In Marocco l’olio di Argan è un business tutto al femminile

05.02.2014 - Redazione Italia

In Marocco l’olio di Argan è un business tutto al femminile
(Foto di .Med Magazine )

Se si percorre la strada che va da Essaouira fino a sud verso Agadir, oltre il bacino del Souss, si possono scorgere, tra i boschi radi e disordinati di alberi secolari, noti come arganier, le molte insegne che indicano cooperative che vendono olio d’argan. Il prodotto è considerato l’oro giallo della regione e la produzione e vendita è affidata esclusivamente alle donne che, organizzate in cooperative, gestiscono interamente il mercato.

L’Argania spinosa, nome scientifico della pianta, cresce solo in questa regione. E’ anche noto come “albero delle capre” in quanto questi animali sono soliti mangiarne le piante ricche di acqua rimanendo appollaiate sui rami.

A riconoscere le virtù dell’olio di argan è stato il Centro di Ricerca Pierre Fabre Dérmo-Cosmetique. Il Centro partecipa attivamente alla ricerca scientifica e sostiene da diversi anni la Fondazione Mohammed VI con iniziative volte a proteggere l’arganier e aiutare le cooperative di produzione.

Nel 1995, una ricercatrice dell’Università di Rabat ha cominciato a studiare e far conoscere le qualità dell’olio – previene l’infarto, l’ictus e l’invecchiamento della pelle, rafforza capelli e unghie – e, nel 1998, l’Unesco ha messo sotto tutela più di 800.000 ettari di arganier, dichiarandoli “riserva della biodiversità”.
In particolare, le donne sono da sempre legate alla vita di questo albero, il cui frutto gioca un ruolo sociale ed economico. Da qui l’idea di creare cooperative e gruppi di interesse economico come l’UCFA (Unione delle Cooperative Femminili per la Produzione e la Commercializzazione dell’Olio di Argan e dei prodotti agricoli ), ideatori della marca autoctona Tissaliwine. Queste strutture hanno l’obiettivo di potenziare gli introiti delle donne, evitare lo spopolamento delle zone rurali, contrastare la desertificazione e proteggere così l’arganier. Il prodotto è prezioso soprattutto per la lavorazione laboriosa, che deve esser fatta a mano e con tecniche tradizionali. Se si percorre la strada da Smimou a Imin’tlit si arriva alla Cooperativa Agricola Femminile Tamounte, creata nel 2003 all’interno del Programma di conservazione e gestione di aree topiche in materia di biodiversità promosso da vari enti ed associazioni. Con il passare degli anni la cooperativa si è ingrandita, arrivando ad avere trenta aderenti e i suoi prodotti hanno iniziato ad avere visibilità nelle fiere internazionali. La cooperativa è attenta alle esigenze delle donne lavoratrici, le quali hanno a disposizione uno spazio per lasciare i propri figli e possono frequentare corsi di alfabetizzazione.

Le cooperative sono spesso meta di viaggiatori solitari che, alla scoperta di itinerari alternativi, si fermano per acquistare prodotti, ma anche per scoprire le tecniche di lavorazione dell’argan e degustare prodotti tipici, a contatto con le popolazioni locali.

Da sempre il mondo della cooperazione internazionale è interessata a favorire e promuovere la partecipazione delle donne alla società. Ed è sempre più frequente che i progetti vengano indirizzati a rafforzare soprattutto il ruolo economico della donna in paesi e in zone che la vedono ancora marginalizzata e subordinata. Il lavoro va fatto soprattutto in termini di sensibilizzazione sia dell’opinione pubblica, che esercita il controllo sociale, che delle istituzioni, spesso troppo resistenti al cambiamento.

 L’Unione Europea ha lanciato un programma per il periodo 2012-2016, il cui obiettivo è quello di rafforzare il ruolo sociale, politico ed economico della donna nella maggior parte dei paesi arabi del sud del Mediterraneo.

 

Teresa Leone di .med magazine per lo sviluppo sostenibile nel Mediterraneo

Categorie: Africa, Ecologia ed Ambiente, Economia
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