Il 1° maggio l’amministrazione degli Stati Uniti ha emesso un nuovo ordine esecutivo con lo scopo di asfissiare ulteriormente l’economia cubana con la speranza di far capitolare il governo dell’isola.
Il decreto emesso dall’amministrazione statunitense risulta inusuale nel quadro di questi tipi di documenti, in quanto elude la menzione dei possibili destinatari delle sanzioni. Un decreto di questo tipo non si costruisce in un giorno. Ha bisogno di mesi di lavoro, che garantiscano l’impalcatura “legale” per sostenerlo.
La giustificazione di questa ulteriore misura di pressione nei confronti di Cuba è la oramai arcinota minaccia insolita e straordinaria che l’isola rappresenterebbe per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione. Si aggiunge poi l’accusa, formulata come sempre senza fornire uno straccio di prova, che Cuba abbia relazioni con “attori malintenzionati ostili agli Stati Uniti” e “stretti legami con altri importanti Stati sponsor del terrorismo”, perseguiti e torturi “oppositori politici” e sia un ambiente favorevole per operazioni di intelligence straniera.
Ma il colmo dell’ipocrisia viene raggiunto affermando che “il regime corrotto di Cuba continua a promuovere la migrazione verso gli Stati Uniti”, come se le cause di questa situazione non fossero il blocco economico, commerciale e finanziario da loro imposto e la chiusura di ogni via legale per emigrare.
Leidys María Labrador spiega sul quotidiano Granma che questo ordine esecutivo per la prima volta stabilisce sanzioni secondarie, cioè sanzioni che possono essere applicate contro qualsiasi persona, contro qualsiasi entità, società, ecc., solo per il fatto di compiere atti legati a Cuba, nonostante i suoi interessi negli Stati Uniti, nell’economia statunitense non abbiano alcuna relazione con il nostro paese. In ciò che significa un passo estremamente aggressivo e senza precedenti nell’applicazione extraterritoriale del blocco contro Cuba.
Bruno Rodriguez Parrilla, durante il suo intervento all’incontro internazionale di solidarietà con Cuba “Per un mondo senza blocco: solidarietà attiva nel Centenario di Fidel”, svoltosi il 2 maggio a L’Avana, ha sottolineato che l’ordine contiene anche categorie ampie e vaghe, che risultano estremamente preoccupanti in quanto si riservano il diritto di definire chi includere o meno all’interno di esse.
Non viene stilata alcuna lista, non vengono elencate persone o istituzioni, con l’evidente scopo di impaurire ed esercitare pressioni contro chiunque abbia intenzione di avere rapporti con Cuba.
Logicamente, i settori chiave dell’economia, come l’energia, l’area militare o la difesa, i metalli e l’estrazione mineraria, la sicurezza e la finanza rimangono un bersaglio diretto, ma non significa che siano gli unici, perché nel mirino delle sanzioni si possono trovare tutti coloro che forniscono aiuti sostanziali, sostegno finanziario, materiale e tecnologico. In altre parole, chiunque può essere oggetto delle sanzioni, e il risultato è impedire che entrino a Cuba i grandi investitori, ma anche gli aiuti sanitari e le medicine di cui la popolazione ha bisogno.
Le nuove misure sono inoltre una chiara interferenza nella sovranità nazionale dei Paesi che intendono avere rapporti economici con Cuba, perché le sanzioni secondarie mettono in secondo piano le decisioni dei tribunali dei Paesi stessi. Una persona o un’istituzione potrà essere giudicata e dichiarata colpevole di aver violato una legge di un’altra nazione, in questo caso quelle degli Stati Uniti, anche se in quel Paese non si sta violando nessuna legge nazionale. Ma si sa, allo Zio Sam, poco importa della sovranità degli altri Paesi.
Vogliono un soffocamento immediato, non importa se questo costa la vita a milioni di persone, non importa se compromette il futuro di un’intera nazione. Speriamo che la voce dell’impunità non sia quella che si sente più forte, di fronte a un crimine di queste dimensioni, conclude il suo articolo Leidys María Labrador.











