Simone Siliani è direttore della Fondazione Finanza Etica; gli ho fatto alcune domande relative all’attività della Fondazione e in relazione con la situazione attuale.

La Fondazione Finanza Etica che tu dirigi sviluppa numerosi progetti di informazione in appoggio a campagne; ci puoi illustrare le più significative tra quelle attuali?

Ne illustrerei due rapidamente perché sono le ultime due in ordine di tempo e sono anche importanti.

La prima: abbiamo appena depositato, insieme ad altre organizzazioni della società civile, una proposta di legge di iniziativa popolare per la costituzione di un dipartimento della difesa civile nonviolenta e non armata sulla quale stiamo raccogliendo ora le firme; occorrono minimo cinquantamila firme ma noi vorremmo raccoglierne molte ma molte di più.
La proposta parte da un punto fondamentale e cioè dal fatto che la Costituzione dice che è un sacro dovere del cittadino la difesa della patria ma non dice che questo sacro dovere di difesa della patria si esplica solo attraverso il servizio militare, soltanto in armi.

Anzi, vi sono in precedenza state sentenze della Corte Costituzionale che hanno chiarito che questo sacro dovere di difesa della patria riguarda tutti i cittadini e cittadine e può essere svolto attraverso strutture, funzioni e attività civili non armate.

È da lì che si è basata la interpretazione della legge 772/72 dell’obiezione di coscienza e del servizio civile alternativo a quello militare come un dovere e non come una concessione per “anime belle”. Una interpretazione che ancora oggi,
proprio per il dettato costituzionale, è particolarmente attuale ed importante e alla quale si ispira questa proposta di legge di iniziativa popolare.

L’altra iniziativa che vorrei illustrare è una raccolta di firme che stiamo portando avanti, insieme a Libera, Rete Italiana Pace e Disarmo e altre organizzazioni della società civile, dal titolo “Basta favori ai mercanti d’armi” contro la proposta di modifica della legge 185/90 che regola in Italia il commercio degli armamenti secondo principi di trasparenza, presentata dal Governo Meloni.

Fra gli aspetti più gravi di questa modifica, che è attualmente in Parlamento alla discussione dell’Aula e che speriamo possa essere rallentata o fermata, c’è la cancellazione dell’elenco delle banche che sostengono le imprese nel commercio delle armi con l’estero di cui la legge obbliga alla pubblicazione della relazione annuale del Governo al Parlamento sull’attuazione della legge stessa: questo sarebbe un grave e non auspicabile vulnus a quel po’ di trasparenza che c’è nel nostro paese intorno a una questione che riguarda tutti noi, il commercio delle armi, che alimenta quelle continue guerre che soprattutto nell’area mediterranea e mediorientale stanno divampando e sono divampate nel corso degli anni.

Noi vorremmo far sentire al Parlamento una voce diversa da quella della propaganda riarmista che ascoltiamo ogni giorno.

 

Qual è secondo te in questo momento l’influenza di tutto il sistema finanziario e soprattutto del sistema di speculazione finanziaria rispetto all’aumento dei conflitti e delle guerre a cui assistiamo in questi giorni?

Beh, è fondamentale per molti motivi.

Il primo e per noi più rilevante in questo momento è il fatto che l’aumento vertiginoso della produzione militare e del commercio delle armi non può avvenire nel mondo di oggi se non attraverso i servizi che la finanzia presta alle imprese produttrici; le quali, a loro volta, sono incredibilmente per certi aspetti, possedute in parte rilevante dal governo attraverso il Ministero dell’Economia e della Finanza attraverso l’azionariato.

Queste imprese, che hanno nel governo il loro maggior cliente attraverso il Ministero della Difesa e che hanno sempre nel governo il regolatore del loro mercato estero attraverso il Ministero degli Esteri che autorizza le operazioni di commercio con l’estero, operano in condizione di sostanziale monopolio e sono iper-garantite proprio dal Governo.

Tutto questo alimenta un sistema di conflittualità che si esprime sempre di più attraverso l’uso delle armi che, come ogni prodotto, ha bisogno di essere consumato o reso obsoleto, perché altrimenti il mercato continui ad alimentarsi attraverso la legge della domanda e dell’offerta.

Ecco la peculiarità di questo prodotto, e cioè che per consumarlo occorre usarlo e quindi occorrono guerre.

Dobbiamo fermare questo ciclo, interrompere questo ciclo che si alimenta attraverso la finanza e attraverso la spesa pubblica, togliendo quindi ad altri e più necessari e certamente più pacifici bisogni da quelli sanitari a quelli sociali a quelli culturali. Dobbiamo interrompere questo circuito perché altrimenti il sistema esce fuori controllo, come stiamo vedendo purtroppo in Iran.

Ecco perché è importante sapere che dentro questo circuito di finanziamento della produzione e del commercio degli armamenti, spesso senza saperlo entrano i nostri soldi, quelli che noi mettiamo normalmente in banca o che noi investiamo in attesa di un rendimento. Ho detto senza saperlo, perché nessuno ci dà informazioni di questo genere; ma i nostri soldi alimentano questo circuito terribile.

È importante quindi conoscere per poter agire più responsabilmente il nostro potere di risparmiatori.

 

A questo proposito: gli agenti finanziari spesso fanno proposte molto allettanti, molto convenienti, proposte che addirittura definiscono ecosostenibili che però in realtà spesso scopriamo nascondere finanziamenti di armi; Come può il comune cittadino difendersi adeguatamente da questo tipo di cose?

Prima di tutto bisogna sapere che l’investimento nei fondi nei quali vi sono imprese degli armamenti quotate purtroppo rendono economicamente in questa fase molto bene; quindi la prima attenzione che dovrebbe avere un investitore o un risparmiatore accorto o comunque consapevole è quello di non fermarsi alla redditività del fondo o dell’investimento,ma chiedere da cosa è derivato e da cosa è composto quell’investimento.

Purtroppo anche grazie alle modifiche che la normativa europea sta registrando negli ultimi mesi troviamo che anche in alcuni fondi di investimento cosiddetti sostenibili secondo la “tassonomia” europea (normativa che definisce quando un fondo d’investimento può definirsi “sostenibile”), possono esservi imprese che producono armamenti perché si ritiene, erroneamente e in modo veramente sbagliato, che riarmarsi sia compatibile con i criteri ESG (Environmental, Social, Governance) che è una follia solo pensarlo. Dunque nei fondi cosiddetti “sostenibili” ora si possono trovare anche imprese degli armamenti e addirittura imprese che producono armi nucleari.

Ecco allora che è fondamentale informarsi,chiedere informazioni al proprio operatore finanziario e se uno vuole farsi un’idea della situazione in Italia può leggere il nostro rapporto che si chiama ZeroArmi, che si può trovare sul sito www.finanzadisarmata.it o anche sul nostro sito di Fondazione Finanza Etica.

In questo rapporto abbiamo analizzato le ventiquattro maggiori banche italiane sotto diversi profili per verificare in quale misura queste finanziano le imprese degli armamenti e lo fanno per esempio acquistando le azioni di queste imprese, fornendole servizi finanziari di credito e servizi di incasso per le operazioni di esportazione di armi all’estero.

Inoltre abbiamo valutato le policy, le politiche delle banche relativamente agli investimenti. Questa analisi dà origine ad un punteggio, il ranking delle maggiori banche italiane, che definisce il loro grado di esposizione al settore degli armamenti.

Si va da zero, le banche che non sono per niente esposte, Banca Etica è l’unica perché ha fatto di questo criterio di esclusione dal settore un fattore costitutivo della banca. Poi ci sono Cassa Centrale Banca, Fineco, Banca IFIS, ecc. che sono banche poco esposte. Fino a quelle più compromesse di tutti, come Deutsche Bank Italia, Santander Consumer Bank, Unicredit, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi, Credem e così via.

Le aziende bancarie più presenti ed esposte in questo settore verosimilmente vi faranno delle proposte di finanziamento collegate a questo settore produttivo e comunque i vostri soldi depositati presso questi istituti bancari, alimenteranno questo loro impegno verso il finanziamento delle imprese degli armamenti.

Ecco, l’aspetto più importante è la consapevolezza; l’investitore, il risparmiatore è ovviamente libero di scegliere, ma di scegliere appunto sapendo quali alternative ha.

L’intervista integrale sul canale YouTube di Pressenza Italia: