Libano
Bombardamenti israeliani su villaggi e città libanesi sono in corso senza interruzioni. Stamattina sono state attaccate città nella Beqaa e ieri le bombe hanno colpito la capitale Beirut.
L’attacco più feroce è stato riservato alla città di Nabatiye. I caccia israeliani hanno colpito un commissariato di polizia uccidendo 23 persone, tra agenti e civili, e ferendone altre decine. I caccia di Tel Aviv hanno bombardato stamattina le strade di collegamento tra la città e la capitale, per ostacolare i soccorsi sanitari.
Nessun cessate il fuoco è in corso.
L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, dopo aver sentito l’ambasciatrice libanese a Washington, in una telefonata collettiva con l’omologo statunitense a Beirut, ha dichiarato che le trattative politiche dirette non riguardano la tregua con Hezbollah. Tradotto: il governo libanese si è arreso alla forza bruta delle armi. Il riconoscimento diplomatico di Israele non salverà il paese dalla furia militare di Tel Aviv.
L’incontro faccia a faccia tra i due ambasciatori avverrà a Washington martedì. Secondo fonti giornalistiche, è prevista in contemporanea una visita del premier Salam alla Casa Bianca.
Artiglieria, droni e aerei bombardano, i carri armati avanzano. I proclami dell’esercito israeliano minacciano e ordinano alla popolazione di evacuare a nord del fiume Zahrany, a nord ancora rispetto alle mire precedenti del fiume Litany.
Gli attacchi israeliani hanno preso di mira il sistema sanitario. La Croce rossa libanese ha dichiarato che un’ambulanza è stata bombardata ieri da un drone, a Ras Alayn. Due soccorritori sono stati uccisi. Un’altra ambulanza è stata colpita ad Adsheet, nel sud Libano.
A Marja’youn, è stata presa di mira la tenda della stampa. Diversi giornalisti sono rimasti feriti. Lo stesso scenario di Gaza.
Il ministero della sanità ha aggiornato il numero delle vittime del mercoledì nero su Beirut: 395 uccisi e 1.223 feriti. Il totale delle vittime dell’aggressione israeliana sul Libano, dal 2 marzo, è di 1.953 uccisi e 6.303 feriti.
La resistenza libanese è ancora accanita e presente sul terreno. Ad oltre 40 giorni di aggressione, la città di Bint Jbeil assediata non è stata ancora domata. Continuano quotidiani anche i lanci di missili e droni libanesi contro le colonie israeliane e fino a sud di Tel Aviv.
Ogni mattina a Gaza, a Tulkarem, a Jenin
Sei mesi dall’entrata in vigore dell’accordo di Sharm Sheikh. La situazione della popolazione palestinese è drammatica. La morte violenta per gli attacchi israeliani è all’ordine del giorno.
L’artiglieria israeliana ha bombardato, ieri e nella notte, la zona orientale di Khan Younis. All’alba di oggi, un bombardamento aereo israeliano sul campo di Bureij ha ucciso 6 civili.
Di queste notizie non si trova traccia sulla stampa scudo mediatico di Netanyahu e del suo genocidio ancora in corso.
A Gaza non c’è nessun cessate-il-fuoco.
Un vasto attacco militare israeliano contro la popolazione del campo di Tulkarem, in Cisgiordania. Le truppe hanno compiuto azioni di distruzione di case con la dinamite, per impedire il ritorno degli abitanti sfollati oltre un anno e tre mesi fa.
The Board of Business
Le bugie di Mladenov. Giovedì sera, Mladenov ha scritto sul proprio account social: “Oggi, 602 camion carichi di beni di prima necessità, per le famiglie che soffrono da tempo, sono entrati a Gaza”. E ha aggiunto: “Questo è ciò che dovrebbe significare un accesso ampliato agli aiuti, e dovrebbe diventare la norma quotidiana, non l’eccezione”. Poi ha proseguito: “Questo risultato è stato raggiunto grazie all’impegno intenso del mio team, del team del Comitato Nazionale di Gaza e del Consiglio per la Pace. È importante che questi sforzi continuino e che tutte le parti rispettino pienamente gli impegni presi per il cessate il fuoco”.
Falso. I dati effettivi di giovedì 9 aprile confermano l’ingresso di soli 207 camion, di cui 79 adibiti a aiuti umanitari, mentre il carico dei restanti camion è costituito da merci destinate a società commerciali private.
L’Alto Rappresentante del trumpiano Consiglio degli affari di Gaza non ha citato Israele come responsabile del blocco degli aiuti e non ha speso una parola contro le violazioni quotidiane dell’esercito di occupazione, che hanno causato centinaia di uccisi e migliaia di feriti.
All’età della pietra?
Le delegazioni statunitense e iraniana sono arrivate a Islamabad. Gli iraniani condizionano l’inizio delle trattative indirette al cessate il fuoco in Libano. Ma il governo Netanyahu rifiuta e la Casa Bianca sta facendo pressioni su Beirut per cedere al negoziato diretto, per una ennesima falsa tregua.
Trump ha un assoluto bisogno che le trattative inizino, per confermare sul terreno le sue sparate strampalate su Hormuz. Le sue dichiarazioni hanno avuto un effetto sul calo dei prezzi petroliferi, ma lo Stretto è ancora nelle mani dell’Iran. Ieri sono passate soltanto due navi, una verso l’India e l’altra russa. Tutte di petrolio iraniano.
La trattativa come guerra di propaganda, dalle due parti. La delegazione iraniana ha portato sull’aereo foto e oggetti dei bambini assassinati, con le bombe statunitensi, nella scuola elementare di Minab.











