Vi sono più modi di affrontare le letture e di avvicinarsi ad un libro. Evidentemente l’approccio romantico e disinteressato di chi, vagando in una libreria prende un testo in mano, lo apre casualmente e rimane affascinato o catturato da una frase, è non solo sempre più raro e naif nella sua probabilità di accadere ma ormai è quasi impossibile da realizzarsi. Questo dipende ovviamente dalla crisi dei lettori e dalla ricerca di una velocità e facilità di giudizio più che della ponderazione della riflessione; dipende dalla concentrazione delle librerie in grandi spazi commerciali asettici e dispersivi; dipende dalla smisurata produzione editoriale che finisce per favorire la “visibilità del più forte”. È un dato conosciuto, e in questo rumoroso silenzio i piccoli editori, gli autori emergenti e coloro che non rispondono ad una visione tranquillizzante della realtà perché rompono schemi narrativi e logiche commerciali, sono destinati a muovere vanamente la bocca come in un video senza voce. Eppure, eppure non sempre è così… A volte infatti altri fattori intervengono e spezzano le logiche ferree del mercato, si affacciano gli imprevisti e le inaspettate eccezioni.

Così è per Lascia che il mare entri di Barbara Balzerani pubblicato da Deriveapprodi editore (2014, pp. 102, euro 12): un libro che non ha mai avuto l’attenzione del circolo degli intellettuali che contano, che piuttosto ha ricevuto l’ostracismo degli inserti culturali dei grandi giornali, che continua infine a subire il sordo pregiudizio di chi è tollerante à la Voltaire verso il punto di vista altrui a corrente alternata, ma che al contrario trova consensi crescenti nel pubblico dei lettori attenti, di coloro che cercano non conferme ma interrogativi, di chi è abituato veramente ad accettare il dubbio e pratica realmente il garantismo delle idee contro il giustizialismo delle soluzioni facili.

Ma tutto questo discorso è ancor più paradossale perché l’argomento del libro non è la rivisitazione di un passato contraddittorio e, chissà perché, considerato sempre “misterioso e ancora da svelare”, ma è il riannodare alcuni fili della storia di tutti, quella di Barbara e delle donne della sua famiglia, ma anche quella collettiva di chi ha lottato sempre per una società diversa e più giusta.

Ecco così tre donne che si passano un «testimone» ideale di lotta e coscienza critica, in un legame che non è solo familiare ma è appunto collettivo e riguarda soggetti sociali, movimenti forgiati dalla oppressione e dalla volontà di riscatto.

Ecco la bisnonna, una contadina che si affacciò al secolo breve e intuì che il varco drammatico che la prima guerra mondiale apriva non era il passaggio verso la semplice ridefinizione dei voleri dei potenti ma era il preludio ad un era di maggiori distruzioni e patimenti. Ecco la nipote, che abbandona il fisso mondo rurale veneto nell’illusione del boom economico che si prospetta dopo il fascismo e della guerra di liberazione, verso le campagne laziali per trasformarsi in operaia di fabbrica. Infine la studentessa della grande città che giunge nel tempo in cui quei mondi hanno mostrato la loro troppo lontana profezia e la troppo vicina disillusione, con la differenza di una ribellione finalmente agita, persino volutamente a riparazione delle ingiustizie precedenti subite.

La storia, in questa nostra Italia attraversata tutta come ad abbracciare le sue molteplici contraddizioni, si concluderà ancora più a Sud, quasi in uno sprofondare che risulterà in realtà un riemergere, in un abbandonarsi che sarà un prendere possesso e dimestichezza delle forze che l’universo e la natura sprigionano. A Scilla, di fronte alla dirimpettaia Cariddi, sedi di due divinità mostruose capaci di divorare l’una con la propria forza e l’altra con l’agitazione delle acque del mare sempre mosse, l’ultima donna, riemersa dalle rovine della Storia, imparerà il senso della vita dalla saggezza di quegli uomini che hanno capito da tempo di non dover opporre forza alla forza del mare ma trovare «un’alleanza sapiente con tutto ciò che comprende». Una vita però che mai  è dimensione privata e intimistica, ma collettiva e solidale.

Questa storia ci ha già sorpreso, noi che volevamo risposte certe ai nostri rassicuranti interrogativi ci siamo trovati di fronte all’evidente certezza che anche noi non siamo riusciti a dare risposte e alla fine scopriamo di appartenere ad una medesima comunità dove il passato e forse anche il presente ci può aver tenuto lontani ma che il futuro ci chiede di affrontare insieme. E così, quando volevamo distinguerci e marcare la giustezza del proprio percorso, magari con la democratica ammissione di qualche peccato di gioventù, ci ritroviamo a sentirci invece semplicemente compagni e compagne di questa donna, fratelli e sorelle in un viaggio più grande a cui tutti apparteniamo e al quale ci siamo votati.

Il libro di Barbara Balzerani, Lascia che il mare entri, sarà presentato insieme all’autrice, venerdì 20 febbraio alle h 21,15 al Circolo sociale di Castelnuovo dei Sabbioni , Cavriglia, Via 25 Aprile, 6 presso la sala “Silvano Poggi”, introdurrà l’incontro Francesco Gavilli

La presentazione fa parte di un ciclo di presentazioni, incontri e lezioni dal titolo “Verso l’inatteso” a cura dell’Associazione “Giardino d’arte”

Francesco Gavilli

Per informazioni: circolo.castelnuovo@libero.it  –   Tel.055 967651