Tra il 24 e il 29 aprile, la città colombiana di Santa Marta, incastonata tra la Sierra Nevada de Santa Marta e il Mar dei Caraibi, ha ospitato la prima Conferenza internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili. Un appuntamento inedito, che ha riunito 53 governi e oltre 2.600 soggetti accreditati provenienti da tutto il mondo: rappresentanti di popoli indigeni, comunità afrodiscendenti, movimenti sociali, organizzazioni non governative, sindacati, mondo accademico, parlamentari e settore privato. Un elemento significativo è stata l’assenza delle grandi multinazionali del fossile, spesso protagoniste nei negoziati climatici globali.
La composizione geografica delle delegazioni ha mostrato un’ampia rappresentanza globale: circa il 30% dei governi presenti proveniva dall’Europa, il 20% dall’America Latina e dai Caraibi, il 16% dall’Africa e il 12% dall’Asia, oltre a rappresentanze da Australia e piccoli Stati insulari.
Parallelamente al programma ufficiale, dal 24 al 26 aprile si è svolto il Vertice dei Popoli per un futuro libero dai combustibili fossili, un percorso auto-organizzato che ha coinvolto oltre 900 realtà sociali e comunità colpite dalle crisi ambientali ed ecologiche. Questo spazio ha avuto un ruolo cruciale nel consolidare rivendicazioni condivise e costruire una piattaforma comune in vista del confronto con i governi.
I lavori della conferenza sono stati preceduti da tre mesi di preparazione a distanza, durante i quali dodici settori tematici hanno elaborato documenti contenenti analisi degli ostacoli alla transizione energetica, proposte tecniche e politiche concrete, oltre a una tabella di marcia per l’uscita dall’economia fossile.
Le prime giornate a Santa Marta sono state dedicate al panel scientifico, al dialogo accademico, all’incontro dei sindacati, all’assemblea dei popoli indigeni e agli appuntamenti settoriali del Vertice dei Popoli.
Il momento centrale si è svolto il terzo giorno, quando oltre 1.500 rappresentanti della società civile si sono riuniti nell’assemblea plenaria presso l’Università del Magdalena. In questa occasione è stata lanciata la Dichiarazione dei Popoli per un futuro libero dai combustibili fossili, un documento politico che senza ambiguità declina i 15 principi della transizione rapida, giusta ed equa.
La giornata successiva ha segnato l’avvio del dialogo diretto tra istituzioni e società civile. In sessioni parallele, il governo colombiano e quello olandese hanno incontrato delegazioni dei popoli indigeni, dei movimenti, dei sindacati, dei governi subnazionali e del settore privato. Nel pomeriggio, le strade di Santa Marta sono state attraversate da una grande marcia: non solo una manifestazione, ma l’espressione visibile di un processo collettivo costruito nei giorni precedenti, in cui esperienze locali e globali si sono intrecciate attorno a una visione comune.
Gli ultimi due giorni sono stati dedicati al segmento di alto livello, in cui governi e rappresentanti di tutti i settori coinvolti nel percorso si sono confrontati sui tre pilastri che hanno guidato i lavori preparatori: superare la dipendenza economica dai combustibili fossili, trasformare domanda e offerta energetica e rafforzare la cooperazione internazionale e la diplomazia climatica. Al centro del dibattito, la necessità di ripensare profondamente i meccanismi della cooperazione globale per affrontare il collasso climatico, le povertà e le guerre.
Tra i risultati principali della conferenza la creazione di un panel scientifico e la redazione di un report unitario, che raccoglie contributi dei governi e dell’Assemblea dei Popoli, evitando una semplice dichiarazione di intenti e puntando invece a integrare analisi, proposte e scadenze operative. Ma soprattutto, l’incontro ha segnato l’avvio di un nuovo processo politico: un tentativo di superare decenni di stallo nei negoziati internazionali e costruire, in un contesto globale complesso, una volontà condivisa di cambiamento. Appuntamento al 2027 per la seconda conferenza internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili che si svolgerà nelle isole Tuvalu, nell’Oceano Pacifico, tra le Hawaii e l’Australia e sarà co-organizzata con l’Irlanda.
Francesca Palmi, GEA – Giustizia Ecologica e Ambientale
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