Le Banche, Renzi e la sottomissione

21.01.2015 - Luca Cellini

Le Banche, Renzi e la sottomissione
(Foto di Archivio Pressenza)

Ieri il governo Renzi ha annunciato una novità nel prossimo decreto “Investment act” ; 18 mesi di tempo affinché i 10 principali Istituti di credito popolari  si trasformino in SpA.

Alcuni dei principali giornali lo hanno scarsamente commentato,  altri, quelli più allineati, lo hanno rivenduto come un fatto positivo.La tecnica di Renzi è sempre la stessa, far passare come una cosa positiva quello che è tranquillamente definibile come un ulteriore restringimento di un cappio che si sta serrando intorno al nostro collo.

In occasione dell’annuncio, Renzi per rafforzare il concetto “positivo” ha inoltre dichiarato,  “il sistema bancario italiano deve cambiare: abbiamo troppi banchieri e facciamo troppo poco credito”.

E’ davvero sorprendente come grazie a collaudate tecniche di vendita ormai si possa affermare tutto e il contrario di tutto, Renzi in questo è sicuramente un buon maestro, basti pensare che solo due giorni fa  un rapporto indipendente  ci ha confermato, numeri alla mano, che la maggior parte della ricchezza mondiale si concentra  nelle mani dell’1% della popolazione; così il giorno dopo il “buon Matteo”  su ordine della  BCE e delle  Banche Centrali europee,  ci “racconta”  che,  è  positivo imporre a banche di piccole e medie dimensioni, che si trasformino in SpA private e concentrare così ulteriore potere economico nelle mani di pochi. 

Secondo il  Renzi pensiero è positivo che istituti con azionariato a controllo popolare vengano quotati in borsa per essere soggetti alle stesse leggi di mercato dell’alta finanza che sta strangolando la nostra società.

Il “novello mandatario” ci dice inoltre che, per ridurre il numero di  banchieri  bisogna allora crearne degli altri, trasformando  i 10 principali  istituti di credito popolari italiani  in vere e proprie Banche private.

E come non felicitarsi con Renzi  per questo decreto che porterà ad un incremento del credito, bisognerebbe domandarsi però verso chi, visto che dati alla mano, erano proprio gli istituti di credito popolari che finora garantivano il maggior credito ad aziende di piccole e medie dimensioni, alle famiglie, alle associazioni e concedendo piccoli prestiti a privati cittadini. Al contrario delle grandi  banche SpA che finanziano di tutto dai derivati tossici, ai titoli spazzatura, per arrivare fino a finanziare  il mercato del traffico di  droga e di armi, salvo poi non aprire neanche 1 Euro di credito verso i soggetti più deboli ed esposti ad una crisi creata e voluta dagli stessi grandi gruppi bancari.

La “buona novella” annunciata dal “prodigo Matteo” in realtà è solo l’inizio dell’ultimo passo dell’alta finanza internazionale che aspira al controllo totale.
Un controllo così asfissiante che non tollera nessuna forma di diversificazione, ossessionante a tal punto che adesso persino all’interno delle stesse banche non viene più accettata né ammessa la differenziazione delle proprie politiche economiche.

Non sono ammesse eccezioni, in ordine temporale, prima la politica,  poi le imprese produttive, la stampa, le famiglie,  gli interi Stati e adesso le piccole e medie banche, si devono rigorosamente allineare sotto un “unico grande cappello”.

Tutto deve essere affidato nelle mani di una ristrettissima elite economico-finanziaria che ha attuato un piano criminale e delirante e che a partire  dagli anni ‘70 nell’ordine ha visto:

1) L’introduzione del concetto di Banca privata e non più pubblica e perciò in quanto privata non più soggetta a controllo pubblico e statale.

2) L’aumento dei tassi di interesse con la concorrenza fra banche sui depositi, la liquidità e i conti correnti;

3) Il progressivo indebitamento degli Stati basato sul concetto di applicazione degli interessi sugli interessi in modo che gli Stati restassero sempre indebitati.

4) La conseguente perdita di sovranità monetaria, politica e sociale degli Stati che si sono visti costretti a ricorrere alle banche come qualsiasi altro soggetto debole;

5) L’abbandono del criterio di solidarietà fra paesi rendendo ciascuno responsabile della propria bilancia dei pagamenti ( eliminando  il cambio flessibile, e conseguentemente costringere i paesi più deboli ad aumentare i tassi di interesse per attirare capitali dall’estero);  aumentando così ancora di più il loro debito

6) L’introduzione della flessibilità selvaggia nel mercato del  lavoro finalizzata a sostenere la competitività internazionale e ad avere manodopera a basso prezzo, che ha generato  impoverimento continuo delle famiglie, aumento della disoccupazione, sfruttamento, perdita della dignità dei lavoratori.

7) La premiazione e l’incentivazione delle politiche di speculazione operata dalle banche tramite  investimenti disastrosi verso  bolle speculative e contemporaneamente  riducendo il credito alle imprese e alle famiglie.

8) Aumento costante della tassazione attuata tramite manovre economiche che sempre più spesso sono servite a ripianare i debiti contratti dalle banche e provocati dalle stesse a causa delle loro politiche avide e dissennate.

9) La creazione del denaro dal nulla operata dalle banche che attualmente in pratica hanno mandato per stampare illimitatamente valuta senza nessuna forma di controllo o regolamentazione

10) La creazione della crisi globale e dell’imminente bancarotta mondiale sostenuta dalla BCE e dalle Banche Centrali (che tengo a ribadire sono private) che hanno messo in campo mezzi monetari illimitati senza nessuna relazione con l’economia reale, solo per continuare ad emettere derivati tossici,  titoli spazzatura e finanziare pericolose bolle speculative.

Sono talmente ossessionati dal controllo che oramai si controllano tra di loro. Diversamente, senza il controllo assoluto, stante  l’attuale situazione di annunciata e imminente bancarotta, l’evidente fallimento economico, sociale e politico, sommati al malcontento e all’insofferenza crescenti, si è generata in questa elite un conclamato timore che ci potrebbero essere le condizioni ideali per indurre finalmente la popolazione a ritrovare un barlume di lucidità, unità e  forza, tali da rimettere in discussione le regole del gioco.

Presto nei popoli potrebbe insorgere un forte e sempre più crescente desiderio di allentare l’enorme pressione, di poter respirare una boccata d’aria fresca, di ritrovare una forma di dignità perduta e rimettere così in dubbio questo sistema a conduzione “familiare”. Allora meglio sbrigarsi, meglio finire d’ingessare tutto, chiudere ogni pertugio, blindare ogni spiraglio,  impedire ogni forma di disallineamento,  controllare ogni forma di dissenso e al tempo stesso disorientare e instillare la paura

Ma se è vero che questo mondo è stato globalizzato anche nell’ottica di averne un maggiore controllo da parte di pochi, è anche vero che la stessa globalizzazione non viaggia sempre e soltanto a senso unico, il mondo in un certo senso è diventato più fluido, liquido, quasi fosse acqua; perciò com’è possibile contenere eternamente l’acqua? Anche una volta chiusa ogni via d’uscita, prima o poi l’acqua (come la natura umana d’altronde) troverà un altro canale per defluire e compiere il proprio corso.

E a proposito di Acqua, natura umana e ordine politico come non ricordare le parole di Montaigne, “Poiché tanto più si serrerà e stringerà ciò che per natura cola via dappertutto, tanto più si perderà ciò che si voleva stringere in pugno”

Categorie: Economia, Europa, Internazionale, Opinioni, Politica
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