Il Contratto Mondiale e la rete internazionale dei movimenti dell’acqua posero, fin dal loro nascere, due punti ben precisi: 1. Far dichiarare all’ONU che l’acqua è un diritto umano. 2. Affidare la politica mondiale dell’acqua a una legittimata istituzione pubblica. Romano Prodi, tempo fa, sintetizzò questo secondo obiettivo del movimento, con la proposta di fare di Milano, in occasione di Expo: la sede dell’Autorità Mondiale dell’Acqua. Su ciò, si è ha aperto il confronto con la Giunta milanese il 22 marzo, in occasione della giornata Mondiale dell’Acqua, con un Convegno patrocinato dal Comune stesso. Ora il tema conquista anche Green Italia e il consigliere regionale Umberto Ambrosoli che lanciano una petizione.

Bene, spero e ci sono tutte le premesse, si possa marciare assieme con un ampio schieramento.La questione però va posta molto seriamente. L’istituzione di una vera Autorità Mondiale dell’Acqua è cosa molto complessa, ha bisogno di troppi consensi a partire dagli Stati, dall’Europa, dai G8/20 e dai movimenti sociali. Si scontra con grandi interessi e trova non poche difficoltà nel definirne la forma: una Agenzia dell’ONU? Un Trattato internazionale? E poi chi sanzionerà le inadempienze? Realisticamente da Milano e dall’occasione di Expo, possono essere lanciati: una proposta, un percorso e una sede. In poche parole l’inizio di un confronto nazionale e internazionale con il coinvolgimento dei cittadini e dei movimenti.

Grande sarebbe il prestigio che ne trarrebbe Milano da un simile inizio. Che deve partire da un punto fermo: l’Assemblea Generale dell’ONU nel 2010 ha dichiarato che l’acqua e i servizi igienici sono un diritto umano. Inserendolo poi nel Consiglio per diritti umani, sociali, culturali ed economici. Quindi, per dirla con il linguaggio istituzionale: un diritto giudiziabile. Una vittoria, che i movimenti mondiali dell’acqua e i paesi dell’America Latina, hanno regalato all’umanità e che se vogliamo non resti una enunciazione, dobbiamo necessariamente concretizzare.

Come concretizzare il diritto umano all’acqua? Rispondere a questa domanda è dare un senso alla richiesta di una Autorità Mondiale e alla raccolta da parte dei movimenti dell’acqua di 1,8 milioni di firme in Europa per l’iniziativa ICE sul diritto all’acqua.

Ma permettetemi di riprendere ancora la vittoria del 2010. La risoluzione dell’ONU è una vittoria del sogno universale. È in controtendenza all’angusto orizzonte in cui sono precipitati la politica e il senso comune della gente è come ritrovare ciò che è stato cancellato dalla memoria: quel “Proletari di tutto il mondo unitevi”. Di tutto il mondo, ricordate? Dove i proletari oggi sono l’intera umanità a cui, multinazionali e banche, tolgono persino l’acqua per vivere. Ci obbliga a ricordare 1,5 miliardi di persone senza acqua potabile, 2,5 senza servizi igienici e che, anche nella nostra Europa, 170 milioni di europei sono senza acqua controllata. Che la chiusura dei rubinetti ai poveri o negarla alle baraccopoli di immigrati e di Rom è violare un diritto umano.

Concretizzare il diritto all’acqua, vuol dire parlare di norme per un suo governo mondiale, diverso dalla “governance” privata del Consiglio Mondiale dell’Acqua diretto dagli “stakeholder” Suez e Veolia. Sappiamo che sia sulla questione dell’Autorità Mondiale, sia su Expo esistono serie riserve politiche nei movimenti dell’acqua. Vediamo però se è possibile trovare un modo con cui confrontarci tutti.

a. L’Autorità mondiale si presenta di difficile realizzazione e suscita troppe contraddizioni. Resta l’orizzonte a cui tendere tracciando un percorso concreto e condivisibile. Costituzionalisti come Postiglione, Scovazzi e il Centro Diritti Umani di Papisca, concordano con la scelta di non diluire il diritto all’acqua nei vari diritti: diritto ambientale o diritto alla salute ecc… ma di partire dal diritto umano all’acqua in quanto tale. Da qui definire i passaggi intermedi e in che consiste questo diritto: la quantità di acqua minima necessaria alla vita, ciò che si frappone ai popoli e agli individui nell’accesso di tale diritto, le regole e le priorità nell’uso tra i diversi consumatori, le responsabilità degli Stati nel garantirlo, la tutela della potabilità, i rapporti transfrontalieri nell’accesso al diritto ecc … .Quindi un primo e condiviso da tutti, passo, può essere quello di un Protocollo Internazionale per il diritto umano all’acqua.

b. Expo invece si presenta col miraggio di voler rendere più bella Milano, di favorire la crescita economica del paese (con l’ennesima colata di cemento) e di parlare dei grandi temi della alimentazione e dell’acqua. In realtà Expo nasce per arricchire le imprese che da sempre si dividono gli appalti delle grandi opere, dominano la politica, disseminano di cattedrali nel deserto il paese, producono debito pubblico e grande criminalità. Inoltre, la vera “mission” è diventata quella della grande fiera della gastronomia. Una Eataly internazionale e una passerella per le Multinazionali Coca Cola, Nestlè, Barilla. Quindi un convinto “No Expo”.

Ma qui sta il punto, nel merito dei temi di Expo, chi tenterà di parlare a quella moltitudine in arrivo di “scatenati consumatori”, dei grandi diritti negati a miliardi di persone? In tanti vorrebbero che le voci del movimento dell’acqua, dei movimenti cittadini, delle associazioni, della politica alternativa, fossero marginalizzate. Non c’è bisogno perciò che ci si marginalizzi da noi stessi.

Non riusciremo a piegare Expo alle nostre idee, ma abbiamo con noi un voto di 27 milioni di italiani e quindi il dovere di parlare e proporre anche in questo contesto, il Protocollo dell’acqua, che nasca una sede dove discuterlo e favorire incontri internazionali e dove il Sindaco potrebbe cominciare a riunire Sindaci di altre città del mondo. Sono convinto che abbiamo un altro dovere: quello di non piegarci al “destino” che con la crisi, sia un lusso guardare e parlare delle cose del mondo e di non rassegnarci mai a che il senso comune degradi ancora di più nei micro orizzonti locali, etnici o nazionali. Abbiamo il diritto di pensare che l’acqua può ancora regalare vittorie all’umanità.

Emilio Molinari

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