Il 25 aprile di quest’anno arriva in un momento storico decisamente critico: la guerra diffusa, attuata con pratiche genocidarie che mirano alla distruzione di intere popolazioni, governanti sfacciatamente irridenti del diritto internazionale e dei diritti umani, da cui il nostro governo non solo non si dissocia ma si fa complice e alleato.

Nel nostro paese la Costituzione è sotto attacco attraverso una moderna forma di fascismo che sta erodendo i diritti sociali fondamentali, le libertà politiche e le forme istituzionali che garantiscono l’equilibrio dei poteri e ne limitano l’autoritarismo.

In questo scenario sconfortante la città di Torino arriva con l’aggiunta della ferita profonda dello sgombero del centro sociale Askatasuna e della persistente militarizzazione di una porzione significativa del quartiere che lo circonda (oltre alle 6 zone rosse a “vigilanza rafforzata” istituite in seguito all’ultimo decreto sicurezza del 24/2/26).

Ma non arriva impreparata.

I giovani e le giovani che hanno animato le grandi manifestazioni per la Palestina dell’autunno (e non si sono ancora fermati), che hanno provato a resistere allo sgombero dell’Aska, che sono andati a votare in massa NO al referendum, che si oppongono e denunciano i ripetuti tentativi dei giovani fascisti di presentarsi davanti alle scuole con i loro volantini, sono i volti nuovi che animano il 25 aprile torinese.

E’ da qualche anno che i vecchi partigiani che hanno combattuto nella Resistenza, i pochi ancora in vita, non sono più in grado di presenziare alle cerimonie celebrative, ma gli iscritti all’ANPI non sembrano diminuire e la loro età media si abbassa sempre di più.

Non solo, in una città sfregiata dallo sgombero di un centro sociale sembra che si stiano radicando nei quartieri altrettanti centri sociali: circoli, spazi liberati, spazi popolari, comitati di cittadini autorganizzati che i territori li abitano e li animano con pratiche diffuse di solidarietà e di culture alternative e antirazziste.

L’antifascismo è l’anima di questa cultura e il 25 aprile è il giorno di festa per rinnovare la Resistenza: resistenze all’impoverimento sociale, alla militarizzazione dei quartieri, alle politiche di guerra e di riarmo che impoveriscono le risorse per le politiche sociali …

“Sta a noi portare avanti i valori della Resistenza, gli ideali di pace, giustizia e libertà per i quali decine di migliaia di giovani hanno lottato” si legge sulle varie iniziative che stanno proliferando su Instagram

Ed è da lì che ci sembra interessante andare a vedere cosa succederà nei quartieri torinesi per celebrare il lungo giorno della Liberazione.

Si inizia dalla tradizionale fiaccolata cittadina del 24 sera, alle ore 20 da piazza Arbarello, in cui i vari spezzoni si stanno dando appuntamento già dalle 19. Perché dopo le istituzioni, l’ANPI e le diverse realtà politiche e sindacali seguiranno diversi spezzoni: lo spezzone studentesco, lo spezzone sociale animato dalla solidarietà alla Palestina e dall’area ecologista. Inoltre, si troveranno le varie realtà che animano il Coordinamento Antifascista Torino dietro allo striscione “Partigiani per la pace no alla guerra”.

 Il 25 aprile vedrà fiorire numerose iniziative in diversi quartieri:  

  • in Vanchiglia alle 10 passeggiata alle lapidi e pranzo in via Balbo con il comitato Vanchiglia Insieme
  • In Barriera e Aurora partiranno 3 cortei, da Manituana, Ost barriera, piazza Bottesini e la lapide di Libera e Vera alle 10 che si congiungeranno in piazza Crispi per un pranzo sociale collettivo;
  • In Valdocco ritrovo alle 12,30 in via Masserano 4, a seguire pranzo sociale allo Spazio Popolare Neruda e successivo corteo;
  • In San Paolo l’ormai tradizionale ritrovo animato dal csoa Gabrio in via Di Nanni dalle 12 con banchetti, musica e cibo. Partenza per il corteo alle 15 con la consueta conclusione sotto al balcone in cui Dante Di Nanni perse la vita combattendo.