Buone notizie dalla campagna Stop TTIP e CETA

21.01.2015 - Pressenza London

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Tedesco

Buone notizie dalla campagna Stop TTIP e CETA
(Foto di http://bit.ly/1wme83i)

L’iniziativa auto-organizzata dei cittadini europei contro il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) tra Stati Uniti e Unione Europea e il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) tra Canada e Unione Europea, accordi ancora da ratificare, ha superato 1 milione e 200.000 firme. Al link https://stop-ttip.org/ si può vedere una cartina interattiva con le firme per paese.

Nonostante lo scarsissimo spazio sui mass-media e l’apparente basso profilo nelle discussioni, milioni di persone in Europa si oppongono a questo nuovo trattato sul “libero” commercio, che in realtà rafforza ulteriormente il modello neo-liberista. Così come i paesi sudamericani si sono opposti alla Zona di Libero Scambio tra le Americhe detta ALCA e hanno promosso l’ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe), gli europei stanno preparando alternative che non concedano alle banche e alle multinazionali un controllo ancora maggiore sulla vita della popolazione.

Il blog della campagna presenta un nuovo studio sul cosiddetto ISDS (Investor-State Dispute Settlement, un meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitore e stato), che costituisce un prezioso contributo al dibattito sull’inclusione di tale meccanismo nei trattati in discussione.

Il rapporto indaga su varie controversie che hanno coinvolto stati membri dell’Unione Europea dal 1994, tenendo conto del fatto che i dati sono limitati dalla mancanza di trasparenza riguardo a questi casi. La ricerca riesce quindi a trattare questo fenomeno solo in modo superficiale, analizzando vari casi recenti.

Le tre principali conclusioni aggiungono alla discussione in corso alcuni elementi importanti.

Primo, le esperienze passate mostrano che questo meccanismo mette a rischio la capacità di un governo di introdurre nuove regole a protezione dei governi e/o dei popoli.

Secondo, il rapporto sottolinea gli alti costi imposti dai tribunali ai contribuenti. La somma più ingente pagata da uno stato membro dell’Unione Europa è stata di 2 miliardi di dollari, quando, nel 2005, la Polonia ha raggiunto un accordo con la compagnia di assicurazioni Eureko. Va anche detto che quando uno stato vince una controversia non è per questo esentato dal pagare. I tribunali possono decidere di dividere i costi. Secondo l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) le spese legali e di arbitrato per un singolo caso di questo tipo arrivano a 8 milioni di dollari.

Infine il rapporto sostiene che se il TTIP e il CETA verranno approvati gli stati dell’Unione Europea vedranno aumentare le controversie con gli investitori. Al momento non esiste un accordo commerciale tra l’Unione Europea e i paesi che esportano capitali, quindi tali trattati apriranno la porta a un alto numero di cause contro i paesi europei.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

Categorie: Economia, Europa
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