Mercoledì 3 dicembre 2014 le strade di New York sono state invase da manifestanti che protestavano per la decisione del Gran Giurì di non incriminare l’agente Pantaleo per aver ucciso a Staten Island Eric Garner, nonostante questi fosse disarmato.

I manifestanti si sono radunati in Union Square e Columbus Circle, per poi dirigersi verso Times Square e Broadway e tentare di interrompere la cerimonia di accensione dell’albero di Natale al Rockefeller Center. La polizia non ha consentito di avvicinarsi, ma la gente è rimasta per strada a qualche distanza gridando slogan come “Le vite dei neri contano”, “No alla polizia razziale, niente giustizia, niente pace”, “Vogliamo un processo pubblico e ce le negate” e “Non riesco a respirare”, le ultime parole di Garner.

Garner è morto per “compressione del collo (soffocamento), compressione del petto e posizione prona mentre veniva immobilizzato dalla polizia”, secondo il referto dell’autopsia. La polizia di New York proibisce queste pratiche e la morte è stata ritenuta un omicidio.

Durante il fatale incontro del 17 luglio a Staten Island, Garner ha alzato le mani e detto agli agenti di non toccarlo. Pochi secondi dopo un video mostra un agente che lo afferra da dietro, lo sbatte sul marciapiede e lo tiene disteso sullo stomaco.

Secondo uno studio visibile a questo link http://www.occupy.com/article/black-man-killed-us-every-28-hours-police, a livello nazionale un nero viene ucciso ogni 28 ore da agenti di polizia, guardie di sicurezza o vigilanti. Non si tratta di un caso, ma del risultato inevitabile del razzismo istituzionalizzato, della mentalità e delle tattiche militari all’interno dell’apparato delle forze dell’ordine americane.

Giovedì 4 dicembre alle 17,30 è prevista un’altra manifestazione in Foley Square.

#BlackLivesMatter #ICantBreathe #ericgarner

Foto di David Andersson

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