E’ stata presentata una nuova proposta di legge per modificare il sistema binomiale. Tuttavia a differenza delle altre volte, dato il momento politico e l’attuale situazione del governo entrante, tutto sembra indicare che questa proposta sarà o si avvicinerà molto a quella che rimpiazzerà definitivamente il sistema binominale.

Da una prima lettura di quel poco che è uscito sui giornali, senza conoscere ancora il testo definitivo, si può affermare che le caratteristiche principali del progetto di legge sono:

ñ Aumento dei deputati da eleggere in ogni distretto. Alcuni sceglieranno fino a 8 membri, mentre quelli minori tre. In tutti i casi si suppone che verrà utilizzato il metodo D’Hondt (metodo matematico per l’attribuzione dei seggi, N.d.T.) per la determinazione degli eletti.

ñ I distretti saranno modificati, fondendo alcuni di quelli esistenti. Per esempio il distretto attuale di Santiago verrà unito a Ñuñoa, Providencia, Macul, San Joaquín e La Granja. In definitiva, i distretti saranno di dimensioni molto maggiori di quelli odierni. Dagli attuali 60 distretti si passerà a 28, che però sceglieranno più deputati: dagli attuali 120 si passerà ad un totale di 155.

ñ Per quanto riguarda il Senato, ogni regione diventerà un collegio elettorale, passando dalle attuali 19 circoscrizioni a un totale di 15. Le più piccole continueranno ad eleggere due senatori e dunque il sistema binominale si manterrà ad Arica, Antofagasta, Los Ríos, Aysén e Magallanes. Nelle altre regioni il numero varia da 3 a un massimo di 7 senatori da eleggere, a seconda del numero di elettori, il che implica che dagli attuali 38 si passerà ad un totale di 50 senatori.

Queste sono le caratteristiche principali del progetto di legge diffuse dalla stampa, mentre il testo completo non è ancora noto. Possiamo fare le seguenti osservazioni:

ñ Il testo mette fine all’eterna parità forzata a cui porta il binominale, che equipara il 66% dei voti al 34%. Il progetto di legge recupera così il vecchio principio secondo cui “La democrazia è il governo delle maggioranze.”

ñ Diminuisce positivamente l’alterazione del peso di un elettore causata dal sistema binominale. Oggi 90.000 elettori dell’undicesima regione equivalgono a 2.600.000 elettori di Santiago Oriente, dal momento che in entrambi i casi si eleggono due senatori. Si cerca così di recuperare un altro principio democratico: “In democrazia il voto ha lo stesso valore, a prescindere da chi sia l’elettore.”

ñ La riorganizzazione aumenta in modo significativo la dimensione dei distretti e delle circoscrizioni, il che favorisce senza dubbio le coalizioni maggioritarie, in particolare quelle che ricevono maggiori finanziamenti privati. Dunque non è lo stesso essere candidato in un distretto con 100.000 elettori che esserlo in uno con 700.000. Nella misura in cui aumenta la dimensione dei collegi elettorali, il potere del denaro gioca un ruolo sempre più importante, in quanto la pubblicità professionale ad alto impatto diventa indispensabile. Questa situazione è dannosa per i gruppi lontani dagli interessi economici e più vicini ai settori popolari. Il progetto di legge rafforza il perverso processo di conquista delle coalizioni politiche da parte del potere economico.

ñ In termini di proporzionalità e inclusività, il sistema D’Hondt è per definizione un sistema proporzionale, ma il suo grado di proporzionalità e di inclusione aumenta in modo direttamente proporzionale al numero di seggi da eleggere in ogni divisione elettorale. I distretti che eleggono otto membri avranno una soglia di sbarramento di circa il 10%, mentre nelle circoscrizioni che ne eleggono sette, la soglia sarà vicina al 12%. Tuttavia tutto sembra indicare che tali distretti e circoscrizioni saranno un’eccezione e sarà ancora peggio nei distretti e nelle circoscrizioni più grandi, dove il potere del denaro peserà più a favore delle coalizioni tradizionali.

ñ Pertanto il fatto che si aumentino le dimensioni delle divisioni elettorali e che queste eleggano, nel migliore dei casi, un massimo di 8 rappresentanti, punta solo a migliorare la competizione e la rappresentanza tra le grandi coalizioni, continuando a escludere quelle piccole e anche quelle medie. Nel caso del Senato, a causa delle grandi dimensioni delle circoscrizioni, i seggi saranno quasi esclusivamente nelle mani delle coalizioni tradizionali, generando una minore competizione tra le forze politiche. Unito al voto volontario, tutto questo diminuirà la partecipazione elettorale.

ñ In altri paesi e in altri progetti di legge presentati dalla Concertacion, la questione dell’inclusione delle minoranze viene risolta generando un meccanismo di ingresso per quei partiti che non eleggono alcun deputato, ma che superano una certa soglia, che varia dal 3 al 7% del voto nazionale. In base a quello che si sa del progetto di legge, purtroppo non vi è alcuna indicazione in questo senso. Tale omissione, unita al grande aumento delle dimensioni dei distretti e delle circoscrizioni, non risolve né corregge un altro importante principio democratico, a lungo dimenticato, che dice: “la Democrazia è il governo delle maggioranze nel rispetto e nella partecipazione delle minoranze”.

Possiamo a questo punto concludere, in via provvisoria, che questo progetto di legge è un passo avanti perché elimina il carattere di falsa democrazia del sistema binominale e recupera dei principi democratici molto importanti definiti già durante la Rivoluzione Francese, ma è carente rispetto all’inclusione e alla partecipazione delle minoranze o di coalizioni di medie dimensioni.

In definitiva, il progetto di legge rappresenta un sistema proporzionale maggioritario che risolve il problema della concorrenza e proporzionalità tra le coalizioni tradizionali, ma è ben lontano dall’essere un sistema proporzionale inclusivo come descritto dalla Presidente Bachelet.

La nostra conclusione è che questo progetto di legge rappresenta un passaggio dalla falsa democrazia del sistema binomiale a una democrazia incompleta, in quanto esclude in modo eccessivo le minoranze.

Belén del Pozo e Efren Osorio

Fondazione Moebius

Su twitter: @BelendelPozo e @Efren_Osorio

Traduzione dallo spagnolo di Corrado Bagnariol