Nel 77° anniversario della fondazione della NATO, in concomitanza con la mobilitazione nazionale nelle località italiane dove sono site basi militari e con il blocco della aerobase nucleare di Lakenheath in Inghilterra, circa 400 persone hanno manifestato davanti ai cancelli della base militare di Ghedi in cui, come afferma Hans Kristensen del Bulletin of American Scientists, sono stoccate almeno una ventina di bombe termonucleari B61-12.
– notizia redatta con contributi di Loretta Cremasco ed Elio Pagani

L’iniziativa di protesta contro la guerra, gli armamenti nucleari e ogni forma di ingiustizia, sopruso e militarizzazione ha coinvolto numerose associazioni locali, una quarantina di sigle, e le delegazioni di Abbasso la Guerra OdV di Venegono (VA) e di realtà antimilitariste di Milano, che hanno aderito e partecipato alla manifestazione.
Eugenia Foddai e Luigino Beltrami di Donne e Uomini contro la Guerra di Brescia, Beppe Corioni del Centro Sociale 28 Maggio di Rovato (Bs), Emanuele Lepore della Associazione Familiari delle Vittime dell’Uranio impoverito e altri referenti delle rispettive aggregazioni hanno ricordato il costante impegno che da tanto tempo le accomuna per ottenere che siano approntati Piani di emergenza che tengano conto della presenza delle armi nucleari nell’aerobase lombarda e focalizzato l’attenzione sulle recenti azioni legali intrapese a Roma, a Brescia per la base militare di Ghedi e a Pordenone per la base NATO ad Aviano.
Le denunce depositate ai tribunali di Roma e Brescia sono state archiviate, quest’ultima addirittura “cestinata” direttamente dal PM per evitare che il GIP si potesse esprimere. Invece dopo la vibrante protesta del legale dei denuncianti la richiesta per l’archiviazione della denuncia depositata al Tribunale di Pordenone è stata respinta dal GIP, che ha convocato un’audizione per il 15 giugno prossimo e, come evidenziato nell’occasione, la prospettiva che si aprano le indagini infonde molte speranze.
La manifestazione si è conclusa formando un corteo che si è fermato a pochi metri dall’ingresso della base militare, dove un gruppo di donne ha lasciato un’enorme bandiera palestinese.











