Due notizie molto preoccupanti:
La Germania, dopo aver già approvato il ritorno alla leva semi-obbligatoria, oggi in virtù di quella legge impone ai giovani tedeschi dai 17 ai 45 anni di informare e chiedere l’autorizzazione dell’Esercito per allontanarsi dal Paese per più di tre mesi.
Cinque Paesi dell’Europa, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Finlandia, vogliono togliersi dal trattato internazionale di Ottawa del 1997, che proibisce la produzione, vendita ed utilizzo delle mine antiuomo per tornare ad usarle. Questo anche se è noto che il 90% delle vittime di mine sono civili, fra cui molti bambini, perché lo scopo principale oggi non è uccidere, ma ferire per provocare paura e far crescere i costi sociali ed economici della cura delle persone ferite.
Le due notizie si inseriscono in un quadro generale che vede l’Europa impegnata nel Re-Arm Europe da più di 800 miliardi di euro, che per le esigenze di “difesa” spolperà lo stato sociale, l’istruzione, la sanità e la ricerca dei Paesi dell’UE. Inoltre rimane aperta la guerra provocata dall’invasione russa dell’Ucraina, pur essendo passati quattro anni; il genocidio dei palestinesi e la distruzione totale di Gaza che proseguono dall’ottobre 2023, dopo il grave attentato terroristico di Hamas ed infine la recente guerra mossa dagli USA e da Israele contro l’Iran, ma che coinvolge ormai quasi tutto il cosiddetto Medio Oriente.
Se si fa lo sforzo di “unire i puntini” delle notizie ci si renderà conto che la prospettiva di una o più guerre si fa sempre più chiara e possibile anche per chi potrebbe pensare di non essere coinvolto.
L’altra consapevolezza che deve essere chiara è che le guerre le fanno i RICCHI e chi GOVERNA, ma colpiscono al 95% i POVERI e la classe media e chi è GOVERNATO.
Per contrastare questa corsa al riarmo e alla guerra, che vede anche Paesi come la Svezia o il Canada “piegarsi” a queste logiche, ci sono alcune cose che dobbiamo fare: informarci per conoscere ed informare chi non sa o non vuole sapere; mobilitarci (per non essere mobilitati) con la partecipazione attiva nelle realtà, con le associazioni che si oppongono alla guerra (come Stop Re-Arm Europe e Rete Italiana Pace e Disarmo), sostenendo la proposta di legge di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile” e poi votare politici e partiti che nei fatti e a tutti i livelli si oppongono alla guerra.
A chi può obiettare che è impossibile per singoli individui fare qualcosa, rispondo che sicuramente è difficile, ma non impossibile.
L’esempio del Referendum costituzionale di marzo 2026 ce lo insegna: al di là della posizione che ognuno può avere avuto sull’argomento, i fautori del “NO” partivano grandemente svantaggiati nei pronostici, avendo contro il governo, parte delle opposizioni e molti organi di informazione che remavano in direzione opposta.
Eppure, con un lavoro che ha impegnato le persone, che è stato capillare, che ha utilizzato le nuove tecnologie di informazione senza tralasciare i “vecchi” volantinaggi, che soprattutto ha parlato alle persone con dibattiti, incontri, banchetti, ecc. il risultato è stato ribaltato.
Ognuno ha un pezzettino di potere, bisogna usarlo, anche perché la guerra o la pace sono temi ancora di più fondamentali e vitali.
Raffaele Barbiero, Centro Pace Forlì
Fonti:
https://europa.today.it/attualita/germania-permesso-esercito-lasciare-paese.html
https://www.difesacivilenonviolenta.org/











