Picchi di sabbia sahariana a Taranto? Il commissario straordinario dell’Ilva smentito da un video di PeaceLink

25.06.2013 - Taranto - Alessandro Marescotti

Picchi di sabbia sahariana a Taranto? Il commissario straordinario dell’Ilva smentito da un video di PeaceLink
(Foto di Peacelink)

Il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi ha dichiarato alle commissioni riunite Ambiente e Attivita’ produttive che per quanto riguarda i recenti picchi di polveri nel quartiere Tamburi, sopra i limiti, essi in gran parte sarebbero riconducibili alla sabbia sahariana.

La sabbia sahariana e’ dunque responsabile dell’eccesso di polveri a Taranto?

Per verificarlo, siamo pertanto andati a fare un sopralluogo nella casa dove e’ deceduto per tumore il signor Peppino Corisi. E’ una delle case che dista di meno dall’Ilva.

Una semplice calamita smentisce il dott. Enrico Bondi. Il video e’ chiarissimo.

Se le case fossero piene di polveri del Sahara, esse non sarebbero nere e non si attaccherebbero alla calamita.

Una sarcastica smentita delle affermazioni di Bondi e’ quindi da oggi online in un filmato spettacolare girato per conto di PeaceLink da Luciano Manna.

La smentita e’ talmente lampante che solo dei ministri e dei parlamentari ciechi e chiusi mentalmente – come i cardinali di fronte al telescopio di Galileo – potrebbero dare peso alle parole di Bondi.

Il filmato e’ online su:
http://www.peacelink.it/ecologia/a/38650.html

L’affermazione del commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi nel video viene commentata dalla gente del quartiere Tamburi in un luogo simbolico: la casa della famiglia Corisi. All’esterno di quella casa il signor Peppino Corisi decise di far affiggere sotto la finestra – per la sua morte dovuta al cancro – un coraggiosa targa con la scritta: “Ennesimo decesso per neoplasia polmonare”.

La moglie del signor Corisi (visibile nel filmato) ricorda che in quella casa ci e’ andata ad abitare quando aveva 4 anni e adesso lei ne ha 64. Quindi la casa e’ del 1953. In quell’anno non esisteva l’acciaieria (l’avvio della costruzione dell’Italsider di Taranto e’ del 1960) ma una vasta distesa di campagna e di olivi. La casa della famiglia Corisi – dove e’ stato realizzato il filmato – rientra in un piano pubblico di edilizia residenziale e a quel tempo i bambini uscivano dalle case e andavano a giocare e a fare merenda sotto gli alberi nella zona dove oggi produce l’Ilva.
Questo smentisce chi ancora oggi diffonde la falsa voce che il quartiere Tamburi sarebbe stato costruito abusivamente “dopo” l’acciaieria e a ridosso di essa.

Una annotazione tecnica: la presenza di sabbia sahariana e’ stata effettivamente registrata dall’Arpa a Taranto. Ma e’ un fenomeno che non ha determinato alcun inquinamento e nessun allarme a Taranto. L’Arpa e’ in grado di separare gli eventi sahariani e di defalcarli dal calcolo annuo dei superamenti delle polveri sottili (PM 10).
Il fatto che le polveri del Sahara arrivino a Taranto significa che – quando il vento soffia in direzione opposta – le polveri del parco minerali dell’Ilva possono arrivare a inquinare anche il Sahara. Ilva si conferma quindi una fonte inquinante transfrontaliera.
Se il Sahara non “inquina” Taranto, l’Ilva puo’ invece inquinare a elevate distanze per via dei venti.

Anche per tale motivo il parco minerali – dove sono accumulate le polveri dell’Ilva – va assolutamente coperto.

Abbiamo invece l’impressione che il piano di Bondi non preveda la copertura del parco minerali. Infatti appare non attendibile il commissario Bondi quando parla di un impegno di economico di soli 1.800 milioni di euro sul triennio 2013-2015 per allineare l’Ilva alle prescrizioni dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). La copertura del parco minerali, da cui derivano le polveri che inquinano il quartiere Tamburi, da sola comporta un impegno di spesa di circa un miliardo di euro. Come fa Bondi a coprire anche i parchi minerali se con 1.800 milioni di euro se ben 1000 milioni servirebbero al parco minerali? Con gli 800 milioni esistenti e’ assolutamente impossibile portare a termine i restanti interventi dell’Aia previsti per gli impianti dell’area a caldo, per non parlare della non procrastinabile attuazione dell’Aia relativa agli scarichi in acqua e alle discariche.

Quindi chiediamo a Bondi: quanto prevede di spendere per coprire i parchi minerali?

Categorie: Comunicati Stampa, Ecologia ed Ambiente, Europa
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