Il fatto che su uno dei punti più delicati e problematici del percorso negoziale inaugurato, lo scorso 19 Aprile, con gli accordi di pacificazione tra Belgrado e Pristina, sia stata raggiunta una mediazione accettabile per entrambe le parti, è certo una notizia destinata a non scuotere più di tanto l’attenzione dei media nostrani, pur tuttavia, in sé, è una notizia, e di quelle importanti. Certo l’applicazione sarà molto ardua e controversa e le dichiarazioni di facciata dei due “primi ministri”, Dacic, socialista, per la parte serba, e Thaci, nazionalista, per la parte kosovara, non bastano a nascondere la difficoltà del compromesso, la delicatezza dell’equilibrio raggiunto, e un margine di disappunto che potrebbe presto riversarsi sulla pubblica piazza soprattutto a Belgrado, chiamata a delicate elezioni anticipate, sia per il Parlamento nazionale sia per la capitale di qui a un mese, convocate il prossimo 16 Marzo.

 

La riunione negoziale degli ultimi giorni, 11-12 febbraio, tra le due delegazioni a Bruxelles s’è risolta dopo ore di  confronto, in questo destinato a passare alla storia come il 22° round della maratona diplomatica tra le due capitali, dapprima con un “avvicinamento delle posizioni” e quindi con la conferma di una cornice politica condivisa per un accordo ormai alla portata, che sarà confermato in un prossimo round e limato nei dettagli dalle squadre tecniche, ancora a Bruxelles. Nelle parole, rilasciate in una dichiarazione alla stampa, da parte del premier serbo, infatti: “Si prevede che i gruppi di lavoro di esperti nei prossimi giorni finalizzino il testo e si incontrino di nuovo nel breve periodo per far risaltare la decisione politica di giungere ad un accordo relativo alla magistratura”.

 

Ecco il tema: l’accordo sul sistema giudiziario in Kosovo, in particolare, il profilo del Tribunale a Kosovska Mitrovica, che sarà, a norma degli accordi del 19 Aprile, uno dei crocevia del successo o del fallimento dell’accordo, il centro giudiziario della nascitura Comunità dei Comuni dei Serbi del Kosovo, ma anche il simbolo della tenuta del sistema giudiziario kosovaro nella cornice di legalità della costituzione e della magistratura di Pristina. D’altro canto, l’organizzazione della magistratura è qualcosa che esula dalla mera cornice dei confini nazionali, essendo definita da norme, convenzioni  e prassi di rango internazionale: dal momento che è un luogo-chiave dello stato di diritto. E così, se per un verso la Corte di Mitrovica dovrà essere la corte di riferimento dei Serbi del Kosovo e rispettare la composizione etnica delle quattro municipalità a nord della regione (non solo Kosovska Mitrovica, ma anche Zvecan, Leposavic e Zubin Potok), per l’altro non si potrà costituire una corte su base etnica né piegare il funzionamento della giustizia a logiche etno-politiche ed etno-nazionali.

 

Alla fine il Tribunale di Mitrovica avrà sia la corte sia l’ufficio di pubblico ministero, e sarà competente su sette municipalità, tra cui le quattro del Kosovo serbo (più Vucitrn/Vushtri, Srbica/Skenderaj e Podujevo): significa, considerando la composizione demografica del distretto, che la “maggioranza serba” sarà garantita non in tutte le articolazioni del Tribunale bensì solo per determinate funzioni, a seconda delle priorità che saranno stabilite – politicamente – nel prosieguo degli accordi. Sicuramente vi sarà, a Nord, una Corte d’Appello per i Serbi del Kosovo; dopodiché andrà concretizzata quella “soluzione che permetta la distribuzione di oggetti e strumenti in determinate categorie di edifici e di strutture e dove queste saranno posizionate”. Ciò può consentire a Dacic di dire che “la soluzione protegge i nostri interessi e il nostro punto di vista”; ma non lo mette al riparo da critiche da una parte e dall’altra, se perfino i filo-atlantici e filo-europeisti liberali serbi, del partito LDP di Cedomir Jovanovic, lo hanno già accusato di “aver concesso molto più di quanto richiesto da Bruxelles”.

 

D’altro canto, se Thaci ha potuto rivendicare che “i progressi compiuti sul tema della giustizia sono “essenziali” e tutte le decisioni sono in piena conformità con la Costituzione del Kosovo e le leggi del Kosovo”, è stato lo stesso Dacic a ricordare come “l’accordo sulla giustizia è molto importante perché era sotto minaccia di stallo”. “Non possiamo permetterci tempi di inattività, perché il ritmo di accelerazione del dialogo è uno dei criteri-chiave per il progresso nei negoziati di adesione della Serbia all’Unione Europea”, ha detto ancora. La storia dirà se la direzione di marcia è quella giusta.