Disarmare le parole: Dizionario sulla Migrazione

30.01.2015 - Redacción Ecuador

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

Disarmare le parole: Dizionario sulla Migrazione
(Foto di www.naga.it )

di Sara Bosco

 

 

La migrazione è uno dei più grandi e più complessi fenomeni attuali.

Ogni giorno, in tutto il mondo, migliaia di persone cercano di attraversare i confini delle loro patrie in cerca di una vita migliore in un nuovo Stato.

L’attuale situazione internazionale della globalizzazione sta facendo sí che i fenomeni migratori umani, da sempre esistiti, producano un grave impatto politico, economico e sociale nei paesi recettori.

Uno dei problemi più gravi legati alla migrazione è la mancanza di informazioni chiare e corrette. Diffondere informazioni accurate e complete riguardanti tutti gli aspetti della migrazione è essenziale tanto per la popolazione che migra quanto per la popolazione che accoglie, le quali possono, così, correggere percezioni distorte che, nel caso di coloro che emigrano, contribuiscono alla loro vulnerabilità e nel caso di coloro che accolgono, possono materializzarsi in odio e razzismo.

L’incomprensione e la confusione provengono, molte volte, dall’uso delle parole.

Come contributo al tema trattato, si riporta di seguito una “pulizia” dei termini comunemente usati per identificare i protagonisti del fenomeno migratorio e che, spesso, sono discriminatori e sbagliati.

 

Straniero

“Colui che non è cittadino dello Stato in cui si trova”.

Con la creazione della Cittadinanza Europea, si intende come straniero “qualsiasi persona che non ha la nazionalità di almeno uno degli Stati membri dell’Unione Europea”.

 

Apolide

Persona che nessuno Stato considera suo cittadino in base alla propria legislazione. In quanto tale, un apolide non ha i diritti attribuibili alla nazionalità.

 

Richiedente asilo

Persona che richiede il riconoscimento dello status di rifugiato in un altro Paese poiché, con “timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori dal Paese in cui è cittadino e non può o, a causa di tale timore, non vuole, godere della protezione del suo Paese”.

Il processo attraverso il quale si afferma che un individuo, in cerca di protezione internazionale, è davvero un rifugiato si chiama “Determinazione dello status di rifugiato” e lo realizzano le autorità del paese ospitante (nel caso dell’Italia si tratta della Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato), in stretta collaborazione con l’UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati).

Fino a quando la richiesta di asilo non viene esaminata in forma definitiva, il richiedente asilo ha diritto a rimanere regolarmente nel Paese ospitante, anche senza documentazione o irregolare.

 

Rifugiato

Il richiedente asilo al quale, attraverso il processo di “determinazione dello status di rifugiato”, è stata approvata la richiesta di asilo e riconosciuto lo status di rifugiato.

Secondo il Sistema di Protezione Internazionale, i rifugiati non solo hanno diritto di asilo in condizioni di sicurezza, ma devono anche godere degli stessi diritti di qualsiasi altro straniero che è residente legale.

 

Sfollato Interno

“Una persona che è stata costretta o obbligata a fuggire o lasciare la sua casa o la sua residenza abituale a seguito o per evitare gli effetti di un conflitto armato, situazione di violenza generalizzata, violazione dei diritti umani o disastri naturali e che non ha attraversato un confine di uno Stato riconosciuto a livello internazionale”.

A differenza dei rifugiati, gli sfollati interni rimangono sotto la protezione del loro governo, anche nei casi in cui il governo stesso è la causa della loro fuga. Per gli sfollati interni non esiste nessuno strumento giuridico equivalente alla Convenzione relativa allo status dei rifugiati, però ricevono la protezione derivata dal Diritto Internazionale dei Diritti Umani e del Diritto Umanitario Internazionale.

 

Profugo

Termine generico che definisce una persona che è costretta a lasciare il suo Paese in conseguenza di guerre, persecuzioni politiche o razziali, o catastrofi naturali.

 

Migrante Forzato

Persona che abbandona involontariamente il luogo di origine o di residenza abituale, motivata dalla pressione o minaccia di fattori esterni quali persecuzioni, conflitti, violenza generalizzata o violazioni dei diritti umani.

 

Migrante Volontario

Colui che sceglie di lasciare volontariamente la propria residenza o il Paese di origine in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Questo termine comprende, di solito, tutti i casi in cui la decisione di migrare viene presa liberamente dal soggetto per ragioni di convenienza personale e senza l’intervento di fattori esterni che lo costringono. Un migrante volontario, a differenza di un migrante forzato, non è perseguitato nel suo proprio Stato e può tornare, in qualsiasi momento, al suo Paese o alla sua residenza in condizioni di sicurezza.

 

Immigrato Irregolare

Immigrato che non ha il permesso di soggiorno e che:

  • entrò in un paese evitando i controlli alle frontiere;
  • entrò regolarmente in un Paese (ad esempio con un visto turistico), ma vi è rimasto anche dopo la scadenza del visto;
  • Non ha lasciato il Paese ospitante dopo aver ricevuto l’ordine di espulsione da parte dello Stato.

 

Immigrato Illegale

Termine comunemente usato per identificare un immigrato irregolare.

Termine incorretto poiché, l’articolo nº 6 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, prevede quanto segue: “Ogni essere umano ha il diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della personalità giuridica”.

L’atto è ciò che è illegale, non la persona: una situazione amministrativa irregolare non conferisce a nessun essere umano la condizione di illegale.

 

Clandestino

Termine comunemente usato per identificare un immigrato irregolare.

Termine incorrecto poiché non corrisponde a nessuno status giuridico.

La Carta di Roma ha stigmatizzato l’uso di termini impropri come “clandestino” perché ha una connotazione negativa e contribuisce a dare informazioni inesatte e distorte riguardanti il complesso fenomeno della migrazione.

 

 

Fonti

 

  • Dichiarazione sui diritti dell’Uomo degli individui che non sono cittadini del Paese in cui vivono (1985)
  • Convenzione di Applicazione dell’Accordo di Schengen (1985)
  • Convenzione di New York relativa allo status degli apolidi (1954)
  • Convenzione sullo status dei rifugiati (1951)
  • Carta di Roma (2008)
  • treccani.it
  • acnur.org
  • iom.int
  • dicc.hegoa.ehu.es
  • cruzrojamadrid.org
Categorie: Cultura e Media, Diversità
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