Dario Ergas: “l’azione trasforma la coscienza”

28.12.2013 - Redacción Chile

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Dario Ergas: “l’azione trasforma la coscienza”

Pubblicato dalla Rivista Somos

E’ il terzo libro di questo scrittore che proprio come Teseo, seguendo il filo di Arianna, va srotolando il suo  filo per uscire dal labirinto della mente e connettersi con il sacro e il trascendente in sé e negli altri.

 

Di Ana L’Homme

Siamo entrambi in un bar, aspettado nostro figlio che é a un corso. Mi hanno chiesto di fargli questa intervista. E’ una buona opportunità per conoscere da dentro come ha vissuto questa relazione intima che ha con un pensiero, un’intuizione, una ricerca. Ho cercato di fare le domande con un sincero interesse per non cadere nei clichés. Ed eccoci qui seduti in un bar rumoroso, scegliendo rispettivamente io le domande, lui le risposte. Se c’é una cosa che mi piace di lui, direi che é qualcuno che dà moltissimo valore alla vera comunicazione e non perde la possibilità di praticarla.

Dario Ergas, umanista, discepolo di Silo, continua lo sviluppo della Psicologia del Nuovo Umanesimo nel Parco di Studi e Riflessione di Punta de Vacas, situato ai piedi del monte Aconcagua. L’unità nell’azione, recentemente pubblicato dalla casa editrice  Catalonia, proietta verso l’azione le esperienze di riconciliazione e unità, trattate nei suoi due libri precedenti: Il senso del nonsenso (1998) e Lo sguardo del senso (2006), pubblicati in vari Paesi e tradotti in numerose lingue (questi due libri sono pubblicati in italiano da Multimage, N.d.T.). I suoi libri, le conversazionie le conferenze sono disponibili in molte lingue e formati nel sito web citato alla fine di questa nota.

 

Il labirinto della mente

C’é una relazione tra questo libro- il terzo che scrivi – e i precedenti? C’é per caso un filo conduttore che va sviluppando per uscire dal labirinto della mente?

Questa domanda é stata un filo conduttore della mia vita. Potrei continuare a scrivere un quarto ed un quinto libro, senza poter completarla. E’ come se rispondessi per alcune tappe, situazioni ed angolazioni. Cerco di trasmettere quello che ho imparato con le domande, non necessariamente con le risposte. Solo porsi delle domande destabilizza, e affrontarle richiede un certo coraggio, che ci insegna delle cose, e sono queste cose che cerco di trasmettere. Immagino il mio lettore, che é il mio interlocutore, tirare fuori da lì qualcosa che gli permetta di avanzare più lontano di dove sono arrivato io. Ha questo significato di comunicazione, di dialogo e che magari serva a qualcuno per uscire da qualche situazione di stallo ed arrivare ancora più lontano.

 

In quale tipo di categoria metteresti i tuoi libri?

Di dialogo spirituale, con me stesso e con una compresenza che é il lettore. Approfondendolo in me, cerco di fare in modo che il lettore possa toccare alcune zone di se stesso. E’ un dialogo strano, ma comunque un dialogo. I miei libri potrebbero classificarsi nella spiritualità, magari psicologia e spiritualità, perché hanno tesi filosofiche e psicologiche che sostengono l’esperienza spirituale di cui parlo. Mi appoggio molto alla psicologia di Silo, e questa ha un sostegno molto concreto; per quel che riguarda la psicologia degli impulsi, dell’immagine, dello spazio di rappresentazione e le strutture della coscienza date dagli spostamenti dell’io; in particolar modo é la struttura della coscienza ispirata, quello che permette la comprensione delle realtà più profonde e vitali. Nel libro si indaga con maggiore profondità il tema dell’azione; in definitiva cosa fare con la vita e come si giustifica questo fare.

 

Cambiamento personale e sociale

Chi é Silo per te?

– Ho letto da giovanissimo La Mirada Interna (Lo sguardo Interno), che ha significto per me un orientamento, un cammino, su quello che mi sono chiesto tutta la vita. Perché vivo? Dove vado? Cosa voglio da questa vita? In realtà mi preoccupavo molto del perché soffrissi e stessi cosi male. E leggendo Silo capii che non ero un caso isolato. Quello che vivevo era il realtà qualcosa di molto più esistenziale e profondo, proprio dell’epoca, perfino proprio della specie. Così, mi misi a seguirlo.

Lo conobbi nel 1978, alle isole Canarie; quello che insegnava era quello che mi succedeva e questo orientamento, quando tutto intorno é molto confuso, ha molto valore. Le diverse filosofie e politiche dell’epoca non davano una vera risposta. Ci si chiedeva: come cambiare la società? Come fare perché questa società sia più corretta e giusta? Però intuivo che non serviva cambiare la società se uno non cambiava, se non si produceva allo stesso tempo un cambiamento mentale. Tutto il suo discorso di un cambiamento personale e sociale simultaneo mi fu molto familiare.

Tra la persona che medita, sommersa nel suo mondo, e colui che cerca di generare cambiamenti sociali, c’é un abisso di differenze. Hai appena parlato di questi due aspetti come se facessero parte di una cosa sola. Non c’é una contraddizione?

Per me la contraddizione é giustamente il non preoccuparsi di entrambi gli aspetti. Nella ricerca di un cambiamento personale, profondo, di un contatto con il senso della vita, siamo sempre in relazione con gli altri. Di fronte alla sofferenza dell’altro, dobbiamo chiederci: Che responsabilità ci spetta in questa sofferenza? Qual é la condotta corrispondente? E rapidamente ci rendiamo conto che il sociale é un tema che non possiamo escludere. Forse non otteniamo  il cambiamento desiderato. Ma non possiamo lasciarlo in disparte.

Nel libro confronto costantemente la mia ricerca della felicità con quella di coloro che mi circondano e della società. Che succede con la coscienza quando si arriva a posizioni di potere? La condotta costante del non essere coerente con i valori della società alla quale si aspira merita una riflessione. Non é possibile fare una rivoluzione qualsiasi se non si aspira ad una società migliore. La prima cosa sarà quella di sapere se si sperimenta la necessità di un cambiamento.

Quindi, si tratta di un cambiamento simultaneamente sociale e personale?

Si, di un’azione e una direzione del cambiamento sociale che, allo stesso tempo, va cambiando la stessa violenza che c’é all’interno di noi. E di un contatto con le esperienze profonde di significato, che ci spingono a creare condizioni sociali di libertà per gli altri.

Parli di uno sguardo interno. Ci sono mistici che parlano del risveglio dello sguardo o della coscienza. In cosa si differenziano le tue ricerche da quelle di questi mistici o filosofi?

Non so se si differenziano. Quello che posso dire é che quello che cerco di fare é descrivere un certo stato di coscienza che si genera con un determinato tipo di azione, di comunicazione con gli altri, che é il contatto con l’unità interna. E questo contatto con l’unità interna é realmente rivoluzionario. E’ la possibilità di un cambiamento molto profondo, di uno, dell’altro. Se si prende questa via é un cambiamento di coscienza umana che può portarci molto lontano. Cerco di descriverla partendo da quello che noto in me stesso. Non é  deciso da un punto di vista teorico, ma viene fuori dalla descrizione di un’esperienza. E in questo modo voglio che anche il lettore possa riconoscere in se stesso esperienze simili.

 

“Cos’é questo?”

 

Dici anche che l’epoca favorisce il risveglio di uno sguardo interno. Ma questa é un’epoca agitata e violenta. Si tende a pensare che lo sviluppo spirituale avvenga in momenti tranquilli, nei quali la gente ha tempo di sviluppare questi temi…

Quando si hanno le idee chiare, quando si crede di sapere tutto, che tutto quello che si pensa e sente é la verità stessa, in realtà non accade niente di nuovo. Non succede niente di nuovo, se non corollari di qualcosa che già crediamo di sapere.

Per fortuna, l’epoca sta facendo crollare tutto quello che sappiamo, che crediamo di sapere, sia per i progressi della scienza, sia per gli eventi politici, o per qualche altra ragione. La nostra sicurezza di quello in cui crediamo o pensiamo si sta frantumando. Con il cadere delle nostre credenze, che non ci sostengono più, e con il traballare dell’affermazione di se stesso, si crea un vuoto.

E in questo vuoto l’esperienza spirituale, l’esperienza più profonda irrompe e si manifesta. E in questa manifestazione rimani a bocca aperta e dici “cos’é questo?”.

Per questo ringrazio l’epoca, grazie alla quale tutto quello che é certo nella mia coscienza viene sconvolto. Divento più umile, non sono più il signore della verità, e questo vuoto interno dà la possibilità ad un’esperienza profonda di esprimersi.

Ma questo ha un problema, perché quello che viene dal profondo e si manifesta in me, richiede un’adeguata interpretazione per essere tradotto in un’azione corretta, un’azione che aumenti l’unità interna. Se l’interpretazione é scorretta, questo può diventare un disastro e credo che ci siano manifestazioni psicosociali di questi disastri.

Parli dell’importanza di riconoscere i propri fallimenti. Non porterebbe ad una depressione?

La depressione per me é giustamente quello che sta descrivendo. E’ la negazione del fallimento. E’ la negazione del riconoscimento che quello che desidero, sento e credo che sia la verità, non lo é più. E negando questo mi indebolisco, mi deprimo e cado nel nonsenso.

Il riconoscimento del fallimento é piuttosto una via di verità interna, un momento di sincerità con se stesso. Questo libro si basa molto sul tema del fallimento. Il fallimento é anche riconoscimento di qualcosa di vero e profondo, del fatto che conviviamo con la morte. La presenza della morte mette in dubbio tutti i successi apparenti della  vita. Cosi, contrariamente a quello che si dice, il fallimento é la possibilità di uscire dalla depressione. E’ la possibilità di trovare un senso della vita più vero. E’ giustamente il nonsenso é quello che ci ha portato alla depressione.

Esperienza spirituale e azione

Puoi parlare dei due libri precedenti?

Sono tappe vitali diverse. Il primo libro, Il senso del nonsenso, studia come uscire da una grande sofferenza nella quale era immersa la mia vita. In realtà, é il libro che segna un cammino di ricerca; iniziai una riflessione nella quale mi dico: “se un giorno riesco ad uscire da questo stato cosi oscuro, lo comunicherò perché gli altri ci mettano di meno a uscirne, perché soffrano di meno”. Questo diventò un impulso che finora non ha smesso di orientarmi alla scrittura e alle molte cose che ho fatto nella mia vita.

Il secondo libro é un altro tipo di esperienza, iniziata quando Silo ha lanciato una sintesi della sua dottrina che ha chiamato Il Messaggio del Silo. In questo cammino che proponeva, c’é un’esperienza che lui chiama l'”esperienza della forza” e una certa meditazione sulle domande “chi sono? dove vado?”

Ho lavorato sul libro con molta tenacia e serietà, perché nonostante le mie ricerche, dovevo riconoscere che non capivo ancora questo tema del senso e del nonsenso. Lavorando con questo messaggio, irruppero in me esperienze di senso molto potenti e molto innovative che cambiarono il mio modo di pensare. E questo é quello che racconto in Lo sguardo del senso, il mio secondo libro.
E il terzo, che é questo, approfondisce queste esperienze ma espone un altro tipo di avvicinamento e spiega che queste esperienze non hanno un vero valore se non interpretate correttamente e se non hanno conseguenze nell’azione. Se questo non succede, per quanto allucinanti siano queste esperienze, non saranno davvero significative. Questo é il libro. E spiega anche perché l’azione é importante, in base a quali elementi della coscienza si giustifica la priorità dell’azione.

Il sito dell’autore: www.darioergas.org

 

Traduzione dallo spagnolo di Dalila Anneo per Traduttori Pressenza

Categorie: Cultura e Media, Internazionale, Interviste, Sud America, Umanesimo e Spiritualità
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