Gaza

Ieri, primo maggio, si è tenuta a Mawassi una marcia per il lavoro e la dignità. Un lungo corteo di lavoratori, attivisti e sfollati ha rappresentato l’attaccamento dei palestinesi alla loro libertà dall’oppressione coloniale e dallo sfruttamento dei corrotti e dei monopolisti.

[Video] 1° maggio a Gaza: “La lotta contro l’occupazione militare e contro corruzione e monopoli” –

Intanto Israele sta preparando il ritorno alle operazioni militari in grande stile contro la popolazione di Gaza. Il centro di controllo sull’applicazione dell’accordo di Sharm Sheikh sarà smantellato. Lo rivelano molte agenzie stampa internazionali, ma da Wahington e Tel Aviv smentiscono.

Nell’ultima fase si sono osservate accentuate azioni di guerra e sempre più insistenti spostamenti della linea gialla. Ieri, sono stati uccisi due civili e feriti altri 8. A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco.

Il sistema sanitario della Striscia di Gaza sta affrontando una grave crisi di approvvigionamento di ossigeno, poiché la maggior parte degli impianti di produzione è stata distrutta e l’arrivo dei pezzi di ricambio è stato impedito, mettendo a rischio la vita dei pazienti, soprattutto nei reparti di terapia intensiva e nei neonati.

Secondo il Ministero della Salute palestinese di Gaza, prima della guerra la Striscia contava 34 impianti di produzione di ossigeno, ma le forze israeliane ne hanno distrutti 22, che rifornivano gli ospedali.

Gli impianti rimanenti rischiano la chiusura a causa del rifiuto di Israele di consentire l’ingresso delle attrezzature di manutenzione necessarie e non sono in grado di soddisfare il crescente fabbisogno di pazienti negli ospedali.

Tra gli impianti a rischio di chiusura c’è l’impianto centrale del complesso medico Al-Shifa a Gaza City, a causa dei frequenti guasti e delle restrizioni israeliane ai valichi di frontiera.

Cisgiordania

Ieri sera, venerdì, le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una serie di raid contro diverse città della Cisgiordania, che hanno provocato scontri con giovani palestinesi e la chiusura coercitiva di negozi. Le truppe militari israeliane hanno fatto irruzione nel campo profughi di Dheisheh e nelle città di Tuqu’ e al-Khader, a sud-est di Betlemme, scatenando scontri all’ingresso del campo con l’uso di granate stordenti e gas lacrimogeni.

Nella Cisgiordania settentrionale, le forze israeliane hanno fatto irruzione nel quartiere di al-Bayader a Jenin, sparando contro i giovani palestinesi che si opponevano con il lancio di pietre all’avanzata delle truppe.

A Barqa, ad est di Ramallah, un giovane è stato ferito da colpi di arma da fuoco durante l’irruzione militare nella cittadina. L’attacco militare israeliano è avvenuto al momento della conclusione della preghiera collettiva del venerdì e l’uscita dei fedeli dalla moschea. L’attacco militare è avvenuto in supporto all’ingresso dei coloni ebrei israeliani nella zona della moschea. I coloni hanno scritto sul muro esterno della moschea frasi razziste contro palestinesi e musulmani e poi sono fuggiti protetti dai soldati.

A Toubas, i coloni hanno fatto irruzione in città, armi nella mano, aggredendo un gruppo di palestinesi che li aveva affrontati con il lancio di pietre. Un ragazzo è rimasto ferito alla testa con un colpo di arma da fuoco.

Libano

Il Ministero della Salute libanese ha riferito che “i raid israeliani sulla città di Haboush, nel distretto di Nabatieh, hanno provocato 8 uccisi tra i civili, tra cui un bambino e due donne, e 21 feriti, tra cui due bambini e una donna”. Il ministero ha inoltre comunicato che quattro persone sono state uccise nei raid israeliani sulla città di Zrarieh, nel Libano meridionale, tra cui due donne. E poi ha aggiunto che un attacco aereo su Ain Baal, vicino alla città di Tiro, ha causato un morto e sette feriti.

A Haboush, dove era stato emesso un avviso di evacuazione da parte di Israele, le immagini aeree mostravano un alto e denso fumo che si levava dagli edifici della città in seguito ai raid. Nell’attacco contro i quartieri residenziali sono stati usate bombe incendiarie al fosforo bianco.

Giornalismo nel mirino

Israele ha elencato 5 organi di stampa palestinesi nella sua “lista nera”, con l’accusa di appartenenza a Hamas. Un sito israeliano ha citato l’agenzia di sicurezza israeliana (Shin Bet), secondo la quale questa azione è mirata a colpire le piattaforme “Quds Plus”, “Maidan Al-Quds”, “Al-Quds Al-Bousala”, “Al-Miraj” e “Al-Asima”. Le pressioni di Tel Aviv hanno portato all’oscuramento delle pagine social di queste testate.

Secondo la legge israeliana, tale classificazione rende illegali le attività connesse a queste piattaforme, conferendo alle forze di occupazione l’autorità di agire contro coloro che le gestiscono o ne promuovono i contenuti.

Questa azione repressiva israeliana non è la prima del suo genere, in materia di limitazione della libertà di espressione e di opinione. Per anni, l’occupazione israeliana e i suoi sostenitori hanno condotto una feroce guerra contro i contenuti palestinesi sui social network e nello spazio web, soprattutto dopo la guerra genocida nella Striscia di Gaza, per lasciare spazio libero alla sola narrazione israeliana.