La fame aumenta in Gran Bretagna

12.05.2013 - Clay Cross - Inter Press Service

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

La fame aumenta in Gran Bretagna
(Foto di Lara Stanley/IPS )

In Gran Bretagna i drastici tagli alle spese sociali realizzati dal governo di coalizione hanno un impatto sempre maggiore. Le misure di austerità che cercano di fronteggiare la crisi finanziaria hanno effetti devastanti sui settori più vulnerabili.

Secondo un’indagine del sito Netmums una madre inglese su cinque non sa come nutrire i figli. Migliaia di persone dipendono da organizzazioni benefiche e banchi alimentari per sfamare se stesse e le loro famiglie.

Negli ultimi dodici mesi il Trussell Trust, il maggior banco alimentare della Gran Bretagna, ha dato da mangiare a 350.000 persone, 100.000 in più del previsto, con un aumento del 170% rispetto all’anno precedente.

Le persone ricorrono ai banchi alimentari per molti motivi. Alcune sono sotto-occupate, altre vittime di violenza domestica, altre ancora di usurai che approfittano dei poveri offrendo prestiti a interessi esorbitanti. La maggioranza è costituita da disoccupati, a cui i sussidi sociali sono stati tolti o ridotti in conseguenza dell’attacco frontale del governo contro chi viene considerato uno scansafatiche o un parassita.

Tutti questi fattori hanno alimentato quella che il Trussell Trust definisce un’ “epidemia” di fame, che diventa sempre più visibile in tutto il paese.

Clay Cross, per esempio, è un paesino di 5.000 abitanti nelle colline della zona rurale del nord del Derbyshire, un tempo un centro dell’industria carbonifera britannica.

Come molti centri della zona con un passato minerario,  Clay Cross passò tempi duri con la chiusura delle miniere negli anni Ottanta, ma negli ultimi tempi le cose hanno cominciato a peggiorare ulteriormente.

Una notte Inter Press Service ha visitato il banco alimentare locale del Trussell Trust, nella chiesa di Saint Bartholomew. All’interno i volontari esponevano parte delle due tonnellate di alimenti donate dai negozianti durante una raccolta di due giorni nei vari supermercati Tesco il fine settimana precedente.

Il banco alimentare è stato inaugurato nell’agosto 2012; da allora ha assistito 1.147 persone e sta aprendo altre filiali nelle vicinanze.

Uno dei suoi clienti era David, che ora lavora come volontario per il Trust. Ex- taxista, ha assistito per dodici anni in modo permanente e remunerato la moglie disabile, ma l’anno scorso, alla sua morte, ha perso il salario di assistente ed è rimasto per sette settimane senza entrate, in attesa del sussidio di disoccupazione. In quel periodo ha vissuto grazie a tre sacchi di provviste forniti dal banco alimentare.

I ritardi nel pagamento dei sussidi sono tra i motivi più comuni per cui la gente ricorre al banco alimentare; molti di quelli che lo fanno provano vergogna e umiliazione.

Il coordinatore del progetto, James Herbert e la sua equipe sono pronti a superare queste riserve e a dare il benvenuto a chiunque si avvicini, ma sono anche indignati all’idea che questi servizi siano necessari.

“E’ riprovevole. Il governo locale e quello nazionale dovrebbero vergognarsi di lasciare le persone in una situazione di dipendenza da un’organizzazione benefica per nutrire la propria famiglia” ha dichiarato.

La maggioranza degli utenti del servizio vengono mandati al Trust da organizzazioni caritatevoli o agenzie del governo, con buoni che permettono loro di ritirare alimenti solo per tre o quattro volte.

Bernard (nome di fantasia) è appena arrivato, inviato per la prima volta dall’Ufficio di collocamento  locale. Mentore volontario di 38 anni, lavorava con giovani trasgressori e riceveva il sussidio di disoccupazione fino a due settimane fa, quando questo gli è stato tolto perché non si era presentato a uno dei lavori offerti dall’Ufficio di collocamento  locale. Lui sostiene di non aver mai ricevuto quell’offerta e ha fatto ricorso. Se questo verrà accolto, potrà ricevere un fondo settimanale di 29 sterline (34 euro) per povertà o il sussidio pieno di 71 sterline (84 euro). Altrimenti non riceverà niente per altre sei settimane, sebbene viva in un appartamento senza gas, elettricità e alimenti.

“Sarò anche un parassita, ma in fin dei conti che altro devo fare? Rubare per sopravvivere? Se nel XXI secolo, in una delle nazioni più avanzate del mondo, la gente deve rivolgersi ai banchi alimentari, c’è qualcosa che non va, no?” ha dichiarato.

Colin Hampton, coordinatore del Centro per Lavoratori Disoccupati del Derbyshire, si è detto d’accordo.

“Oggi la situazione è peggiore che negli anni Ottanta. La gente viene da noi chiedendo qualcosa da mangiare in situazioni disperate e noi la mandiamo ai banchi alimentari. Apprezziamo la disponibilità ad aiutare, ma temiamo che, a meno di non esprimere la nostra indignazione, questa diventi la  norma. Le persone devono chiedersi perché sta succedendo tutto ciò”, ha detto.

Il primo ministro britannico David Cameron ha lodato il lavoro del Trussell Trust, ma i banchi alimentari sono una conseguenza diretta delle politiche governative dirette a cancellare i sussidi e gli interventi sociali senza curarsi delle conseguenze. Il deputato laburista Peter Hain ha accusato il governo di “terrorizzare” i disoccupati del suo distretto, obbligandoli a scegliere tra morire di fame e accettare lavori malpagati.

Il sistema ottocentesco della Legge di Poveri aveva un atteggiamento analogo, di punizione e dissuasione nei confronti degli operai poveri. Oggi la fame è una conseguenza della povertà nella settima economia mondiale e i più vulnerabili sono di nuovo penalizzati.

In queste circostanze i banchi alimentari possono essere un conveniente sostituti dell’assistenza sociale, giacché permettono agli eredi politici di Margaret Thatcher di impoverire ancora di più la rete di sicurezza sociale, partendo dall’idea che la popolazione può anche essere affamata, ma almeno non sta morendo di fame.

Matt Carr

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo

Categorie: Diritti Umani, Europa
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