Il governo israeliano ieri ha messo in atto alcune delle “drastiche” misure a cui solo pochi giorni fa il presidente Netanyahu aveva fatto riferimento.

Con un decreto di urgenza si è deciso di bloccare il trasferimento di oltre 127 milioni di dollari destinati alla Palestina.

Da sottolineare che questi soldi provengono direttamente dalla tassazione e dai dazi doganali, e che il governo israeliano li raccoglie ogni mese per conto dei palestinesi stessi. In pratica sono soldi dell’autorità palestinese.

La decisione, imposta dal premier Benjamin Netanyahu, era stata annunciata in risposta alla richiesta da parte della Palestina di aderire alla Corte penale internazionale. (L’adesione alle corte penale internazionale permetterebbe alla Palestina di denunciare Israele per crimini di guerra)

Il contributo mensile raccolto da Israele da modo al governo dell’autorità palestinese di pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici e di far funzionare i servizi per la popolazione dei territori occupati, popolazione già messa a dura prova dalle continue sanzioni e restrizioni imposte dall’autorità israeliana.

Il presidente israeliano ha anche aggiunto che gli accordi di Oslo sono terminati.

Alcuni membri del governo israeliano hanno dichiarato inoltre che in un certo qual modo si tratta di una risposta dovuta e necessaria anche a seguito del voto di molti parlamenti europei che hanno riconosciuto ufficialmente lo stato palestinese, paragonando questi Stati all’Europa del 1938 che abbandonò gli ebrei al proprio destino.