per attuare il nuovo piano, l’Eurogruppo gliene ha concessi quattro; mentre la Grecia voleva farla finita con la supervisione della troika, l’Eurogruppo ha insistito perché questa rimanesse, ma con un nuovo nome: “le istituzioni” (ma chi vogliono prendere in giro?)

La Grecia ha ottenuto di poter contenere l’avanzo primario (la differenza fra la spesa pubblica e le entrate tributarie e extra-tributarie, esclusi gli interessi da pagare sul debito, ossia la somma disponibile per pagare gli interessi sul debito pubblico ed eventualmente per ridurre questo debito, N.d.T) all’1,5% rispetto al 4,5% previsto dagli accordi precedenti. Per ottenere questa concessione ha accettato di non avviare misure economiche senza il consenso delle “istituzioni”.

Sempre venerdì scorso Bruxelles ha diffuso una dichiarazione su questi punti e ha fissato per lunedì notte la scadenza perché Atene presentasse le sue proposte economiche. Queste sono arrivate martedì mattina e le istituzioni le hanno approvate.

Le proposte greche presentano numerose misure interessanti, tra cui:

Imposte

  • Compiere grandi sforzi per migliorare la riscossione delle imposte e combattere l’evasione fiscale, facendo largo uso di mezzi elettronici e altre innovazioni tecnologiche.
  • Ampliare la definizione di frode ed evasione fiscale e combattere l’immunità fiscale.
  • Applicare e migliorare leggi sui prezzi di trasferimento (elusione fiscale da parte delle corporazioni)
  • Lavorare per creare una nuova cultura in materia di tasse, in modo che tutti i settori e in particolare i più ricchi, contribuiscano in modo equo al finanziamento delle politiche pubbliche.
  • Migliorare la gestione delle finanze pubbliche.

Spesa pubblica

  • Rivedere e controllare la spesa in ogni settore governativo (istruzione, difesa, trasporti, governi locali, prestazioni sociali).
  • Lavorare per un radicale miglioramento dell’efficienza dei dipartimenti amministrativi a livello di governo centrale e locale.
  • Controllare la spesa sanitaria e migliorare l’offerta e la qualità dei servizi medici, assicurando l’accesso universale alla sanità.

Corruzione

  • Trasformare la lotta alla corruzione in una priorità nazionale e rendere pienamente operativo il Piano Nazionale contro la Corruzione.
  • Combattere il contrabbando di sigarette e benzina, monitorare i prezzi dei beni importati per prevenire perdite e affrontare il problema del riciclaggio di denaro.

Governo

  • Ridurre il numero di ministri da 16 a 10.
  • Ridurre il numero di “consulenti speciali” del governo.
  • Ridurre i benefits di ministri, parlamentari e alti funzionari (auto, spese di viaggio ecc).
  • Restringere la legislazione in materia di finanziamento dei partiti politici.

Riscossione delle entrate

  • Migliorare, in accordo con le istituzioni, la legislazione per la liquidazione degli arretrati, i rimborsi fiscali e le domande di pensione.
  • Introdurre la rateizzazione del pagamento delle imposte scadute.
  • Depenalizzare i debitori a basso reddito con piccole insolvenze.

Crescita

  • Impegnarsi a non ritirare le privatizzazioni già completate e a rispettare, in base alla legge, quelle per cui è stato lanciato il bando.
  • Rivedere le privatizzazioni non ancora lanciate, per massimizzare i benefici a lungo termine per lo stato, generare entrate, accrescere la competizione nelle economie locali, promuovere la ripresa economica nazionale e stimolare le prospettive di crescita a lungo termine.

Crisi umanitaria

Il governo greco intende:

  • Affrontare le esigenze legate all’aumento della povertà assoluta (accesso inadeguato al cibo, al riparo, alle cure sanitarie ecc) attraverso misure mirate come i buoni pasto.
  • Valutare lo schema pilota di salario minimo con l’intenzione di estenderlo a livello nazionale.
  • Assicurarsi che la lotta alla crisi umanitaria non abbia effetti negativi per il bilancio.

Tutte queste proposte sono molto interessanti, ma sollevano alcune domande: quanto costerà implementarle? E quanto denaro arriverà da queste misure? Dato che la Grecia ha un debito totale di oltre 300 miliardi di euro, circa il doppio di quanto l’intero governo guadagna in un anno, come può l’Eurogruppo approvare per quattro mesi tali proposte senza rispondere a queste due domande fondamentali?

La chiave sta nell’ultima riga del documento. Pare che non importi tanto quello che farà la Grecia, purché “la lotta alla crisi umanitaria non abbia effetti negativi per il bilancio”.

Questo significa che Atene non ha potuto lanciare un vasto programma di progetti del settore pubblico, costruzione di nuove infrastrutture, creazione di nuove industrie nazionalizzate e non ha potuto riassumere i dipendenti pubblici che hanno perso il lavoro per via delle misure di austerity.

E ora?

La Grecia ha 4 mesi per implementare tutte le misure che potrà. E’ probabile che a quel punto l’Eurogruppo vorrà vedere un bilancio per verificare che il loro effetto sia un profitto e non una perdita per il governo.

Le persone più ricche del paese hanno tempo di trasferire nei paradisi fiscali quello che non si sono già portate via.

Le persone più povere hanno 4 mesi per prelevare tutti i contanti possibili dalla banca, sapendo che l’ECB continuerà ad assicurarsi che le banche abbiano denaro da prestare.

Syriza ha il tempo di valutare se c’è davvero la possibilità di realizzare un piano economico capace di creare posti di lavoro, affrontare la crisi umanitaria e mantenere le promesse elettorali. Alla fin fine a nessuno importa davvero se il debito nazionale viene ridotto o un porto viene o no nazionalizzato. Ai greci interessa avere accesso a cure mediche di buona qualità, all’istruzione e alla sicurezza sociale se restano disoccupati o vanno in pensione.

Se Syriza non troverà il modo di mantenere quello che ha promesso, potrebbe rimandare un’altra volta Varoufakis a Bruxelles per far arrabbiare l’Eurogruppo, così che la Grecia venga cacciata dall’euro e possa avviare una vera ripresa economica.

Il dramma greco continua, ma quattro mesi passano in fretta.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo