La lettera, formalmente indirizzata a Olivér Várhelyi, Commissario europeo per la Salute e il Benessere animale, invita la Commissione Europea ad agire in linea con le evidenze scientifiche e l’opinione pubblica, impegnandosi a introdurre una normativa specifica.
Nel luglio 2025, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato il proprio parere scientifico, concludendo che gli allevamenti di animali per la produzione di pelliccia nell’UE non garantiscono il benessere e non soddisfano i bisogni fondamentali di visoni, volpi, cani procione e cincillà. L’EFSA ha concluso che tenere questi animali in gabbie troppo piccole e povere di stimoli, limitando fortemente i loro movimenti, comporta problemi cronici per il loro benessere, come l’impossibilità di comportarsi naturalmente, lesioni, stress e disturbi della salute.
La dottoressa Joanna Swabe, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Humane World for Animals Europe, dichiara: “I cittadini di tutta Europa hanno lanciato un messaggio chiaro e unanime: l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia è superato, immorale e in contrasto con i valori moderni dell’UE. Con le 80.000 firme presentate oggi – che si sommano a quelle raccolte tramite l’Iniziativa dei Cittadini Europei, che avevano superato gli 1,5 milioni – la richiesta di intervento non potrebbe essere più chiara. Questa è un’opportunità unica per il Commissario Várhelyi e i suoi colleghi e colleghe per promuovere un cambiamento reale e duraturo. Humane World for Animals è pronta a collaborare costruttivamente con la Commissione per sostenere una proposta legislativa solida ed efficace che ponga fine all’allevamento per la produzione di pellicce e al commercio di prodotti di pellicceria nell’UE”.
L’opposizione pubblica all’allevamento di animali per la produzione di pellicce continua a crescere in tutta Europa, a causa delle preoccupazioni legate al benessere animale, ai rischi per la salute pubblica e all’impatto ambientale di questa pratica. 18 Stati membri dell’UE l’hanno vietata, mentre altri Paesi hanno adottato misure volte a limitarla. Nonostante questo, più di 6 milioni di visoni, volpi, cani procione e altri animali continuano a vivere confinati in piccole gabbie di filo metallico in quasi 1.200 allevamenti destinati alla produzione di pellicce in Paesi come Finlandia, Polonia, Danimarca, Spagna e Grecia.
Humane World for Animals opera a livello globale per porre fine all’industria delle pellicce. Con un focus su Unione Europea, Regno Unito, Nord America e Cina, le nostre attività includono campagne rivolte a Governi, industrie e aziende, collaborazioni con designer e marchi di moda, indagini sotto copertura e iniziative di sensibilizzazione. Il nostro impegno ha contribuito a una riduzione costante del numero di animali coinvolti in questo commercio crudele.
Fatti sulle pellicce
- L’allevamento di animali per la produzione di pellicce comporta il rischio di trasmissione di malattie zoonotiche. I visoni di quasi 500 allevamenti in 13 Paesi dell’Europa e del Nord America sono risultati positivi al COVID-19, e milioni di animali sono stati abbattuti per motivi di salute pubblica. Finora, l’influenza aviaria ad alta patogenicità A(H5N1) è stata identificata in 72 allevamenti per la produzione di pellicce in Europa. Circa 500.000 visoni, volpi artiche, volpi rosse, cani procione e zibellini sono stati abbattuti per motivi di salute pubblica.
- Il report “Fur’s Dirty Footprint” dimostra che l’impronta carbonica di 1 kg di pelliccia di visone (309,91 kg di CO₂ equivalente) è 31 volte superiore a quella del cotone, 26 volte superiore a quella dell’acrilico e 25 volte superiore a quella del poliestere. Anche le pellicce di cane procione e di volpe hanno un’impronta carbonica elevata: il loro impatto sul clima è circa 23 volte superiore a quello del cotone e 18 volte superiore a quello del poliestere. Rispetto ad altre forme di allevamento dannose per l’ambiente, l’allevamento di animali carnivori è ancora più impattante. La produzione di 1 kg di pelliccia di visone genera circa sette volte più emissioni rispetto alla produzione di 1 kg di carne bovina.
- La maggior parte degli stilisti più noti ha adottato politiche fur-free, tra cui Max Mara, Saint Laurent, Gucci, Alexander McQueen, Balenciaga, Valentino, Prada, Armani, Versace, Michael Kors, Jimmy Choo, DKNY, Burberry e Chanel. Oltre 600 brand e rivenditoria livello globale si sono impegnati a non utilizzare pellicce. Dato che la pelliccia sta diventando un prodotto sempre meno richiesto e sempre più indifendibile dal punto di vista etico, le case di moda stanno scegliendo di favorire l’innovazione con alternative sostenibili e cruelty-free.
- Le Fashion Week di Copenaghen, Londra e New York hanno rinunciato all’uso delle pellicce; anche gli editori di testate come Vogue, Elle, GQ, Harper’s Bazaar, Glamour, Esquire e Vanity Fair hanno adottato politiche fur-free.











