Ci scrive il Presidente della Comunità Giovanni XXIII, fondata nel 1968 da d. Oreste Benzi

«Sento l’urgenza di esprimere pieno sostegno agli appelli per la pace lanciati da Papa Leone XIV.
In particolare a fronte delle inaccettabili dichiarazioni del presidente statunitense Trump che ha etichettato il Pontefice come un “debole”.
Scambiare la mitezza per debolezza è un errore tipico di chi misura la realtà esclusivamente attraverso il filtro della potenza militare ed economica».

E’ quanto dichiara Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito alle dichiarazioni contro il Papa da parte del presidente statunitense.

«La costruzione della vera pace non si impone con le armi – continua Fadda –, ma si costruisce coinvolgendo prima di tutto chi la guerra è costretto a subirla.

Questa è l’esperienza tangibile che viviamo ogni giorno attraverso i volontari di Operazione Colomba, il nostro Corpo nonviolento di pace, che operano in vari contesti di conflitto armato.

E’ possibile passare da relazioni di forza alla forza delle relazioni, condividendo la vita con le persone che vivono sotto assedio e che cercano un’alternativa alla violenza».

Fadda cita poi un volontario di Operazione Colomba dall’Ucraina che oggi ha scritto: «C’è una meravigliosa canzone scritta circa duemila anni fa da una ragazza ebrea palestinese di nome Maria, la quale ci ricorda che la vera giustizia “ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili”.

Purtroppo, ciò che vediamo oggi nell’azione di figure come Trump, Putin o nelle dittature in Iran è l’esatto opposto: il tentativo sistematico di rovesciare gli umili per innalzare i potenti.
Si ergono a leader forti ma si dimostrano incapaci di alzare lo sguardo oltre i propri interessi personali e nazionali.
È evidente a tutti che una pace costruita su queste basi opportunistiche semplicemente non funziona».

«Come ci ha sempre insegnato don Oreste Benzi, per rivoluzionare questo mondo, dobbiamo partire dagli umili – conclude Fadda –, da coloro che portano sulle spalle un peso tremendo, costretti a una vita impoverita e senza prospettive.

Il nostro primo imperativo deve essere chiederci come possiamo determinare un cambiamento concreto nella vita di queste persone, qual è la nostra responsabilità e quali azioni possiamo mettere in campo.

La via del dialogo umile e perseverante indicata dal Santo Padre mi convince, quella della violenza dei potenti mi atterrisce».