Dello Stato securitario, poliziesco e sempre più post democratico, che lascerà in eredità Piantedosi e l’intero governo, resteranno anche le otto denunce a carico dei manifestanti che, assieme ad altre centinaia di attivisti, si erano avvicendati lo scorso 28 novembre davanti ai cancelli della Civitanavi System Honeywell di Porto S. Elpidio.
I capi di imputazione riguardano il codice penale, per l’uso di fumogeni (art. 703 “accensioni ed esplosioni pericolose”) e per violenza privata (art. 610). Il 28 novembre 2025 è stato anche il giorno dello sciopero generale indetto da USB. “Con nostra grande sorpresa – racconta una delle persone denunciate – in quanto la manifestazione si era svolta in maniera totalmente pacifica. Sono gli effetti della stagione dei nuovi decreti sicurezza, che attraverso l’intimidazione e la repressione di chi scende in piazza intendono sigillare gli spazi di dissenso e di aggregazione. Le ragioni politiche e sociali di chi protesta vengono derubricate a problemi di ordine pubblico o addirittura non hanno diritto di cittadinanza, tanto che il Sindaco di Porto S. Elpidio è arrivato a negarci una sala comunale per un dibattito pubblico. Non saranno queste misure autoritarie a fermare un movimento che in tutta Italia sta contestando il regime di guerra in cui siamo coinvolti e le complicità, a vari livelli, dei nostri territori”.
Proprio in risposta di questo atto, gli attivisti giovedì 2 aprile si sono dati appuntamento per un nuovo presidio davanti ai cancelli di Civitanavi per denunciare la ricerca, la progettazione e la produzione di componenti ad uso militare e dire NO all’economia di guerra. E per continuare a interloquire con i lavoratori di Civitanavi e la RSU in essa presente sui temi della riconversione al civile e dell’obiezione alla produzione militare.
Il Coordinamento Marche per la Palestina denuncia, oltre all’azienda di Porto S. Elpidio, l’attività di tutte le aziende presenti nel territorio marchigiano che contribuiscono all’economia di guerra e del genocidio. Civitanavi System è stata acquistata nel 2024 da Honeywell, gigante americano che produce armi nucleari, sistemi di puntamento, guida e rilevamento per missili e droni, i cui componenti sono stati ritrovati nelle macerie di una scuola di Gaza. Honeywell Civitanavi attualmente produce e commercializza unità di navigazione e puntamento inerziale utilizzabili in jet militari, carri armati e missili e non ha mai risposto alle richieste di chiarimento riguardo allo loro esportazione verso Israele o altri Paesi che violano i diritti umani e come ciò si concili con il codice etico aziendale.
“Condivido la vostra lotta – ha detto lo scrittore Angelo Ferracuti – e l’idea che certe aziende del territorio dove vivo non devono essere complici del genocidio perpetuato da Israele verso il popolo palestinese”
Inoltre il recente sequestro al porto di Ancona di un imponente carico di munizioni e detonatori, ha messo in luce un traffico di armamenti sotto falsa documentazione che viola la L. 185/90 alla pari delle aziende che continuano a esportare in Israele e in altri teatri di guerre attraverso la copertura di forniture indirette o dual use.
Sono ormai migliaia in tutta Italia le attiviste e gli attivisti colpiti in questi ultimi mesi da provvedimenti penali e amministrativi che mirano a criminalizzare il dissenso, in violazione dei principi costituzionali di libertà di pensiero e di riunione, configurando un progetto complessivo di trasformazione dallo stato di diritto allo stato di polizia.
“Non saranno queste misure liberticide – hanno spiegato i manifestanti – a intimidirci e a fermare la protesta contro il legame tra guerre, produzione e commercio di armi, scelte economiche e responsabilità istituzionali. Ci opponiamo ad una deriva bellicista che sta comportando anche nei nostri territori una vasta riconversione della produzione dal civile al militare e che sposta gigantesche risorse dal welfare alla macchina militare attraverso politiche di macelleria sociale. Ribadiremo la necessità di una produzione per il solo impiego civile e di tracciare le destinazioni finali della produzione, continuando nel cercare una interlocuzione con i lavoratori e le lavoratrici di Civitanavi e con la rappresentanza sindacale ivi presente, affinché non disgiungano la tutela e la dignità del proprio lavoro dall’imperativo di prendere posizione dalla parte della vita e contro le logiche della guerra e di chi le alimenta”.
Nonostante la pioggia sferzante, effetto del cambiamento climatico che insieme a Puglia e Molise ha colpito dannosamente anche le Marche, durante il presidio di giovedì hanno messo in scena un vero e proprio flash mob evocante la via crucis dei bambini di Gaza, che ancora, ma ormai fuori dai riflettori del mainstream, continuano a morire quotidianamente per mano genocida dei militari israeliani.
Al presidio anche il sostegno dell’attore marchigiano Giorgio Montanini: “Tantissime aziende italiane, nascondendolo, partecipano all’economia di guerra. Solidarietà gli attivisti colpiti dalle denunce”.











