In questi giorni di più che mai è evidente come l’attuale asse politico Meloni-Trump stia legando l’Italia a una strategia energetica ed economica estremamente rischiosa. Sostituire la dipendenza dal gas russo con quella dal costoso GNL americano non è sovranità, ma una sudditanza strategica che continua a pesare sul caro bollette di famiglie e imprese.

I recenti fatti in Iran, che hanno determinato l’innalzamento dei prezzi del gas del 60%, dimostrano ancora una volta la totale inaffidabilità dei fossili e di chi, oggi, ne detiene le nostre principali forniture.

Riteniamo essenziale che l’Italia torni protagonista in Europa, promuovendo una vera indipendenza basata sulle rinnovabili. Questa è l’unica strada lungimirante per garantire sicurezza energetica, stabilità dei prezzi e tutela della salute pubblica, uscendo dalla morsa dei combustibili fossili.

Talking Points

La crisi energetica non riguarda solo il costo dell’energia: può trasformarsi rapidamente in una crisi alimentare. I fertilizzanti azotati, fondamentali per la produttività agricola, sono prodotti principalmente a partire dal gas naturale. Quando i prezzi dell’energia aumentano o la produzione si riduce, anche i fertilizzanti diventano più costosi o meno disponibili, con effetti diretti sulle rese agricole e sui prezzi del cibo. Garantire sistemi energetici stabili e sostenibili è quindi anche una condizione essenziale per la sicurezza alimentare

Fratin sostiene che “Siamo il Paese con lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo fonti di approvvigionamento diversificate, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di gravità sui quantitativi di risorsa gas”: ma se la guerra in medio oriente dovesse protrarsi come farà l’Italia con le scorte? Quali saranno le conseguenze sui prezzi per le imprese e le famiglie?

I recenti sviluppi nell’attacco all’Iran anche da parte degli Stati Uniti, hanno mostrato la totale inaffidabilità di Trump come partner strategico per il nostro Paese. Oltre l’instabilità geopolitica i prezzi di gas e petrolio sono balzati alle stelle, colpendo direttamente i consumatori con conseguenze che saranno molto evidenti nelle prossime settimane

L’Italia ha semplicemente sostituito il gas russo con il GNL USA, invece di puntare sulle rinnovabili: così si continua a rallentare la transizione ecologica possibile.

Nel 2025 l’UE ha speso più per importare fossili (396 miliardi di euro) che per investire in energia pulita, sottraendo risorse preziose alla riconversione ecologica.

Gli Stati Uniti stanno puntando sempre più sui combustibili fossili, diventando un freno alla transizione globale.

I trasporti e il riscaldamento a gas sono i settori più in ritardo, e in Italia pesano fortemente su emissioni e salute pubblica.

Ritardare sulle rinnovabili e sull’elettrificazione del sistema costa caro: inquinamento, aumento spesa sanitaria, perdita di competitività industriale.

Le rinnovabili riducono le spese in bolletta, creano lavoro locale e rafforzano la giustizia sociale, soprattutto nei territori più esposti alla crisi energetica.

Fermare il GNL USA e accelerare su rinnovabili è una scelta climatica, sociale ed economica insieme.

Fermare le importazioni e scegliere le rinnovabili significa anche esprimere dignità e autonomia politica, difendendo la vera sovranità nazionale.

Rinascimento Green