La probabilità di morire di morte violenta oggi nel mondo è la più bassa degli ultimi 120 anni.

Il grafico sull’Indice Globale di Rilevanza Relativa delle diverse forme di violenza (fisica, etnica/religiosa, economica, di genere, psicologica) dal 1900 a oggi lo dimostra: la violenza fisica è in calo, mentre altre forme (psicologica, di genere, economica) sono oggi più visibili perché finalmente riconosciute. Non sono aumentate: le vediamo solo ora. La nostra sensibilità si è evoluta nell’ultimo secolo e molti altri tipi di violenza sono adesso comunemente riconosciuti, misurati e contestati: la violenza di genere, psicologica, morale, religiosa, etnica, economica, ambientale, informatica ecc.

Tra gli adolescenti (10-19 anni) la violenza fisica è calata del 22% dal 2010 al 2024, passando dal 32% al 25%, mentre in Italia il crollo è ancora più marcato, con una riduzione del 47% (dal 15% all’8) e i femminicidi sono calati del 20% dal 2013. La violenza di genere ha visto una flessione significativa: a livello globale, è scesa dal 25% al 20%, e in Italia dal 18% al 12%. Eppure, nonostante questi miglioramenti oggettivi, la percezione di insicurezza è aumentata. Nel 2010, il 50% degli adolescenti nel mondo si sentiva al sicuro; oggi, quella percentuale è scesa al 40%. Secondo l’ISTAT, in Italia, il calo è stato dal 55% al 45%.

Come è possibile che, a fronte di una reale diminuzione della violenza, la paura e l’insicurezza sia cresciuta?

La risposta sta in un sistema mediatico e politico che alimenta l’ansia invece di informare, trasformando la sicurezza in un’ossessione collettiva, spesso strumentalizzata per fini che poco hanno a che fare con il reale benessere delle persone. Mentre la violenza reale diminuisce, nuove forme di violenza (psicologica, cyberbullismo) vengono finalmente riconosciute e misurate, creando l’illusione di un mondo più pericoloso. Ma la vera ragione è un’altra: ci viene raccontato solo il male, mentre il bene – la stragrande maggioranza delle persone e delle azioni quotidiane – viene ignorato.

La spettacolarizzazione della violenza e la burocrazia della paura

L’informazione mainstream e i social media hanno una responsabilità enorme. Mitragliate continue di notizie che raccontano solo le manifestazioni palesi, più o meno atroci e disumane, della cultura della violenza esplicita e implicita del nostro attuale sistema sociale. La cronaca nera diventa spettacolo da titoli sensazionalistici e immagini sempre più cruente. Le guerre, come quella in Ucraina o a Gaza, vengono trasmesse in prima serata come se fossero spettacoli tecnologici in cui vengono presentate le prestazioni di “droni kamikaze” e “missili intelligenti”. La tragedia così mostrata genera sconnessione emotiva, un processo di difesa di fronte all’angoscia e all’impotenza. Come fosse un film o un video gioco, ci abituiamo alla mancanza di empatia e compassione, questo significa disumanizzazione crescente, perdita di fiducia, apatia, rassegnazione. Anche le manifestazioni pacifiche, che coinvolgono centinaia di migliaia di persone, vengono spesso ridotte a pochi teppisti che lanciano bottiglie, creando un’immagine distorta della realtà.

Questa esposizione costante alla violenza, anche se in calo, genera un effetto psicologico noto come “mean world syndrome” (sindrome del mondo cattivo), teorizzato dal sociologo George Gerbner negli anni ’70. Secondo Gerbner, più le persone sono esposte a notizie violente, più tendono a percepire il mondo come un luogo pericoloso, anche quando i dati reali dicono il contrario. Oggi, con i social media e l’informazione 24/7, questo effetto è amplificato da algoritmi che privilegiano notizie negative e allarmistiche creando un senso di pericolo costante.

Ma non sono solo i media ad alimentare questa paura. Anche le amministrazioni pubbliche e i politici hanno un ruolo cruciale. La parola “sicurezza” è diventata un’ossessione, la parola “emergenza” una routine, e messe insieme “emergenza sicurezza” un passepartout per introdurre leggi sempre più restrittive, controlli sempre più estenuanti e spesso insensati (come la proposta dei metal detector all’entrata delle scuole che si vorrebbero militarizzare sempre più ??!) e una burocrazia infinita che, invece di proteggere i cittadini, spesso rende la vita più difficile. Gli spazi di aggregazione sono sempre più limitati, divieti di assemblea hanno limitato le libertà individuali senza ridurre realmente la criminalità, che anzi crescere in maniera proporzionale a quanto più le persone in difficoltà si sentano sole, disperate e senza altra via d’uscita.

Il cammino del sì ed il cammino del no

Paura, angoscia, impotenza, diffidenza, normalizzazione dell’aggressione e della violenza più cruenta. Questo genera ansia generalizzata, depressione, isolamento sociale, disturbi del comportamento, stress, aumento del cortisolo, infiammazione cronica…

Ad oggi nel mondo il 15% degli adolescenti (10-19 anni) soffre di disturbi della salute mentale. È un dato allarmante da un punto di vista di specie ed è ancora più preoccupante nel momento in cui i dati basati sui fatti reali ci dicono che, nonostante le reali tremende atrocità in corso, come specie non abbiamo mai vissuto in un mondo più sicuro, con i mezzi tecnologici e scientifici che oggi abbiamo a disposizione per garantire qualità della vita a tutte e tutti e al pianeta.

Ma l’interesse del potere economico è un altro: i media vendono audience, i politici vendono voti, le aziende vendono sistemi di sicurezza e soprattutto vendono armi. La strategia è millenaria, sempre la stessa: “Divide et impera.”

…”senza fede interna c’è paura, la paura produce sofferenza, la sofferenza produce violenza, la violenza produce distruzione; pertanto la fede interna evita la distruzione.

I nostri amici oggi hanno parlato della paura, della sofferenza, della violenza e del nichilismo come massimo fattore di distruzione. Hanno parlato anche della fede in se stessi, negli altri e nel futuro”…i

Tutti noi siamo chiamati a fare una scelta oggi che non si può più rimandare. Per Gaza, per le vittime di tutte le guerre, per bambine, bambini, ragazze e ragazzi che soffrono di male terribile per la coscienza umana: la mancanza di futuro. La stima di circa 1 su 7 nel mondo (10-19 anni) con disturbi di salute mentale è gravissima e lo ancor di più nel momento in cui siamo consapevoli che il dato è sottostimato per mancanza di censimento e l’enorme stigma presente nei continenti più popolosi).

La buona notizia è che la scelta è facile. Tutte e tutti noi abbiamo consapevolezza che la maggior parte delle persone che conosciamo e che incontriamo sono “brava gente”. Noi siamo brava gente, e nel mondo ci sono tante tante buone azioni, progetti, trasformazioni che aprono il futuro e che noi ignoriamo. Ma gli algoritmi si educano… Dobbiamo fare lo sforzo di andare a cercare queste informazioni, dobbiamo fare lo sforzo di pubblicare queste informazioni, di mostrarci solidali, di ricreare comunità, di riprenderci gli spazi pubblici, di ricreare lo spaziotempo per un reale benessere individuale e sociale.

Prendiamo l’abitudine di informarci sui tanti siti che raccontano un altro mondo, solidale, coerente, nonviolento. Raccontano di vita e non di morte. Raccontano di tutte quelle persone di ogni età e cultura, sparse per il mondo che attivamente stanno costruendo un futuro migliore.

Dove trovare notizie positive? Una lista di siti per un’informazione diversa

Per contrastare questa narrazione tossica, esistono, oltre Pressenza, fonti di informazione positiva, che raccontano storie di solidarietà, innovazione e cambiamento. Ecco dove trovare notizie che aprono il futuro invece di chiuderlo:

  1. Good News Network – Notizie positive da tutto il mondo.
  2. Positive News – Giornalismo costruttivo dal Regno Unito.
  3. Solutions Journalism Network – Storie di problemi risolti con successo.
  4. Daily Good – Storie di gentilezza e compassione.
  5. Yes! Magazine – Soluzioni per un mondo migliore.
  6. Good – Innovazione sociale e ambientale.
  7. Humans of New York – Storie umane che ispirano.
  8. The Optimist Daily – Notizie su progresso e sostenibilità.
  9. Future Crunch – Dati e storie su come il mondo sta migliorando.
  10. Il Buon Giorno – Notizie positive dall’Italia.
  11. Buone Notizie – Storie di speranza e cambiamento.
  12. Italia Che Cambia – Progetti di innovazione sociale in Italia.
  13. Vita – Non profit, volontariato e solidarietà.
  14. The Happy Broadcast – Notizie positive in formato visivo.
  15. Reasons to be Cheerful – Soluzioni globali per un futuro migliore.

Cosa possiamo fare?

  1. Educazione all’uso dei mezzi d’informazione: imparare a leggere i dati e a distinguere tra fatti e narrazione. Alternare notizie mainstream con fonti alternative e positive.
  2. Diffondere storie di cambiamento: Condividere notizie che ispirano invece di alimentare la paura.
  3. Supportare il giornalismo costruttivo: Scegliere media che raccontano soluzioni, non solo problemi.
  4. Riforma dell’informazione: Meno spettacolarizzazione della violenza, più contesto e dati reali.
  5. Politiche basate su evidenze: Stop a leggi proibitive e punitive inutili e investimenti in educazione nonviolenta, prevenzione, ricreazione del tessuto sociale attraverso spazi e tempi pubblici
  6. Agire localmente: Partecipare a iniziative di solidarietà e nonviolenza nella propria comunità.
  7. Contrastare la burocrazia della paura: spegnere la tv e il telefonino, per incontrare persone.

Siamo liberi di scegliere tra ciò che genera morte del corpo e dello spirito e ciò che rinasce alla vita.

 

Fonti:

  • UNICEF, “Violence Against Children” (2023)
  • ISTAT, “Sicurezza e violenza in Italia” (2023)
  • Telefono Azzurro, “Adolescenti e cyberbullismo” (2023)
  • Eurispes, “Rapporto Italia” (2022)
  • George Gerbner, “Mean World Syndrome” (1970s)

i https://www.archivosilo.org/archivopro/Italiano/conferen/mi80madr.rtf