Social Forum Firenze 10+10 (foto Olivier Turquet)

 

Una serata con amici di vecchia data.

La militanza non fa parte della loro esperienza, ma sono sempre stati a sinistra, o comunque nel centrosinistra, tutti fortemente antiberlusconiani; rappresentano una fetta del ceto medio milanese, istruito, preparato e democratico.

L’incontro alla Leopolda si è concluso da poco, qualcuno di loro è arrivato direttamente da là al nostro incontro. L’entusiasmo per Renzi trabocca dai loro racconti.

Ne rimango sorpreso, conosco bene la loro avversione a qualunque forma di populismo, non li ha mai sfiorati alcun cedimento verso il grillismo, ho più volte sperimentato il loro fastidio verso le celebrazioni mediatiche tanto diffuse ai nostri giorni.

“Intanto non è vero che è un uomo solo che aspira al comando, ha organizzato – spiegano con grande convinzione – decine di tavoli di lavoro per discutere i singoli temi; ha ragione quando propone una modernizzazione e una semplificazione della burocrazia statale ereditata dal sistema democristiano: qui per fare qualunque cosa ci si scontra con tempi eterni che ci impediscono di essere competitivi; il sindacato oggi difende solo chi ha già un lavoro, è un’organizzazione in gran parte costituita da pensionati, i dipendenti pubblici devono capire che nella situazione attuale sono dei privilegiati e non possono rifiutarsi di rinunciare a qualcosa quando abbiamo milioni di disoccupati; ai ragazzi, ai nostri figli che oggi hanno vent’anni chi ci pensa?”

Le risposte e non solo da parte mia, non si fanno attendere.

“Si possono fare anche migliaia di tavoli, ma quando si sputa ogni giorno contro tutti i partiti senza distinzione i rischi di un ennesimo uomo solo al comando, senza nemmeno contrappesi istituzionali, e con una pletora di media controllati e asserviti è dietro l’angolo.

I costi della politica vanno certamente tagliati, l’uso delle risorse destinate ai partiti deve essere rigidamente controllato, ma  la politica non deve diventare un’attività per soli ricchi.

E’ vero, va combattuta la mastodontica burocrazia che ci toglie il respiro ogni giorno, ma non vorremmo che la soluzione alla fine sia quella realizzata da Blair in Gran Bretagna: la distruzione del welfare state, la chiusura di moltissimi servizi sociali e sanitari con la penalizzazione dei ceti più deboli mentre i ricchi ricorrono alle assicurazioni private.

Non si può fare di tutt’un’erba un fascio, tra i dipendenti pubblici vi sono situazioni diversissime: gli insegnanti ad es. guadagnano poco, anche i dipendenti ASL non nuotano certo nell’oro, il vero scandalo sono gli stipendi di chi siede nei CdA, degli alti dirigenti, dei direttori sanitari e amministrativi di ASL, INPS ecc. che sono cresciuti in modo pazzesco fino ad arrivare a 100-200.000 euro /anno..

Altro che contrapporre i dipendenti pubblici ai disoccupati! L’Italia è il paese dell’UE dove negli ultimi anni è aumentata maggiormente la differenza tra i più ricchi e i più poveri, il 10% della popolazione controlla il 50% delle ricchezze.

E’ vero che il sindacato non tutela i precari e i disoccupati,  ma i 47 differenti contratti di lavoro esistenti, molti privi di qualunque tutela, sono il risultato delle politiche dei partiti oggi al governo, compreso quello di cui Renzi sta per diventare segretario, come potete pensare che da quella parte politica possa giungere una risposta credibile ?”

 

“Ma è l’ultima carta che possiamo giocare !”

Il confronto prosegue e mi accorgo che tra i miei amici diventati  sostenitori di Renzi emerge qualcosa di più complesso, ma anche più semplice.

Infatti presto la difesa a prescindere delle varie esternazioni renziane lascia il posto ad un atteggiamento meno acritico, ma che si conclude sempre con la stessa domanda: “Voi della sinistra integerrima e fedele ai sacri valori della giustizia e della libertà cosa proponete concretamente, oggi, non tra dieci o vent’anni, per uscire dell’attuale drammatica situazione, in un’ Italia sospesa tra disoccupazione e corruzione? Non sappiamo se Renzi sarà in grado d’invertire la rotta, ma in questi anni abbiamo provato di tutto, anche a sinistra, e siamo arrivati a questo punto. Renzi è l’unica e l’ultima carta che abbiamo a disposizione per evitare che il  nostro Paese precipiti definitivamente in un baratro senza fine, dobbiamo almeno provare a giocarla.“

Mi preparo a rispondere con una serie di punti programmatici…ma non è questo che chiedono, vogliono sapere: se si votasse domani quale altra possibilità concreta ci sarà di voltare pagina, e non basta rispondere che Renzi non volterà alcuna pagina, loro in mancanza d’altro si affideranno comunque a quella carta.

Provo a parare il colpo: “ nel passato molte conquiste sono state realizzate dall’opposizione..”, ma la risposta è un’arma spuntata, allora all’opposizione c’era il PCI con il 30% dei voti ed un movimento fortissimo. Qualcuno prova a cambiare il tavolo da gioco: la politica si fa anche ogni giorno, nelle lotte sociali e nei movimenti….parole che andrebbero discusse e approfondite, ma che hanno il difetto di lasciare ad altri la cabina di regia, in Italia e in Europa.

Me ne torno a casa pensieroso e depresso, questa volta non avevo la risposta pronta.

Giuro che la prossima volta non finirà così.

Per dirla in sintesi e brutalmente: facciamo bene a continuare a denunciare i disastri di questi sistema, ad indicare i responsabili sociali e politici, nazionali e internazionali di questa situazione; facciamo bene ad organizzare manifestazioni, sit-in e quant’altro. Ma è ovvio che, in presenza di una crisi come questa, la prima domanda rivolta a chi continua a pensare alla politica come lo strumento per cambiare il mondo sia: che forza hai ? che possibilità concreta c’è di trasformare in realtà quanto mi proponi ? Oggi, non tra dieci anni.

Possiamo rispondere che oggi non ci sono le condizioni perché le nostre idee diventino programma di governo, ma dobbiamo assicurare da subito la costruzione di un’opposizione che sia in grado, per dimensione e qualità, di contrastare le politiche liberiste e la macelleria sociale che ne consegue.

Altrimenti le nostre proposte non risultano credibili, raccoglieremo anche stima e pacche sulle spalle, ma saremo vissuti come inutili, prima di tutto proprio da coloro che più di altri stanno pagando la crisi.

In Francia, Germania, Spagna, Portogallo ci sono formazioni della sinistra antiliberista che riescono a raccogliere consensi significativi in grado di pesare nel confronto politico e di organizzare una speranza di cambiamento e nel caso di Syriza in Grecia di aspirare al governo.

In Italia non c’è nulla di tutto questo, a sinistra domina la frantumazione, gli appelli all’unità spesso nascondono la richiesta che sia riconosciuta la primogenitura di chi lancia l’appello, mentre c’è chi aspetta ancora Godot scommettendo sul ravvedimento del PD.

Le condizioni strutturali per costruire una sinistra antiliberista ci sono, le nostre idee sono ben più diffuse delle risicate percentuali raccolte dalle formazioni a sinistra del PD, ma per ora questa urgenza non sembra essere colta da chi ricopre ruoli di responsabilità non solo nelle rimaste e malconce forze politiche organizzate, ma nemmeno in chi guida importanti strutture sociali e sindacali collocate al di fuori dell’attuale perimetro governativo.

Se non saremo capaci di battere collettivamente un colpo, chi facendo un passo avanti e chi facendone uno indietro, saremo destinati ad assistere passivi all’annunciato confronto tra Berlusconi, Renzi e Grillo e come recita un vecchio proverbio…chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Fortunatamente, tra noi amici non riusciamo mai a rispettare la promessa di rincontrarci a breve, ho un po’ di tempo prima di rivederli, vediamo di utilizzarlo al meglio.