Italia: una bruttissima campagna elettorale

25.02.2013 - Olivier Turquet

Italia: una bruttissima campagna elettorale
(Foto di Pressenza IPA)

Non sono stati pochi, da varie parti, quelli che hanno definito questa campagna elettorale “bruttissima”. Di nuovo cerchiamo di spiegarla al pubblico internazionale fuori dai classici schemi e pregiudizi che affliggono gran parte di coloro che commentano la realtà italiana.

Una campagna dove di programmi si è parlato pochissimo, di scandali tantissimo e dove chi ha urlato più forte ha avuto successo.

Così, mentre scriviamo, Berlusconi sembra ancora un soggetto politico esistente, nonostante gli scandali, il discredito internazionale e un evidente declino; grazie a una legge surrealista potrebbe perfino vincere al Senato nonostande prenda meno voti della coalizione di centro-sinistra; il suo alter-ego, l’inventore del V-day (in cui V vuol dire vaffanculo ed è riferito in particolare al “Cavaliere”, come si fa chiamare Berlusconi), Beppe Grillo raccoglie quasi gli stessi consensi con il suo Movimento 5Stelle: internet, più una campagna orchestrata da un pubblicitario, più molte urla, un po’ di ecologismo, di pacifismo mischiato ad alcune uscite razziste. Ma Grillo grida in permanenza e rappresenta bene l’italiano medio che con lui si identifica e che ha bisogno di protestare contro qualcosa. Così, a vent’anni dall’entrata in scena di Berlusconi, un partito si presenta per la prima volta e prende oltre il 20% dei voti, il che dovrebbe fare quasi 100 deputati: per lo meno Grillo porterà in parlamento un po’ di gente nuova e vedremo che farà questa gente una volta arrivata lì.

 

Qualche commentatore pensava che Grillo prendesse i voti di chi non vota ma non è così: l’affluenza alle urne è in calo anche se la colpa può essere, almeno in parte, attribuita al fatto che, per la prima volta nella storia italiana, si è votato in inverno. In ogni caso l’Italia continua ad essere un paese “anomalo” dove il 70% delle persone vanno a votare cosa che piace poco ai “poteri forti” che preferiscono che vadano a votare (come negli Stati Uniti) piccole minoranze più facilmente manovabili. Infine sarà bene notare che le due coalizioni principali, quando si va a guardare il numero di voti, hnno perso rispettivamente 3 (centro sinistra) e 6 centro destra) milioni di voti circa.

 

La coalizione di centro sinistra, data per vincente da prima dell’inizio della campagna, per le stranezze della legge elettorale, arriva prima sia alla Camera che al Senato ma, in quest’ultima ala del parlamento non  potrà contare nemmeno sulla sollecita stampella fornita da Monti, l’ex-premier catapultato al posto di Berlusconi da una curiosa manovra di “dimissioni forzate” e “governo tecnico” imposta dalla finanza internazionale e che non pochi hanno definito un colpo di stato. Le prospettive sono dunque incerte.

 

A sinistra spariscono gli ultimi resti del glorioso Partito Comunista Italiano che aveva tentato un riciclaggio politico insieme ai Verdi e all’Italia dei Valori del magistrato di “Mani Pulite” Antonio Di Pietro: una ridicola ed indecente legge elettorale che impone uno sbarramento al 4% li ha fatti fuori come alle precedenti elezioni eliminando, insieme a loro, una vasta seria di partiti piccoli di ogni tendenza; questi ultimi erano stati fatti fuori, ancor prima che dagli elettori, dai mass media che ne avevano ignorato l’esistenza, disinformando di fatto la popolazione.

 

Bene, l’Italia del fattore K degli anni ’60-70 (k come kommunist) ha definitivamente cessato di esistere; un Partito Democratico plasmato sullo schema statunitense, nemmeno tanto socialdemocratico, con un recente scandalo che ne rende esplicito il doppio legame alla speculazione finanziaria internazionale ha di fatto vinto la competizione ma non governerà per colpa della  legge elettorale più assurda che si ricordi. Ma se si formerrà un governo c’è da aspettarsi che sarà in linea con tutti i dettami finanziari del caso: quei dettami che hanno portato alla rovina la Grecia, che stanno portando allo stesso destino la Spagna.

 

E la società civile, gli umanisti, i nonviolenti? Destinati a una vita extraparlamentare per la cronica incapacità di allearsi e lavorare insieme potranno e dovranno ricominciare dalla base della società, riannodare quelle preziose alleanze che hanno portato a vincere, due anni fa, il referendum contro la privatizzazione dell’acqua e quello contro il nucleare. Ma, soprattutto, imparare dalle mobilitazioni greche e spagnole, dalle assemblee degli indignati a costruire collettivamente, a diffidare dei leaders carismatici, a coltivare la coerenza tra ciò che si pensa, ciò che si sente e ciò che si fa.

Categorie: Europa, Internazionale, Opinioni, Politica
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