In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, Amnesty International Italia ha nuovamente ribadito l’urgenza di fermare gli alti livelli di violenza domestica e le crescenti uccisioni di donne in quanto donne, da parte di uomini, che caratterizzano l’Italia.

‘La situazione e’ allarmante, come ricordato nel rapporto sull’Italia, pubblicato nel 2012, dalla Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne’ – ha dichiarato Christine Weise, presidente di Amnesty International Italia. ‘In Italia la violenza domestica sta sfociando in un crescente numero di uccisioni di donne per violenza misogina’.

Negli ultimi 10 anni, ha ricordato Amnesty International Italia, il numero di omicidi da uomo su uomo e’ diminuito, mentre e’ aumentato il numero di donne uccise per mano di un uomo: oltre 100 ogni anno. In circa la meta’ dei casi il colpevole e’ un partner o ex partner e solo in circostanze rare si tratta di una persona sconosciuta alla donna. Per di piu’, in oltre il 90 per cento dei casi, la violenza domestica non viene denunciata alla polizia, cosi’ come lo stupro, e resta dunque la maggior parte delle volte completamente invisibile.

‘Per contrastare adeguatamente queste violazioni dei diritti umani, le istituzioni italiane devono ratificare al piu’ presto la Convenzione del Consiglio d’Europa del 2011 sulla violenza contro le donne e devono mettere in campo un impegno serio e determinato per dare attuazione alle raccomandazioni del rapporto della Relatrice speciale. Tra le richieste, ricordiamo quella di adottare una legge specifica sulla parita’ di genere e sulla violenza contro le donne’- ha affermato Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia.

Amnesty International Italia ritiene che la societa’ nel suo complesso e in particolare gli organi d’informazione dovrebbero essere sensibilizzati sulla violenza contro le donne, anche al fine di una rappresentazione non stereotipata delle donne e degli uomini nei media. I centri di accoglienza per donne vittime di violenza andrebbero mantenuti e aumentati, assieme alla garanzia di un adeguato coordinamento tra la magistratura, la polizia e gli operatori sociosanitari che si occupano della violenza contro le donne.

Sempre in occasione dell’8 marzo, Amnesty International Italia ha pubblicato un documento sulla violenza sessuale contro le donne in Egitto e rilanciato, sul sito http://www.amnesty.it/ , un appello mondiale in favore delle donne egiziane.

Negli ultimi mesi, piazza Tahrir, il luogo simbolo delle rivolte egiziane, e’ stata teatro di gravi episodi di violenza contro le donne, inclusi stupri. Le aggressioni sessuali contro le attiviste egiziane hanno raggiunto il culmine il 25 gennaio, durante le manifestazioni per il secondo anniversario della rivoluzione che porto’ alla caduta del presidente Hosni Mubarak.

Gli attacchi sono avvenuti sempre nello stesso modo: uomini in gruppo circondano donne sole o le separano dagli altri. Nascoste al centro della cerchia, le donne vengono strattonate, ferite con coltelli soprattutto nelle parti intime, palpeggiate e denudate in attacchi che durano anche un’ora. Vengono anche stuprate.

Le violenze sessuali e le molestie nei confronti delle donne hanno lo scopo di scoraggiarle, allontanarle dalle piazze dove si pretende un cambiamento, sottrarle al ruolo importante che hanno avuto nella lotta per la giustizia e la liberta’ in Egitto.

Il presidente Mohamed Morsi, al momento del suo insediamento, aveva promesso che sarebbe stato il presidente di tutti gli egiziani. Ma la violenza contro le donne non si e’ fermata. Rimane l’impunita’ e la nuova Costituzione di dicembre non proibisce espressamente la discriminazione per motivi di genere, rafforzando in questo modo pratiche e abitudini discriminatorie.

L’appello di Amnesty International chiede al presidente Morsi di sostenere i diritti delle donne, adottare tutte le misure necessarie e non discriminatorie per combattere la violenza sessuale e di genere; adeguare le leggi egiziane agli standard internazionali e mettere urgentemente in atto adeguate strategie di monitoraggio per combattere la violenza nei confronti delle donne, compresa la violenza sessuale e i maltrattamenti.